A colpo sicuro: ULCERATE – Stare into Death and Be Still

Non sbagliarne una in un ambiente come quello death metal, dove ormai è già stato tutto detto e scritto, è impresa degna di nota, e in pochissimi possono fregiarsi di tale risultato. Gli Ulcerate sono tra questi.

Stare into Death and Be Still è il sesto full length e si configura come l’ennesimo disco eccezionale, finora il migliore dell’anno in corso per quanto mi riguarda, almeno in ambito death. La perizia tecnica è, come di consueto, ai massimi livelli e, nonostante li ascolti ormai da parecchio, tutte le volte mi sorgono dei dubbi sul numero di arti posseduti dal batterista. Jamie Saint Merat è di nuovo il carro trainante degli Ulcerate, con il suo stile improntato sull’uso sapiente di tom e sfuriate in doppio pedale, unite a passaggi sui piatti inseriti con cognizione di causa e non, come spesso accade alle band dotate di molta tecnica, come orpello o riempitivo tra un fill e l’altro. Da batterista non nascondo una profonda stima (e anche invidia, ‘tacci sua) per un musicista che riesce ad essere così in sintonia con il proprio strumento. Il resto dell’ensemble non è da meno naturalmente: le chitarre viaggiano all’unisono ed ogni assalto frontale viene mitigato da passaggi arpeggiati che contribuiscono a creare un ambiente musicale in cui sguazzo felice come nemmeno un bambino al mare.

Stare into Death and Be Still è tutto incentrato sul tema della morte e sul modo in cui ci si rapporta ad essa. I testi sono, come sempre, criptici e di difficile decodifica, ma vengono decantati in modo esemplare dal buon Paul Kelland, dotato a mio avviso di uno dei growl più convincenti e “caldi” del panorama death attuale. Quasi un’ora di durata per 8 tracce la cui durata media si attesta sugli 8 minuti, non un disco facile dunque; ma vale la pena dedicargli il giusto tempo, perché cresce con ogni ascolto ed ogni volta si riescono a captare sfumature che in precedenza erano sfuggite. Se proprio dovessi trovare un difetto sarebbe il basso, poco evidenziato in alcuni passaggi, ed è un peccato considerato quanto potrebbe impreziosire il risultato finale laddove gli venisse riservato un ruolo più centrale.

E insomma che altro vi devo dire? Se tutto ‘sto pippone non è servito a farvi venire almeno la curiosità di sentire il disco forse siete degli snowflakes triggerati dal cringe. No dai, vi sto prendendo per il culo, però ascoltatelo che spacca il culo, sani e grazie. (Luca Bonetta)

One comment

  • Parlamentare cinque stelle

    La migliore band di musica estrema degli ultimi 15 anni (ché qui c’è tutto, dal math-core di “Of Fracture and Failure” fino alle derive neurosisiane di “Shrines Of Paralysis”) . Questi hanno superato persino i Gorguts. Violenza, catarsi, tecnica inaudita, derive progressive, dissonanze. E se li inculano in due o tre, amen.
    Perla rara

    "Mi piace"

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