Death metal psichedelico all’italiana: l’omonimo dei DEVOID OF THOUGHT
Di come venni a conoscenza e cominciai a seguire i Devoid of Thought per vie traverse scrissi tempo fa, in occasione dell’uscita di Outer World Graves, esordio sulla lunga distanza dopo una serie di split, Ep e singoli. Nel frattempo nel 2025 c’è stato anche Necrotic Surface Discarded, una raccolta di vecchi pezzi abbastanza eterogenei che segnò anche il passaggio da Everlasting Spew a Unorthodox Emanations, divisione dell’Avantgarde che si occupa di death metal. E infatti l’album scavava ancora più a fondo nel marciume, tanto che lo girai al buon Piero Tola, che con queste sonorità ci va a nozze e apprezzò molto, fornendomi una sorta di bollino di garanzia di qualità. Ebbene, il gruppo di Busto Arsizio il mese scorso ha pubblicato il nuovo album omonimo accompagnandolo con un concerto a inizio maggio al Circolo Gagarin della loro ridente cittadina natale che, purtroppo, ci siamo persi.

Si può dire che Devoid of Thought inizi, con la prima traccia Panspermic Bio-Dome, esattamente da dove la formazione bustocca (così si chiamano i cittadini di Busto Arsizio) ci aveva lasciati, ovvero con un death metal lento e denso ispirato ai vecchi maestri americani, Morbid Angel, Incantation e Immolation su tutti. Soltanto che questa volta vengono aggiunti diversi strati, tra cui quelle atmosfere da orrore cosmico che forse li avvicinano anche ad altri nomi che sono diventati mostri sacri più recenti, come i Blood Incantation. Ma anche una certa psichedelia allucinata, a partire dalla copertina acida, che invece richiama qualche altro nome italiano più giovane, come gli Ad Nauseam e i Bedsore, e che mi fa pensare a una scena nostrana che – anche se forse è ancora troppo presto – non è così azzardato ricollegare alla lontana al cosiddetto italian dark sound.
Insomma, i Devoid of Thought arrivano al loro secondo album compiuto (terzo se si considera anche il periodo in cui si chiamavano Warstorm) dimostrando una crescita enorme e costante e una maturità non indifferente nel dosare atmosfere, suoni, tecnica e struttura, forse addirittura impensabile se si riascolta il primissimo Goatspel pubblicato quando appunto neanche si chiamavano così. Ora rimane solo da vederli dal vivo. (Edoardo)
