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The most unholy band in the world – le meravigliose avventure dei PROFANATICA

14 dicembre 2010

What do you think of love? “I don’t know, I love sodomy. I love ass! Ass is my main perversion. Sodomy is illegal and it’s definetely the best part of a woman. There’s no question about it! There should be no such thing as pussy! They smell and they’re only to pee out of. Ass is the real deal! I love ass!!”


Are you into oral-anal sex? “YES!! I definetely eat ass. I eat shit and ass!!” (Paul Ledney dei Profanatica illustra alla stampa specializzata il suo idilliaco rapporto con il gentil sesso)


Uno dei motivi principali per i quali la gente non sa cosa si perde a non essere metallari è quell’allucinante campionario di casi umani che è la scena black metal. Chi di noi non ha mai deliziato amici e conoscenti con spassosissimi aneddoti quali la versione di Varg Vikernes dell’omicidio di Euronymous, quel “piccolo topo comunista” (Grishnack dixit) che aveva comprato una macchina per l’elettroshock che voleva utilizzare contro di lui per ucciderlo, e il Conte allora ne aveva anticipato le mosse accoltellandolo alla testa mentre Snorre Blackthorn faceva da palo e quindi il tutto si è configurato come un evidente caso di legittima difesa e… Ci puoi intrattenere un’intera tavolata per ore con storie del genere. Un conto, però, e quando si parla di Varg Vikernes ed Euronymous (saranno pure stati dei sociopatici che in una scuola media del Sud Italia non sarebbero sopravvissuti per più di due giorni ma ci hanno – ed è quel che conta – lasciato dischi immensi che non smetteremo mai di adorare), un altro è se si ha a che fare con band che musicalmente hanno pure il loro valore ma fanno parlare di sé soprattutto per le vette stratosferiche di disagio mentale che i loro componenti riescono a raggiungere. Prendete i Profanatica, da New York, patria indiscussa del black più puro e incontaminato. Sono un nome muy necroculto (il perché, francamente, non si è mai capito del tutto) dell’underground dei primi anni ’90; godono, a modo loro, di considerazione e rispetto. Ma ogni volta che ho a che fare con loro, per quanto musicalmente non li disprezzi affatto, non posso che concentrarmi sulle imbarazzanti photo session, sulle zozzerie sado-gay delle quali si rendevano protagonisti on stage, sulle liriche porno-copro-blasfeme – scritte con l’attitudine del ragazzino che ha appena imparato le sue prime bestemmie e inizia a ripeterle compulsivamente per divertirsi a far incazzare il cuginetto neocatecumenale – tali che al confronto i Belphegor sono Ani Di Franco. E poi c’è quella sagoma del carismatico batterista/cantante Paul Ledney. Questo inqualificabile soggetto inizia la sua carriera negli ultimi eighties pestando pelli per i Connectitut Cocksuckers di quella personcina ammodo di G.G.Allin, esperienza che, comprensibilmente, lo traumatizzerà a vita. Nell’89 Allin finisce in gattabuia per stupro, sicuramente a causa di un complotto delle toghe comuniste. Paul, privo del suo mentore, dal quale ha appreso le gioie dello spargimento di liquidi organici on stage e, probabilmente, anche della sodomia passiva, non si dà per vinto, ed ecco che lo ritroviamo subito dopo nella prima incarnazione degli Incantation insieme agli altri due membri fondatori dei Profanatica, Brett Mackowski e il fu Aragon Amori. Sicché i tre cercarono di convincere John McEntee a truccarsi da panda e suonare con i gioielli di famiglia di fuori. McEntee, giustamente, li mandò tutti a fare in culo e da allora ha continuato imperterrito a far uscire dischi della madonna. Ai Profanatica andrà meno bene.

La copertina del disco nuovo. Il file originale era 666x666. No, dico sul serio.

Dopo tre demo e un ep beccano un contratto con Osmose, ma ne viene fuori solo uno split (quello sì veramente necroculto) con i colombiani Masacre. Nel frattempo Paul, pur di farsi notare, inizia a sfanculare i norvegesi, suscitando l’ira del Conte (dovuta, spiegherà in una delirante intervista, a nient’altro che invidia; del resto vuoi mettere Filosofem con Sodomy Of Sacred Assholes ?). La band manifesta le proprie divergenze nei confronti della dottrina cristiana con indimenticabili concerti durante i quali cacano sulla bibbia, si infilano croci nel culo, gettano vermi sul vangelo e altre piacevolezze consimili. Esisterebbe anche un video dove il bassista eiacula sulle sacre scritture e Paul lecca via il risultato dell’esecrando atto. Certo, G.G. Allin avrebbe approvato, se solo non fosse nel frattempo morto di overdose, ma la conseguenza è che inizia a girar voce che siano ‘nu poco ricchioni. Dato che essere considerati gay non è grim (in verità non lo è trombare in generale), nelle interviste successive Paul reagirà affermando che i Profanatica sono “la band che ha beccato più fica di tutti gli Stati Uniti”. Eh sì, come no. Segue un altro split con i fondamentali Impiety, dalla copertina talmente orrenda che se la vede Charles ci fa una puntata di Fartwork a parte, ma al full-lenght non ci arrivano mai. La loro ultima testimonianza sarà, per il momento, un rarissimo singolo del 2002 intitolato simpaticamente Broken Jew. Poi, qualche anno dopo, Paul decide che era diventato troppo noioso passare le giornate ad aspettare l’assegno di disoccupazione davanti a youporn e riforma la sedicente “most unholy band of the world” (me cojoni). Finalmente escono due full-lenght, l’ultimo dei quali risalente a pochi mesi fa: Disgusting Blasphemies Against God (Hells Headbangers Records), del quale potete ammirare la soave e ricercata copertina qua sopra. I riferimenti sono sempre quelli. Primi Bathory, Hellhammer, Beherit, anche la scena greca. E la produzione, ovviamente, è un troiaio, con il basso, strumento – come è noto – fondamentale nel black metal, che rimbomba a volumi wagneriani (vedasi l’amena opener Black Cum) senza nessun motivo plausibile. Il disco, però, funziona eccome, soprattutto nei momenti più oscuri e rallentati, dove il feeling e l’atmosfera sono quelli giusti. Black primordiale, tetro e mostruosamente ignorante. Ad ogni modo, durante l’ascolto non posso non pensare a Paul che, ormai quasi quarantenne, accasciato sul divano bisunto del suo fetido monolocale di South Bronx, ingurgita un cheeseburger transgenico e approfitta dell’intervallo del Super Bowl per scrivere i testi di Angel With Cock e Disease Infested Cunts Of Dead Nuns.  La gente non sa cosa si perde… (Ciccio Russo)

10 commenti leave one →
  1. SaturnMask permalink
    14 dicembre 2010 11:48

    mmm sesso sfrenato, complotti comunisti, dire boiate nelle interviste e chi più ne ha più ne metta…mi ricorda qualcosa… non è che sono seguaci di un certo big jim con un piede nella fossa? Mah, mistero della fede!!!

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  2. sergente kabukiman permalink
    14 dicembre 2010 13:19

    porca puttana invece di dedicare 20 speciali a mike patton continuate con questa roba!!troppo forte!!a proposito,la puntata speciale di fartwork dedicata alla copertina di questi allegri rottinculo la vogliamo davvero..ma poi,sono davvero ricchioni o no?illuminatemi perchè di black(a eccezione di venom,destroyer 666 e imp.naz)non ci capisco molto

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  3. Schubert permalink
    14 dicembre 2010 20:50

    Almeno questi qui si divertono e divertono. Almeno si fanno i panini alla merda ed evitano di fare dischi con sopra foto di alberi (non mi riferisco a Burzum, lui è bravo) ed esibizioni dal vivo con i musicisti che suonano a testa bassa neanche si vergognassero di esistere.

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  4. funambolo permalink
    14 dicembre 2010 21:17

    In effetti trombare non è per niente grim ahahahha

    Comunque aspettero con ansia la prossima puntata di The most unholy band in the world

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  5. gorneman permalink
    15 dicembre 2010 20:58

    La copertina dello split è fantastica: i tre vestiti da suora sono loro? La versione black metal delle Sorelle Bandiera!

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  6. MasterPaskua permalink
    21 dicembre 2010 18:04

    Ma Ciccio qui siamo dalle parti dei Sadistik Exekution! Geni per cui vale veramente la pena essere metallari!

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