AD NAUSEAM – Imperative Imperceptible Impulse

I veneti Ad Nauseam sono una delle risorse meglio nascoste del nostro panorama nazionale e che, paradossalmente, hanno raccolto a livello di critica più consensi all’estero che in madrepatria (come testimoniato dalla segnalazione del nuovo album trai “dischi consigliati di febbraio” nientepopodimeno che da Pitchfork).

A partire da Nihil Quam Vacuitas Ordinatum Est, esordio di quasi sei (!) anni fa, il gruppo si è subito imposto come una delle più promettenti realtà estreme nostrane. Se, come si confà a molte opere prime, l’album presentava ancora degli angoli da smussare, con alcuni passaggi troppo debitori delle proprie influenze (Ulcerate e gli ultimi Gorguts su tuttie, la musica degli Ad Nauseam spiccava comunque per un impatto davvero notevole e per l’abilità – assolutamente non trascurabile – di riuscire a districarsi tra ritmiche vorticose e cambi di tempo senza risultare eccessivamente fredda.

Imperative Imperceptible Impulse, a livello sonoro, parte esattamente da dove avevamo lasciato il gruppo di Schio, ma se la proposta non è stata snaturata, tutto il resto rappresenta un notevole passo in avanti in termini di composizioni, suoni, maturità, complessità e personalità. Perché, se già l’esordio non era di certo immediato, il nuovo lavoro della band è estremamente più ostico, strutturato e di difficile assimilazione riuscendo, però, a non annoiare mai l’ascoltatore, a non suonare pretenzioso o “vuoto”, e , al contrario, offrendo continui stimoli e spunti che emergono solo dopo ripetuti ed attenti ascolti.

Ci vuole pazienza per decifrare un lavoro del genere, in cui ogni brano rappresenta una sorta di “microcosmo” diverso dal precedente, ma, al tempo stesso, estremamente coerente con il mood complessivo. Una complessità che emerge sin dall’iniziale Sub Specie Aeternitatis, brano in cui gli Ulcerate incontrano, per alcuni pattern ritmici, i Meshuggah più tecnici, con un approccio che potrebbe anche ricordare gli ultimi Deathspell Omega.

Sei brani per oltre 50 minuti contraddistinti da infiniti cambi di tempo e di atmosfera costruiti su dissonanze ritmiche di natura polifonica e poliritmica. Un vero e proprio maelstrom sonoro dal quale è praticamente impossibile emergere e financo prendere fiato, come accade nei dodici minuti di Coincidentia Oppositorum, e in cui trovano spazio anche inserti sonori che richiamano compositori di classica contemporanea quali Krzysztof Penderecki (in particolare la sua Kosmogonia) e György Ligeti, come nella splendida titletrack o in Inexorably Ousted Sente.

Non aspettatevi, però, momenti sinfonici a sé stanti, o sterili intermezzi all’interno di brani di ben altra natura: si tratta, al contrario, di frammenti che si inseriscono tra le partiture estreme del gruppo, senza mai risultare corpi estranei o superflui, diventando parte integrante del sound.

Ed è proprio su quest’ultimo aspetto che è doveroso spendere qualche parola: di fronte a produzioni (anche di dischi molto riusciti) piatte, anonime e fatte con lo stampino, Imperative Imperceptible Impulse suona divinamente, anche grazie ad una registrazione che sfrutta l’High Dynamic Range, come specificato nel libretto del disco (che, va da sé, rende molto di più su formato fisico e che, anche in considerazione di un bellissimo artwork, vi consiglio di acquistare sul bandcamp del gruppo o da Sound Cave, store dell’etichetta Avantgarde Music). 

Proprio nel libretto viene spiegato come è stato ottenuto il sorprendente suono che caratterizza l’album.

Il risultato è che ogni strumento ha una sua “voce” ben definita e si muove su spettri sonori distinti: se le sezioni ritmiche e la voce sembrano quasi provenire da “sottoterra” per quanto sono opprimenti e asfissianti, le chitarre e gli archi sono estremamente “alti”, contribuendo ad aumentare la ricercata dissonanza.

Il disco giunge alla sua conclusione con la devastante Human Interface To No God con un finale quasi jazzato, senza il benché minimo calo e lasciandoti una gran voglia addosso di ricominciare da capo. Perché, nonostante la difficoltà e la complessità, va sottolineato che gli Ad Nauseam spaccano davvero il culo e anche se non vi troverete a canticchiare un loro inesistente ritornello, non vi annoierete mai.

In estrema sintesi, uno dei migliori dischi estremi degli ultimi anni in assoluto, che riesce persino a superare qualitativamente (e non lo dico di certo per un campanilismo che non mi appartiene) i ben più celebrati e famosi gruppi di riferimento del genere. (L’Azzeccagarbugli)

 

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