Frattaglie in saldo #79
Una delle uscite death più interessanti delle ultime settimane è stato sicuramente l’esordio dei PROTRUSION. Loro sono americani e tutti musicisti di lungo corso nell’underground. Questo si sente benissimo in The Last Suppuration, disco pregevole sia per uno stile vecchia scuola, sulla scia dei primi Gorguts, sia perché l’esperienza permette loro di avere idee già abbastanza chiare. È un lavoro interessante soprattutto per la sua atmosfera: sotterranea, quasi gotica nelle suggestioni (ma non nel suono, ovviamente). Ottima anche la registrazione: moderna, ma non di plastica. All’inizio i 51 minuti di durata potrebbero sfiancare, ma con un po’ di pazienza vi assicuro che saprà farsi apprezzare.
Parliamo di esordio anche nel caso della band italiana ATLANTIC RIDGE, che si presenta con un disco di doom black atmosferico dal titolo eponimo. In questo gruppo troviamo Giuseppe Emanuele Frisone, presente in vari progetti di cui vi avevo parlato in questo articolo, e Jacopo Gianmaria Pepe dei Bedsore. Il disco parte da un concept che personalmente mi affascina molto: terre remote e dimenticate, siano esse vere o mitologiche o entrambe. Ogni canzone racconta un luogo diverso. Our Faith Is Our Strength (Tristan da Cunha), la mia preferita, è ispirata ad una delle isole più sperdute del mondo: Tristan da Cunha, appunto. La storia di quest’isola e dei suoi abitanti è affascinante e straziante allo stesso tempo. Pensate che, leggendo su Wikipedia, scopro che non ha né un aeroporto né un porto e che la capitale si chiama Edimburgo dei Sette Mari. È notizia di questi giorni, tra l’altro, che un abitante parrebbe aver contratto l’hantavirus perché era a bordo di quella nave con i passeggeri contagiati. Tornando al disco, Atlantic Ridge è decisamente un ottimo lavoro di un progetto che spero possa ricevere le dovute attenzioni. Per quanto mi riguarda un posto o una menzione nella classifica di fine anno se la merita.
I DEFECT DESIGNER sono un gruppo che ha visto un discreto viavai di musicisti negli anni, con l’attuale formazione che comprende Dmitry “Mr. Scavenger”, alla voce e chitarra, Martin Storm-Olsen, ex dei Trollfest, al basso e Eugene Ryabchenko dei Fleshgod Apocalypse alla batteria. La loro musica è difficilmente catalogabile: la base di partenza è sicuramente death metal, al quale però viene aggiunto di tutto: dissonanze, folk, voci femminili, grindcore alla Wormrot e poi Gojira, Morbid Angel e molte altre trovate. Le canzoni ne escono particolari, sbilenche, ma non si ha mai la sensazione che ci siano troppe cose, anzi. I Defect Designer riescono sempre a seguire un filo, che magari all’inizio potrà parere non esserci, ma alla fine tutto trova una sua logica. Lo stile è personale ma non particolarmente innovativo: pensate a una versione moderna (dove moderna vuol dire anche più arzigogolata) di realtà come i Disharmonic Orchestra, per fare un esempio. Il bello di questo Depressants, terzo disco della band, è che, comunque, al centro di tutto il delirio c’è sempre il riff. L’ironia e la giocosità di fondo, insieme al resto, ne fanno un lavoro decisamente interessante.
Si chiama Mournhold il secondo album degli scozzesi TYRANNUS, che propongono un misto di thrash, black atmosferico e post-punk. Nonostante ai primi ascolti suoni intrigante, con dei buoni riff, una voce grezza (vero punto forte della loro musica) e canzoni decisamente orecchiabili, dopo qualche ascolto mi pare sfilacciato e confuso. Ho come la sensazione che abbiano voluto semplificare molto le composizioni, che mi sembrano sempre mancare di qualcosa, come se gli fosse stato tolto per andare incontro ad una maggiore fruibilità. Ad ogni modo questo lavoro ha il suo perché e qualche ascolto se lo merita eccome. (Luca Venturini)
