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PROFANATICA // DEMONOMANCY @Centrale Rock Pub, 14.11.2019 Erba (CO)

16 novembre 2019

Devo essere estremamente sincero con voi, amici del vero metal: non mi andava manco per il cazzo di andare fino a Erba stasera. Sono stanchissimo, ho sonno arretrato, il concerto inizierà tardi, Erba è a un’ora di macchina e peraltro oggi è pure giovedì e c’è Del Debbio in televisione. Avrei tanto voluto tornare a casa dopo il lavoro, mettermi a cucinare qualcosa con i Gamma Ray di sottofondo, mangiare, guardare Del Debbio e poi andare a riposare il giusto sonno del guerriero. Perché io sono un guerriero del vero metal: non ve l’ho detto, ma sabato scorso sono andato fino a Berlino per vedere lo spoken word di Joey DeMaio. Ormai il Valhalla per me è assicurato. Inoltre non c’è nessuno stasera perché mi hanno tutti bidonato. MA c’è per l’appunto un MA grosso quanto una casa, ed è un concetto molto semplice: suonano i Profanatica a 50 km da casa e se non ci andassi mi sentirei proprio uno stronzo. Io sono cresciuto nel profondo Sud, quando il metal era una cosa esotica di cui leggevi nelle riviste e che non aveva nessun rapporto con la realtà che ti circondava, tipo gli aborigeni australiani o gli apericena scalzi con crostini di quinoa, e ora che vivo nella metallurgicamente prospera capitale morale non andare ai concerti sarebbe proprio uno schiaffo in faccia al me stesso sedicenne. Cioè dai, i Profanatica, non posso non andarci. Quindi faccio un bel respiro profondo, saluto il cagnolino e mi infilo in macchina.

Il viaggio, ovviamente, va malissimo. Non è che poteva andare tutto liscio: questa è una serata per veri manowar, in cui bisogna lottare e soffrire per poter infine raggiungere l’agognato pomo del metallo bestemmione. Pioggia battente a vento, traffico, incidenti, lavori in corso, eccetera. Io già non sto benissimo di mio, sospetto di avere un principio di influenza, e il tragitto così mi spezza gambe e mente. Devo proprio stare concentratissimo per vedere che sta succedendo per la strada. Fuori c’è un tempo da lupi, a un certo punto arriva la nebbia e quando esco sulla provinciale il livello di difficoltà si alza esponenzialmente. Non ci sono neanche le mignotte in giro, tranne una, poverina, dalle parti di Bellagio (che non casualmente fa rima con disagio), che quando le passo davanti mi guarda speranzosa, anelando un caldo rifugio sotto il tettuccio della mia macchina, che d’accordo che fa freddo pure in Moldavia, ma l’umidità brianzola di questa sera triste e piovosa fa più paura del suo protettore quando fa Guglielmo Tell con le bottiglie rotte – anche perché, avrà pensato, mignotta sì, ma l’artrite a 25 anni sinceramente vorrei risparmiarmela.

I Demonomancy, raffinati stilnovisti

Riesco finalmente ad arrivare non si sa come nella stradina tra campagna e periferia che porta al Centrale Rock Pub, parcheggio e scendo in una discesa che porta in una specie di vicolo a L. Sento qualcuno che suona al di là di un muro, è una roba tipo rockettino da assemblea d’istituto, e penso: i Demonomancy di sicuro non sono, quindi magari loro hanno finito e avranno messo sta musichina del cazzo per il cambio palco. Entro ed è una sala prove. Il Centrale è dietro l’angolo della suddetta L, a 30 metri.

Quando finalmente entro nel posto giusto mi sento come se mi fossi scolato un litro di whisky sotto antibiotici. Mi scende l’adrenalina dopo quell’ora di viaggio della speranza e mi rendo conto che non sono in grado di tenere alcun tipo di rapporto sociale. Mi manca Ciccio in questi momenti, perché quando andavamo insieme ai concerti in condizioni pietose ci sorreggevamo e, quantomeno, se qualcuno ci si avvicinava per intrattenere una discussione, tra due persone a metà servizio riuscivamo a farne una intera. Invece ora sono solo, come Kim Jong-Il in Team America. I romani Demonomancy sono già sul palco, e faccio giusto in tempo a sentire un paio di pezzi. Mi dispiace essermi perso tutto il resto della loro esibizione, perché su disco spaccano davvero: black-death analfabeta, rutti, bestemmie ed invocazioni al capro: quello che ora viene chiamato war metal, con tutti i clichè della cosa. In realtà dal vivo suonano più educati che su disco, ma davvero non sono nelle condizioni fisiche per dire fidatevi di me. Consiglio però i loro due album, specie il secondo Poisoned Atonement: per questo invece sì, vi potete fidare.

