Vai al contenuto

Avere vent’anni: CHRIS IMPELLITTERI – Crunch

25 gennaio 2020

Partiamo da un presupposto inequivocabile ed imprescindibile: Crunch ha uno dei migliori suoni di chitarra ritmica mai registrati in ambito metal. Non scrivo proprio il migliore perché ovviamente dipende da un sacco di fattori (non ultimo il fatto che la gente spesso sente la merda e gli piace pure, quindi andatevene affanculo in anticipo se non siete d’accordo), ma comunque uno dei più fighi che mi sia mai capitato di ascoltare. Grasso, pastoso senza essere impastato, quindi definito, caldo, carico e appunto molto crunch, quando vent’anni fa non esistevano Kemper, Axe Fx, Neural DSP, Helix, plug-in, sailcazzo e per lo più era ancora tutto analogico, al massimo con qualche spruzzata di Pro-Tools per chi poteva permetterselo, ma immagino che Impellitteri non avesse certo tutto ‘sto budget. Quindi, cari amici, il favoloso suono di Crunch è tutto manico, di Impellitteri in primis e poi di chi ha mixato l’album.

Diciamo che, se Yngwie avesse le capacità di produttore di Impellitteri ed Impellitteri avesse le dita di Yngwie, non ce ne sarebbe proprio per nessuno, ma purtroppo il nostro è un mondo difficile e quindi esistono dischi con un suono strepitoso suonati un po’ così e dischi prodotti di merdissima e suonati da Dio (almeno fino ad un certo punto). Se scrivo “suonati un po’ così” non è perché Crunch è brutto, anzi spacca proprio: è una sorta di ibrido tra certo power metal americano e quello europeo (Helloween dell’era Deris su tutti) e riesce a suonare anche piuttosto moderno, non dico proprio attuale, ma sicuramente moderno per vent’anni fa.

 

E allora qual è il problema? Il problema è Chris Impellitteri, o meglio come Chris Impellitteri suona la chitarra. Non è male, capiamoci, quello che fa come ritmico è molto buono, ma quando arrivano gli assoli dei suoi pezzi magari abbasso il volume, o faccio una telefonata veloce, o che cazzo ne so. Gli strumentali poi non li ascolto per niente, tranne la prima volta che ascolto un disco dei suoi, dopo immancabilmente li salto. Perché? Ma perché è fastidioso, non ai livelli di Axel Rudi Pell (quello è inarrivabile e non ho realmente idea di come sia possibile che un parruccone allucinante buono a un cazzo sul suonare la chitarra ci abbia costruito una carriera, boh. Certe cose solo in Germania o in Giappone), in ogni caso non particolarmente piacevole. È raro che io finisca per ascoltare un assolo di Impellitteri carino, e al limite sarebbe giusto quello: carino.

Non che gli manchi la tecnica, è una questione di gusto, di scelta delle note. Peraltro non è che improvvisa niente, scrive tutto quello che suona, il che è, se vogliamo, anche peggio, perché presuppone che scelga proprio di suonare sgradevole, in piena coscienza. Che palle, amici. Anche perché poi è pure simpatico, un tipo aperto e gioviale che non se la tira manco per sbaglio, insomma il contrario del vecchio Yngwie della merda. Però, ecco, uno è comunque Yngwie, l’altro uno che suona la chitarra nonché ottimo produttore. Ci sarà sempre un abisso. Però voi ascoltatelo Crunch eh, che merita tantissimo. (Cesare Carrozzi)

One Comment leave one →
  1. Alberto Massidda permalink
    25 gennaio 2020 15:27

    Texas Nuclear Boogie è una figata umiliante da ascoltare per chiunque suoni la chitarra.
    Slay The Dragon potrebbe stare su Alchemy di Malmsteen e non sfigurare affatto, con la differenza che Boals canta troppo strizzato mentre Rob Rock è un masculo con la voce calda

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: