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Avere vent’anni: HELLOWEEN – Better Than Raw

25 aprile 2018

Cesare Carrozzi: Come scrissi in occasione dei vent’anni di The Time of The Oath, Better Than Raw è il migliore album della mark III degli Helloween e, più in generale, il migliore dell’era Deris. Da lì in poi, e specie con l’uscita di Grapow dal gruppo, le cose sono andate via via peggiorando, e pure senza mai arrivare totalmente all’inascoltabilità (sfiorata comunque con l’ultimo che non mi ricordo manco come cazzo si chiama) gli Helloween attuali non sono sicuramente tutta ‘sta figata. Peraltro sono curioso di vedere cosa combineranno in studio una volta finita questa tournée autocelebrativa con Kai Hansen e Michael Kiske, ovviamente fatta da gente che s’è tirata la merda addosso per più di due decadi e che poi ad un certo punto scopre che è brutto essere poveri (o quasi). Per tornare a Better Than Raw, pezzi come Midnight Sun, oppure Push o Falling Higher o Time sono perle irresistibili e, purtroppo, poi ineguagliate. Ultime in una discografia che per la prima parte rimane comunque inarrivabile, ma che anche in questa seconda porzione ha sfornato bei capolavori. Riscopritelo.

Trainspotting: Questo è il disco del definitivo ritorno degli Helloween. Non che i precedenti Master of the Rings e The Time of the Oath non meritassero, anzi, ma è Better Than Raw l’album che riporta le zucchette di Amburgo alle vette che sono loro più congeniali. Del resto, dopo la devastante tripletta iniziale (Walls of Jericho e i due Keeper), e il successivo incerto periodo di transizione, il giro di boa definitivo fu il rinnovamento della formazione, con l’addio di Kai Hansen, Michael Kiske e Ingo, per motivi notoriamente diversi. La scelta dei rimpiazzi fu coraggiosa, perché i nuovi entrati Grapow, Deris e Kusch riplasmarono completamente gli Helloween sul proprio stile, riuscendo così a rinnovare la band a differenza di quanto – mutatis mutandis – successe con gli Iron Maiden in quello stesso periodo.

E se, lo ripeto, Master of the Rings e The Time of the Oath sono due gran bei dischi, è con Better Than Raw che raggiunsero l’apice. Questo è a mio parere il migliore degli Helloween con Deris alla voce, dunque il migliore in assoluto dopo i primi tre. La loro tipica attitudine scanzonata qui viene presa e rivoltata come un calzino, grazie anche ad una produzione potente e massiccia, e così l’unico episodio realmente cazzone rimane LAVDATE DOMINVM, in maiuscolo, col testo in latino e il ritmo bello zumpettone. Per il resto Better Than Raw introduce il concetto di bordata in faccia nel mondo helloweeniano, fino ad allora fumettoso all’inverosimile. Nello specifico l’apertura Push, la quadratissima Don’t Spit on my Mind (la prima firmata da Grosskopf) e Revelation, la cosa più pesante mai scritta dagli Helloween, che le recensioni dell’epoca accostarono addirittura ai Fear Factory; un paragone azzardato, ma non troppo se contestualizzato ai territori in cui Weikath e soci si erano sempre mossi fino a quel momento. I pezzi migliori sono però quelli più orecchiabili: Handful of Pain, Hey Lord e il singolo I Can; fermo restando che il disco è bellissimo nella sua interezza.

8 commenti leave one →
  1. weareblind permalink
    25 aprile 2018 09:50

    Concordo davvero su tutto, che gran album power.

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  2. Ayrton 2112 permalink
    25 aprile 2018 10:34

    A parte il giudizio sugli ultimi Helloween, che trovo davvero ingeneroso (Gambling e Straight Out Of Hell sono due disconi che non hanno così tanto da invidiare ai primi con Deris), concordo anch’io. Disco molto bello e da riscoprire.

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    • weareblind permalink
      25 aprile 2018 13:26

      Io invece sono concorde. Ascoltati due volte, svaniti nel nulla. Manco il nome dell’album ricordo.

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    • bonzo79 permalink
      26 aprile 2018 09:11

      concordo su quei due dischi, ottimi

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  3. wal65 permalink
    25 aprile 2018 23:08

    Ho sentito solo i primi due o tre comprati all’uscita, poi, causa la fissa del periodo per il death/thrash non li ho piu’ seguiti, però, due palle stà vocina, meglio i Cannibal Corpse visti alcune volte tra il ’93 e il 94, sempre in Germania.

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  4. bonzo79 permalink
    26 aprile 2018 09:16

    disco capolavoro. e a me piace pure più dei primi.
    li ricordo live di spalla agli iron maiden nel ’98. vergini polverizzate

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  5. Lambio permalink
    26 aprile 2018 23:05

    Concordo, strepitoso, il mio preferito insieme a time of the oath e (ammazzatemi) li riascolto piu volentieri anche dei due keeper oggigiorno. L’apice degli Helloween era Deris, che disco enorme, li ricordo ancora al gods of metal 1998, per me il migliore di sempre, avevo 15 anni ed ero felice come un bimbo…

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  6. 27 aprile 2018 16:51

    Eh ma così mi fate sentire vecchio: i primi tre degli Helloween erano sempre stati dischi intoccabili, come i primi sei dei Judas, i primi due dei Venom, i primi sette degli Iron, tutti quelli dei Motorhead, i primi quattro dei Sepultura, etc. Erano quei dischi che hanno fatto il Metal come lo conosciamo e come lo vogliamo.
    Capisco che i giovani siano più legati alle ultime uscite, anche solo per questioni affettive, ma non parlatemi male dei Keeper.

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