Il Centrale Rock Pub comunque è un bel posticino per vedere i concerti: piccolo ma non piccolissimo, con tavoli, sedie, bagni decenti e pure una saletta giochi col calciobalilla e Guitar Hero. Sono perfettamente a mio agio, nonostante la sensazione di essere stato preso a pugni in faccia: durante il cambio palco a un certo punto parte pure Canadian Metal, e capisco di essere nel posto giusto.

L’intervallo tra i due gruppi va un po’ per le lunghe, e quando finalmente i nostri eroi salgono sul palco il fomento è a mille. Non c’è molta gente, saremo circa una cinquantina, forse meno, ma essere venuti fino a qui in questa notte buia e tempestosa e infrasettimanale vale un bel po’ di punti-Valhalla per ognuno di noi. Dei Profanatica ha già parlato con estrema precisione Ciccio, quindi non mi dilungherò. Dico solo che appena iniziano perdo istantaneamente tutti i titoli di studio superiori e inferiori e rimango col solo certificato di frequenza dell’asilo. Devo aggiornare il curriculum. I Profanatica sono tutto ciò che vorresti dal metal estremo ma non hai mai osato chiedere perché ti vergognavi come un ladro che si è fatto la cacca addosso mentre veniva scoperto a rubare dalle offerte per l’ospedale pediatrico degli orfanelli. Alle medie avevo un compagno di classe (che qui chiameremo Ciro) la cui famiglia, suppongo legata a doppio filo al fantastico mondo della camorra, era venuta da Napoli. Per farvi capire, un napoletano che si trasferisce a Brindisi è una cosa talmente strana da puzzare lontano un miglio almeno quanto il suddetto ladro incontinente. Questo a casa non aveva né telefono né televisione, e non si capiva che lavoro facesse il padre: non era disoccupato, lavorava, ma non si capiva che lavoro facesse. Ciro a 15 anni ripeteva ancora la prima media: non solo non sapeva praticamente leggere, ma parlava solo napoletano e quindi non riusciva a interagire con noialtri, che ovviamente non ci capivamo una mazza. Quando fu bocciato per la quarta volta si ritirò da scuola e persi le sue tracce: al 99% è finito a ingrossare le fila dei soldati della Nuova Camorra Organizzata e ora sarà in carcere con la moglie fuori che lo aspetta insieme ai suoi nove figli. Oppure, molto più probabilmente, è morto con un paio di colpi a bruciapelo alla nuca. Ecco, rispetto ai Profanatica Ciro è un novello Gabriele D’Annunzio, un altero e debosciato dandy con la passione bruciante per la poesia decadente e la mollezza aristocratica. Questi invece stanno sul palco fermi inchiodati con lo sguardo stolido a vomitare i riff più ignoranti e zarri mai creati, con Paul Ledney alla batteria che fa TATATATATATATATA e grida cose in un microfono riverberatissimo che nella mia testa già confusa suona come un richiamo d’amore del Caprone. È tutto meraviglioso, e mentre sono lì con la bocca aperta come uno scemo a sentire alcune tra le bestemmie più elaborate che mente umana abbia mai concepito mi rendo conto che ho fatto davvero bene a venire, perché questo è esattamente il modo giusto per godersi i Profanatica. Ad Erba, paesino in culo ai lupi noto per solo UNA cosa che non vale neanche la pena ripetere, dopo un viaggio del genere, con la testa che mi gira, l’acidità di stomaco e le ginocchia che fanno giacomo-giacomo, con la prospettiva un ritorno a casa che si preannuncia da paura e domani devo pure stare a lavoro alle 9. Non è la stessa cosa che andare a Berlino-cuore-d’Europa solo per vedere Joey DeMaio che parla della storia dei Manowar per due ore e mezza a cinque metri da te, ma è comunque un’ottima storia da raccontare ai nipotini.

Dopo una quarantina di minuti scarsa finisce tutto. Che è successo? Boh. Forse sono stanchi, mi dicono. Io invece sto una crema, mannaggia, e mò devo pure ritornare a Milano. Mi dispiace andar via prima del tempo, perché non so quando e se mi ricapiterà di vedere i Profanatica dal vivo. Cercate di non perderveli neanche voi, anche se ormai i liquidi corporei non sono più parte integrante del loro spettacolo, ma direi che forse è pure meglio così. (barg)

Anche senza l’occhiale, sono sempre loro i più war metal di tutti

2 commenti leave one →
  1. Mirko permalink
    16 novembre 2019 20:07

    Ad Erba la cosa più famosa è senza dubbio alcuno RADIO MARIA

    Piace a 1 persona

  2. Cattivone permalink
    17 novembre 2019 10:34

    A proposito di mignotte e rime con posti esotici, quando abitavo in provincia di Milano mi capitava spesso di passare da un ameno paesino chiamato ROGOROTTO. E c’era questa mignotta che incurante delle intemperie e dei giorni festivi stava sempre sotto il cartello che decretava l’ingresso al paese, e non era difficile immaginare che, oltre a “Rogo”, di “rotto” là ci fosse anche qualcos’altro.

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