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Avere vent’anni: ‘Somewhere Out in Space’ o la dichiarazione d’orgoglio del power metal

6 settembre 2017

Per capire quanto enorme sia Somewhere Out in Space si potrebbe iniziare già dai suoi primi otto secondi. Quello che è unanimemente considerato uno dei (dieci? cinque? tre?) dischi power metal più belli e rappresentativi dell’intero genere, inizia con un basso slappato. Così, in apertura, manco fossero i Primus. E la canzone in questione, Beyond the Black Hole, è uno dei più grandi inni power metal di sempre, qualcosa che riuscirebbe a convertire in questione persino il più arido e insensibile detrattore del genere preferito dai mangiatori di salsicce. E se un colpo di testa simile sarebbe molto più socialmente accettabile oggi, di sicuro non lo era nel 1997, quando la comunità metallara era praticamente militarizzata in una guerra intestina contro il nu metal o più in generale contro qualsiasi cosa non riconoscesse i Judas Priest come nume tutelare.

La definizione stessa di power metal”, ha detto Piero nell’altra recensione. È un’espressione non perfettamente veritiera, perché il quinto disco dei Gamma Ray è troppo particolare per essere elevato a canone puro e semplice. Ma è comunque un’espressione sufficientemente potente per descrivere quanto quest’album fu rappresentativo, a tal punto da travalicare gli angusti confini del genere per conquistare anche chi del power era poco più che un ascoltatore distratto. Quando iniziarono a uscire vagonate di gruppi identici, tutti in doppia cassa e cantato in falsetto, il power perse rapidamente credibilità, ma rimase comunque nettissima la linea di demarcazione che divideva quella pletora di cloni da Somewhere Out in Space e pochissimi altri album. In questo senso va interpretata la frase di Piero, dunque, e non nel senso di grado zero del power metal – definizione che tutt’al più si addice al precedente Land of the Freeo al limite, si parva licet componere magnis, a molti dei loro successivi, a cominciare da Powerplant. Nel disco in esame, invece, i Gamma Ray si prendono molte licenze, e proprio l’attacco in slappato ne dà un assaggio. Ad esempio The Winged Horse, composta da Henjo Richter, che per qualche motivo ha un sapore vagamente prog; o la bellissima suite Rising Star/Shine On, impensabile da trovare su un disco dei primi Helloween; o ancora The Landing, niente di più che un intermezzo, ma incredibilmente coraggiosa nell’eliminare le chitarre elettriche (che all’epoca erano considerate un vero e proprio discrimine per valutare la dignità di una musica) per usare solo bassi distorti.

A parte queste considerazioni tecniche, rimangono poi le canzoni. L’apertura pompatissima con Beyond the Black Hole già basterebbe da sola, ma il livello rimane altissimo grazie alle varie Man, Martians & Machines, Valley of the Kings o Shine On. Senza voler per forza citare Watcher in the Sky, specie di marchetta per il progetto parallelo Iron Savior, fuori da pochissimo tempo. Non so se questo sia il disco migliore dei Gamma Ray, anche se se la gioca con Heading for Tomorrow e un paio d’altri. Ma di sicuro – e uso questa parola per la terza volta di fila – è il più rappresentativo: non solo di un genere che in quel periodo stava esprimendosi al meglio, ma anche della poetica di Kai Hansen, uno che, a conti fatti, è responsabile della nascita, crescita e maturazione del power metal. Ecco: più che la definizione stessa del power metal, è la dimostrazione di quanto esso avesse davvero da esprimere, al di là dei rigidi confini stilistici in cui si era andato abbastanza presto a incastrare. Somewhere Out in Space è la rivendicazione d’orgoglio del power metal. E ora penso che non sia rimasto molto altro da dire su un album che, alla fine, va semplicemente ascoltato senza troppi ragionamenti. (barg)

18 commenti leave one →
  1. Matteo permalink
    6 settembre 2017 13:43

    C’è una cosa che proprio mi garberebbe sapere: la tua top ten di dischi power metal…

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    • 6 settembre 2017 18:25

      eh, ci ho iniziato a pensare e sono subito entrato in crisi. direi di sicuro i due keeper, poi dei gamma ray quantomeno questo oppure heading for tomorrow, dei blind guardian dovrei violentarmi per metterne meno di tre ma direi imaginations, tales e somewhere, dopodiché i restanti penso cambierebbero ogni giorno…

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  2. Arkady permalink
    7 settembre 2017 08:55

    Comunque a rileggere queste recensioni, oltre ad essermi tornata tanta volgia di power metal di fine anni 90, mi son ricordato che tempi magnifici erano quelli. Se eri un ragazzino appena entrato in questo fantastico mondo i festival dell’epoca erano un sogno. Mi ricordo il primo concerto della mia vita: il GOM del 1998!!!! mi facevo in vena di power metal e in scaletta mi son trovato LABYRINTH, GAMMA RAY, BLIND GUARDIAN, HELLOWEEN, ICED EARTH, STRATOVARIUS… poi vabbè pure i pantera ed i black sabbath. Che roba…che tempi

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    • El Greco permalink
      8 settembre 2017 11:22

      la prima volta dei sabbath con ozzy non si scorda mai

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      • Arkady permalink
        8 settembre 2017 11:43

        e pure l’ultima dei Pantera in italia

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    • rain chaos permalink
      23 settembre 2017 00:04

      Primo concerto anche mio!!!!!!!! Avevo 16 anni…lo ricordo come fosse ieri…il miglior concerto di sempre!!!!!!

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  3. 7 settembre 2017 14:59

    Potrebbe essere una lista così? In ordine sparso:
    Keepers 1
    Somewhere Out In Space
    Nightfall In Middle-Earth
    Visions
    Legendary Tales
    Angels Cry
    Iron Savior
    Days Of Purgatory
    Glory To The Brave
    (uno a scelta del singolo; io ci metto “Lady Of The Lore” dei Desdemona).

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    • 7 settembre 2017 16:48

      ci sta tutta, tranne gli hammerfall che li inserirei più nell’heavy classico tout-court. ovviamente il turillone non può mancare.

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      • 8 settembre 2017 14:58

        Cosa metteresti al suo posto? “Return To Heaven Denied”?

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      • 9 settembre 2017 13:10

        tra i primi dieci forse no, il primo che mi viene in mente al momento forse è ‘the sacred talisman’ dei nocturnal rites.

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      • Piero Tola permalink
        12 settembre 2017 11:19

        @Orgio, io Return to… ce lo metterei senza manco pensarci due volte. Discone bomba, altroche’

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      • 13 settembre 2017 01:57

        E cosa toglieresti degli altri? O intendi come decimo?

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      • 14 settembre 2017 09:40

        l’ho semplicemente buttata lì in realtà, non sono proprio bravo a scegliere ‘i dieci dischi migliori’ e roba del genere…

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  4. weareblind permalink
    7 settembre 2017 21:29

    Che bello leggervi, non mi piace nulla di tutto quello che avete proposto. Che grande galassia che siamo.

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    • Arkady permalink
      8 settembre 2017 09:36

      Non ci credo che non ti piace “Somewhere Out in Space”. Questo disco è la lasagna del metal: piace a tutti.

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  5. Crisuommolo permalink
    8 settembre 2017 14:23

    Io aggiungerei “Unification” degli Iron Savior, secondo me il loro migliore. E poi c’è un pezzo degli Excelsis come bonus track…!

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