MEGADETH – Thirteen (Roadrunner)

Mi sono approcciato a questo disco con la stessa fiducia che avevano gli avvocati di Sacco e Vanzetti il giorno della sentenza. Prima di ascoltare Thirteen non sentivo una nota di Mustaine dai tempi del pessimo The system has failed, seguito dell’altrettanto riprovevole The world needs a hero; inoltre sono sempre stato dalla parte di Sakis ed il disco esce su Roadrunner, etichetta che esemplifica alla perfezione tutti i mali del metal di oggi.
E invece il disco è bello. New world order l’avevo sentita da qualche parte e infatti poi ho scoperto che ben cinque brani sono stati già editi, seppur in versioni differenti; alcuni sono scarti da Youthanasia, altri messi nelle colonne sonore di un paio di videogiochi e la cosa si sente, ma i brani funzionano: assoli in abbondanza, una buona prova vocale, riffing nervoso e sound tipici dei Megadeth a cavallo tra fine anni ’80 e inizio ’90, tra Rust in Piece e Countdown to extinction. I Megadeth più classici e tradizionali che evitano le boiate alla Risk e tutte le sconcerie prodotte da quando Gesù permise a Mustaine di tornare a suonare la chitarra dopo che la masturbazione intensiva gli distrusse il nervo radiale di una mano. Un singolone come Public Enemy no.1 è esattamente quello che volevo avere dai Megadeth, e canzoni come Never dead o Sudden death non mi incazzerei se le suonassero dal vivo.

Certo, i fasti sono lontanissimi così come non mancano un paio di brani filler per allungare il minutaggio, specie le canzoni più rockettare (Guns, drugs & money) durante i quali la vostra mente se ne andrà per lo stream of consciousness (tipo: io, fossi stato in Ranma Saotome, una bottarella a Shan-Pu gliel’avrei data), ma non credo ci si possa aspettare di più dai Megadeth del terzo millennio. Anche i testi sono quelli di un tempo, e infatti andavo vagando per la rete nella speranza di farmi quattro risate leggendo le sparate di Mustaine a riguardo delle teorie cospiratrici del Nuovo Ordine Mondiale, roba espressa in maniera così puerile che avrebbe fatto imbarazzare persino il me bambino quando lesse NoLogo, quando invece ho letto l’apoteosi: il nostro amico, con un guizzo di imprevedibilità, ha raggiunto il suo zenit; afferma caparbiamente di aver guarito un ragazzo dal cancro con la sola imposizione delle mani, tutto grazie al suo servizio alla Fede. C’è del genio qui, gente, c’è la sconfitta del dubbio scettico.

Thirteen, seguendo la scia di Endgame, è il modo migliore che hanno i Megadeth per concludere la loro carriera prima che Mustaine si ricongiunga al Padre (cosa che accadrà sicuramente prima di Sakis). Se siete fan dei Megadeth potete ascoltare questo disco tranquillamente e con piacere, senza paura che le tube di eustachio vi si otturino di merda; se non li conoscete vi dovreste vergognare, quindi vi procurate i primi sei dischi e, se vi avanzano 20 euri, ci comprate un pò di fumo. (Masticatore)

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