Vai al contenuto

Avere vent’anni: GAMMA RAY – Power Plant

27 marzo 2019

Trainspotting: Power Plant è il disco priestiano dei Gamma Ray. Sarebbe sbagliato, come spesso è stato fatto, accostarlo a Somewhere Out in Space e rubricarlo come un suo clone: a parte alcuni elementi peraltro abbastanza contingenti come l’estetica fantascientifico-egittologica (?) o l’apertura Anywhere in the Galaxy che funge scopertamente da trait-d’union con l’album precedente, Power Plant si pone su tutt’altro piano rispetto a quanto avevano fatto nel recente passato i Gamma Ray. Si potrebbe dire che stia a Somewhere Out in Space come quest’ultimo stava a Insanity and Genius, grossomodo, e non ci si sbaglierebbe troppo.

Non è neanche un disco uscito particolarmente bene, a mio parere; quantomeno non è un disco che io abbia mai amato troppo. Carina Anywhere in the Galaxy, pur con le sue melodie scontate che cercano di ricalcare quanto fatto due anni prima; molto bella Send Me a Sign, pur essendo l’ennesima riproposizione di I Want Out della discografia di Kai Hansen (e non sarebbe stata l’ultima); divertente Heavy Metal Universe, una manowarata da pugno in aria & birra in mano; e sì, un paio d’altre si lasciano apprezzare. Ma l’impostazione priestiana risulta forzata, e trovo che non si adatti perfettamente all’approccio dei Nostri: andrà meglio col successivo No World Order!, disco non perfetto ma che comunque vanterà un numero maggiore di canzoncine da canticchiare sotto la doccia, e ancora più riuscito sarà il sottovalutatissimo Majestic del 2005, una specie di colpo di coda dell’azzimato maestro. Power Plant rimane un disco banalmente minore; un intoppo fisiologico per un gruppo arrivato alla sesta prova in studio (escludendo peraltro i primi tre Helloween), con dei momenti noiosi ma mai particolarmente bui; ovviamente se non si considera l’incomprensibile cover dei Pet Shop Boys di cui davvero nessuno sentiva il bisogno, né vent’anni fa né tantomeno adesso.

Cesare Carrozzi: Il canto del cigno dei Raggio Gamma: dopo questo, il nulla o quasi. Pensate, Kai Hansen e sodali sono vent’anni esatti che tirano a campare alla bell’e meglio: vent’anni, amici, di dischi sempre meno ispirati, sempre più loffi. Già il fatto stesso che siano riusciti a sfangarla per tutto questo tempo campando di rendita dovrebbe darvi l’idea di quanto e come Power Plant, Somewhere Out in Space e Land of the Free siano stati fondamentali per tutta una generazione di ascoltatori. Toh, ci butto dentro pure l’affezione del pubblico per il passato helloweeniano di Kai Hansen, indimenticabile per ovvie ragioni, ma rimane che quei tre album siano il fulcro della discografia dei Gamma Ray, un fenomenale trittico che ha fatto la fortuna del gruppo e che è rimasto irraggiungibile, peraltro simbolo di un’epoca d’oro, tra la metà e la fine degli anni Novanta, in cui il power metal ha dato il meglio possibile, e che per quanto mi riguarda si chiude poco più in là con A Night at the Opera dei Blind Guardian, datato duemiladue.

Power Plant non è ovviamente al livello dei due precedenti, ma considerato che i due precedenti sono quello che sono è comprensibilissimo un certo calo qualitativo, ed anzi risulta stupefacente come l’ispirazione del folletto (ancora non) parruccato da Amburgo abbia tenuto botta fino a quel punto. Pur pagando un forte tributo a Somewhere Out in Space, a partire dal titolo dell’iniziale Anywhere in the Galaxy, che fa un po’ il verso a Beyond the Black Hole e a tutto il tema “spaziale” del disco precedente, Power Plant è un album fantastico, che peraltro consta di una delle canzoni più belle mai composta dai Gamma Ray, quella Razorblade Sigh che vent’anni fa penso d’aver ascoltato una miliardata di volte, se non più. Semplice e diretta, con un Kai Hansen in formissima anche dietro al microfono, cari lettori Razorblade Sigh è una canzone spettacolare. Anche il resto del disco è composto da pezzi fantastici, prodotti meglio e a volte anche più ricercati negli arrangiamenti rispetto ai due capolavori di qualche anno prima: per dire, la conclusiva Armageddon, classico pezzo strutturato di circa nove minuti di durata posto in chiusura di disco come da buona tradizione dei gruppi power metal, tra stacchetti operistici, cambi di tempo e armonie di chitarre, rimanda più a qualcosa da Heading for Tomorrow, magari indurito nei suoni e più veloce, che non a, boh?, Land of the Free.

