Quando tornano i titani: riflessioni sui nuovi album di IMMOLATION e MONSTROSITY

A poche settimane di distanza sono tornati gli Immolation e i Monstrosity, due gruppi che hanno fatto la storia del death metal, ciascuno in modo diverso, con le proprie idee, precise e ancora riconoscibili fin da quando erano giovani, loro come il genere stesso. Quando escono dischi di artisti che sono stati e che restano tutt’oggi così fondamentali, viene da chiedersi quale sia la loro collocazione oggi, quando i loro classici esistono già, quando il loro peso storico è consolidato e quando nessuno, onestamente, può chiedere al presente di ricostruire il 1991 o il 1992.

Immolation e Monstrosity non sono mai stati gruppi introduttivi al death metal, difficilmente rappresentano il primo ascolto di chi si accosta al genere, perché ne sono sempre stati autori complessi e autorevoli, che quasi tutti scoprono e apprezzano dopo qualche tempo. D’altro canto, non sembra nemmeno che vogliano rivolgersi solo agli ascoltatori veterani, portatori di una memoria storica del death metal, perché non hanno nulla di particolarmente nostalgico o passatista. Piuttosto, questi dischi affermano che il death metal è una musica attuale e in continua evoluzione, senza bisogno di riproporre o a far rivivere un passato che ciascuno avrà vissuto o studiato a proprio modo.

Ci sono ovvie differenze fra Immolation e Monstrosity, perché il loro contributo al death metal proviene da due tipi di immaginazione distinti, che dipendono dalla loro evoluzione. Gli Immolation, fin dagli inizi, sono stati una grandissima personalità del death metal americano: le loro composizioni, basate sui riff di Robert Vigna, hanno reso il death metal più epico, inquieto, buio, sottilmente dissonante e lo hanno portato avanti senza mai perdere quell’impatto che li ha resi leggendari; hanno creato uno stile pienamente death, ma anche personalissimo e questa è una delle ragioni per sono un punto di riferimento per tutto il genere.

I Monstrosity hanno sempre mostrato uno stile aggressivo, tecnicamente controllato, capace di sconfinare con disinvoltura nel brutal e nel doom, con una peculiarità interessante: in alcuni frangenti emerge ancora una memoria thrash metal ancora individuabile, una base che proviene direttamente dalla storia del genere e che li ha resi maggiormente ibridi nelle loro scelte sia armoniche che ritmiche, rappresentando il loro punto di forza per la dinamica e la capacità di inventare. Se poi si guarda agli album appena usciti, la differenza emerge ancora meglio. Gli Immolation sono uno dei pochi gruppi estremi che abbiano saputo mantenere una continuità solidissima con la propria storia, senza trasformarla in immobilità. Hanno proseguito con il loro stile, ma senza ripetersi troppo: lo hanno portato avanti aggiungendo ogni volta variazioni fantasiose, deviazioni coerenti, nuove torsioni dentro una lingua che è sempre rimasta soltanto loro. In questo stanno accanto ai Cannibal Corpse e a pochissimi altri: band che non hanno avuto bisogno di reinventarsi rumorosamente, perché il loro vero movimento è stato un approfondimento costante, un lavoro interno, una crescita per densità e precisione. Anche il loro nuovo Descent prosegue in questa direzione, rilanciando gli Immolation come gruppo attivissimo, pienamente coerente con sé stesso e affermandosi già come uno dei momenti più alti della loro storia recente.

I Monstrosity hanno avuto un percorso più discontinuo e questo si sente ancora oggi. Screams From Beneath the Surface ribadisce quel loro stile volutamente ibrido, in cui brutalità, tecnica, memoria thrash e un certo senso del metallo classico continuano a convivere in modo riconoscibile. Il risultato è piacevole, energico, e chi ama questo versante del death metal non farà fatica a trovarvi più di un motivo di interesse. Resta però un disco meno sostanziale, e soprattutto meno personale rispetto a quello degli Immolation, perché dà l’idea di riaffermare una formula già nota. Detto in altre parole: mentre gli Immolation sembrano ancora sorretti da un’ispirazione di grande spessore, i Monstrosity suonano come chi conosce perfettamente il proprio mestiere e lo amministra con autorevolezza, ma con meno profondità.

Comunque sia, in casi come questi è sempre questione di gusti e di sensibilità personali, per cui ciascuno potrà ritrovarsi a proprio agio con il disco che gli piace di più. Resta però una definizione che oggi sembra quasi fuori uso, e che invece descrive perfettamente entrambi i gruppi: serietà. Immolation e Monstrosity sono gruppi seri, nel senso più pieno del termine. Non suonano death metal per inerzia, non lo usano come segno identitario e non si appoggiano alla propria storia; continuano a trattare questa musica come un’arte esigente, da affrontare con rigore, coerenza e disciplina. In un’epoca in cui molti gruppi estremi di valore tendono a compiacersi della propria riconoscibilità immediata, questo atteggiamento ha qualcosa di raro. (Stefano Mazza)

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