Purtroppo anche qui è presente la ballatona di merda col piano, Hand of Fate, però ci sono anche le varie Strangers in the Night, Gardens of the Sinner, Heavy Metal Universe (praticamente un tributo ai Manowar) e blablabla. Forse l’unica canzone brutta è Short as Hell, che comunque non arriva a quattro minuti e tutto sommato mantiene la promessa del titolo, quindi poco male. Il rifacimento di It’s a Sin dei Pet Shop Boys non è nulla di speciale ma tutto sommato è passabile, dai. Conclusione: tenetevi stretto questo disco, perché è l’ultimo che vale veramente la pena di possedere tra quelli con stampato il logo dei Gamma Ray in copertina. Tutto quello che verrà dopo, se lo avete, è giusto collezionismo.

4 commenti leave one →
  1. Arkady permalink
    27 marzo 2019 09:04

    Ma appena io trovo che la migliore sia Wings of Destiny?

    Mi piace

  2. vito permalink
    27 marzo 2019 09:43

    siii cazzo caricatene a quintalate dei Gamma !

    Mi piace

  3. Ste84 permalink
    27 marzo 2019 09:51

    Questo album segna il mio metal-battesimo e non posso non volergli bene. Ma tanto gliene voglio.
    Concedetemi un momento amarcord, tipo quando un padre racconta al proprio figliolo di come ha conosciuto la mamma e ancora si emoziona: era il primo anno di liceo e nella mia classe si aggirava uno strano tizio con capelli lunghi e magliette ancora più strane. Dopo alcuni mesi si fa amicizia e si inizia a uscire assieme al sabato sera, scopro così che quelle indossate dal tizio sono maglie raffiguranti copertine di dischi heavy metal. Da amante di film horror, alcune di queste mi avevano già attirato in passato mentre con le dita sfogliavo cd nei negozi di musica e mi soffermavo sempre a guardare le copertine degli Iron Maiden. Avrei sempre voluto provare a comprare un loro album solo per le copertine ma erano così tanti che non sapevo da quale partire e ho sempre rinunciato.
    Si avvicina l’estate e nella mia classe c’è del fermento, le truzzate dei primi mesi vengono pian piano messe da parte e sottobanco iniziano a girare cassette pirata dei Green Day e dei Pennywise, ascolto qualcosa ma non mi dice nulla, non sono abituato a quel tiro e quelle velocità. Poi la svolta, si inizia a considerare l’idea di formare un gruppo, nessuno sa suonare alcuno strumento (tranne me che ero pianista) ma l’idea ci esalta, anche solo per spirito di cameratismo: formeremo un gruppo metal! Già però, chi aveva mai ascoltato metal prima?? Ecco che le magliette del mio nuovo amico mi vengono in aiuto, in una settimana di scuola mi sarei annotato tutte quelle da lui indossate e avrei comprato i relativi dischi, poi sarei stato pronto a tutto.
    Così feci, arrivò il sabato ed entrai nel negozio. Sul bigliettino avevo scritto 3 album presi dalle “t-shirts della settimana”: The Number Of The Beast, Fear Of The Dark e Power Plant. Da lì iniziò tutto. Sono passati 20 anni esatti da quei giorni in cui ci sentivamo pionieri di qualcosa di diverso, gli amici di allora sono rimasti gli stessi di oggi (in parte proprio grazie alla musica) così come il metallo, che scandisce con inossidabile passione la mia vita di oggi come quella di allora.
    E quindi non mi resta che alzare il boccale e dire… GRAZIE.

    Piace a 6 people

  4. El Baluba permalink
    27 marzo 2019 14:34

    sono sicuro di aver visto la data dei Gamma Ray del tour di questo disco, ma pur avendo amato alla follia il precedente, questo non credo di averlo mai ascoltato…è vero che stavo in piena esplosione Black, ed il power ormai ne ascoltavo veramente poco, ma vista la recensione del carrozzi, se ho un tempo nei prossimi giorni una passata al disco ce la voglio dare.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: