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Le cose che contano #2. Di treni, zucche e sentimenti positivi

12 febbraio 2013

sheldon_cooper_spock-41675978Un tale amico, che aveva preso un treno per la tratta Parigi-Londra, mi raccontò di essere rimasto bloccato per ore sotto l’Eurotunnel. Ho provato a mettermi nei suoi panni e immagino debba essere stata un’esperienza così disturbante da meritare di entrare nella sceneggiatura di un qualche film horror. Ti ritrovi virtualmente sepolto sotto una colonna d’acqua di molte tonnellate di peso per cm³ e non appena realizzi questo inizia il vero dramma. La prima a spegnersi è l’aria condizionata, poi le luci, il panico cresce nella gente intorno a te che inizia a muoversi in modo scomposto, a urlare, a dare di matto. È quello che in aereo mi immagino dovrà inevitabilmente seguire dopo ogni minima turbolenza. Quindi, non essendo costretto a percorrere l’Eurotunnel, nonostante tutto, preferisco prendere un treno e stare tranquillo, magari mettendoci il doppio del tempo. Almeno non devo spegnere il lettore mp3 prima della partenza perché interferisce col campo magnetico delle corna del pilota. Inoltre non rischio di incontrare il classico pirla che ride di me mentre celo malamente la tremarella ed enuncia la tipica locuzione secondo la quale non ben specificate e reperibili statistiche dovrebbero attribuire all’aereo un livello di sicurezza molto maggiore degli altri mezzi di trasporto. Se il pilota è palesemente alterato e farfuglia frasi a vanvera (mi è capitato) che faccio? A pregare, non prego e il tizio delle statistiche se apre bocca un’altra volta lo imbottisco di mazzate. Idee di violenza a parte, tendo sempre ad affrontare l’argomento ‘treno’ con la poca lucidità dettata principalmente da un ingiustificato entusiasmo che in pochi possono comprendere. Tipo Sheldon Cooper, non so se avete presente.

Il discorso che volevo affrontare però non era questo bensì il rapporto tra heavy metal e treni. La prima cosa che mi è venuta a mente di riascoltare mentre pensavo di scrivere queste cavolate è stata ovviamente Train of Consequences dei Megadeth. My thinking is derailed/ I’m tied up to the tracks/ The train of consequences/ There ain’t no turning back che è una bella metafora e poi le chitarre riproducono lo sferragliare di una vaporiera che corre verso il West, metafora, a sua volta, dell’azzardo e del rischio. Di contro potrei puntualizzare il fatto che High Speed Dirt non parla male dei treni. My wet brain neighbor cranes, his neck to see in time/ The white lights, a train bearing down on me dalla devastante Skin o’ My Teeth che dimostra ancora una volta quanto fosse fuori di coccia Mustaine, il quale per il rotto della cuffia intravedeva la luce alla fine del classico tunnel esistenziale. Non è che oggi stia poi tanto meglio. Mi viene subito a mente Bullet Train dei Judas Priest fase Tim “Ripper” Owens, che ho adorato alla follia tanto da considerare Jugulator uno fra i più bei lavori dei Judas di sempre (rischio sempre di fare coming-out sui Priest ma è meglio che mi astenga ché già una volta ho rischiato il linciaggio). E subito dopo tutti all aboard del potentissimo Crazy Train di Ozzy dove torna la correlazione tra dare di matto/deragliare, questa volta a causa della dottrina della Mutual Assured Destruction e della Guerra Fredda.burzum La vita è una amara vergogna, sì, ma in una accezione molto meno pessimista di quello scoppiato di Dave, anzi qui c’è la voglia di sbottare per rimettere le cose a posto. Per non parlare di The Midnight Meat Train dei Domine (ispirata all’omonimo racconto horror di Clive Barker). Non avendo una memoria eidetica come il dottor Cooper provo a fare una ricerca sulla rete di tutte le canzoni che contengono la parola “train” nel titolo e viene fuori un casino allucinante di roba. D-Train degli Accept, e chi se la ricordava, un gran pezzo. Se ho ben capito dovrebbe essere un’allusione sessuale. Runaway Train degli Avantasia, una palla mortale ma pure un inno a resistere alle difficoltà della vita, sopportare duri sacrifici, farsi forza e coraggio (soprattutto per soprassedere alle cavolate di Kiske tipo quando dice di avere più voce adesso che ai tempi dei Keepers), dai che ce la fai, basta salire sul treno, toglierti dalle balle e altre robe di questo tipo. Terror Train degli infamissimi Demons & Wizards il cui video si racconta da sé. Il pezzo narra di Blaine The Mono, un personaggio delirante di The Dark Tower di Stephen King. Last Train Home degli Armored Saint che ci ricorda la stupida sensazione di smarrimento e frustrazione che si prova nel perdere l’ultimo treno per tornare a casa. Ovviamente anche questa immagino sia una metafora di qualcosa di ben più alto e importante che non il banale ridursi a dormire in stazione ubriaco storto come al solito. E poi ancora gli Scorpions con Catch Your Train, i Melvins che sono sempre stati in fissa coi treni cargo, mentre i Saxon li utilizzavano solo come iperbole per far capire quanto andavano forte in moto o fra le lenzuola: I’m going down the freeway/ Never gonna get me out/ Steaming like a freight train, Train Kept A Rollin’ degli Aerosmith che l’ha rifatta più o meno tutto il mondo, Train of Thought dei Dream Theater che addirittura gli hanno dedicato il titolo del disco. E potremmo andare avanti fino a domani.

(Questo secondo la Chiesa Battista di Westboro dal cui materiale audio-visivo attingerò ancora per anni)

Che poi, se nel metal ispira sentimenti sostanzialmente positivi, a parte il roscio Dave, nel cinema molto spesso il treno è associato a stati d’animo di scoramento ed ineluttabilità. Esclusi alcuni capolavori western (per inciso: quasi tutto il western ruota intorno al treno tranne Django che ruota intorno al fango) quali 3:10 To Yuma, Sfida all’Ok Corral, Quel Maledetto Colpo al Rio Grande Express, di guerra come Quel Maledetto Treno Blindato e pellicole mitologiche quali The First Great Train Robbery e Assassinio Sull’Orient Express, dove il mezzo di trasporto è uno sfondo a grandi storie d’avventura, ce ne sono molti altri come Café Express, Train de Vie o L’ultimo Treno della Notte che sono di una infinite sadness. Da qui il flusso di coscienza mi riporta a quella tristezza nella quale forzosamente mi buttavano gli Smashing Pumpkins, quando ero ancora un adolescente complicato, con le loro canzoni bellissime e strappamutande. Guarda caso hanno fatto un disco nuovo. Anche io, come molti miei coetanei, fui vittima delle Zucche di Chicago ma, beninteso, solo fino a quando non cominciai a provare interesse per le Zucche di Amburgo. Ci tengo a specificarlo perché nella città provincialotta la moda era una cosa terribile ed uscirne significava fare un salto nel vuoto. Nonostante ciò, quando gli Helloween entrarono nella mia vita, le cose cominciarono a girare decisamente meglio. Per questo motivo non andai mai oltre Adore, non ascoltai Machina I e II, persi interesse nei confronti della soap opera tra Billy, James, Jimmy e quella -bonariamente detta- zoccola di D’Arcy, e soprattutto in seguito non mi strappai i capelli per lo scioglimento del gruppo. Certo, soffrivo perché non soffrivo più al pari di tutti gli altri e mi sentivo un po’ escluso. Ma in fondo che mi fregava, adesso c’erano gli Helloween. Matt Groening in una vecchia puntata faceva dire a Bart che deprimere gli adolescenti è più semplice che sparare a dei pesci in un barile e quel bastardo di Billy Corgan lo aveva già capito da solo. Forse voleva trascinarci nel suo baratro esistenziale per mera vendetta in quanto vittima della credenza popolare che lo identificava nel bambino ciccione di Super Vicky.

Non avendo personalmente elaborato appieno tutto ciò, all’epoca ammiravo Billy. O meglio, lo accostavo immeritatamente ad altri signori che mi facevano sentire più grande: Iggy Pop, Lou Reed, Layne Staley, Steven Wilson, Chris Cornell, Eddie Vedder. Anche quella sua vocina stridula e fastidiosa mi piaceva molto. Era l’immagine del tipo dimesso e sfigato che aveva avuto successo a dispetto di tutto. E niente, poi arrivarono gli Helloween, l’immagine del successo cambiò radicalmente e tutto fu più chiaro. La vita era semplice, di nuovo bella e meritevole di essere vissuta. I rapporti umani potevano essere ben più agevoli di come se li figurava Corgan. Gli Helloween non idealizzavano un mondo fittizio e caramelloso ma solo una realtà diversa in cui la spensieratezza crucca prevaleva sui sentimenti negativi e le pippe esistenziali pre-intra e post-adolescenziali. Arrivato a quel punto, a me andava benone perché avevo già espiato il peccato originale a causa di Billy Corgan. Di recente (nonostante la filosofia dei Candlemass non faccia una grinza) ho postulato che il tempo avrebbe potuto, tutto sommato, guarire le ferite. Quindi ho provato a capire un po’ a quale livello di recessione umana fosse giunto l’ormai maturo Corgan e compagnia piangente. Ebbene, Oceania (che non è né bellissimo né strappamutande) non ha sortito nessuno dei perniciosi effetti psicologici che l’odiato Billy sperava ardentemente di far riemergere, in virtù di quella sempre più stridula vocina del cazzo. Questo perché grazie a gente come Hansen, Kiske e soci (e qualche capello bianco) sono protetto da un’aura di positività che nessun Corgan dei miei stivali al mondo potrà più scalfire. E poi che volete, è uscito il nuovo disco degli Helloween. (Charles)

Bazinga!

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15 commenti leave one →
  1. 12 febbraio 2013 12:03

    “Gli Helloween non idealizzavano un mondo fittizio e caramelloso ma solo una realtà diversa in cui la spensieratezza crucca prevaleva sui sentimenti negativi e le pippe esistenziali pre-intra e post-adolescenziali.” Sublime analisi dela figata!

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  2. Brambillo permalink
    12 febbraio 2013 12:14

    Veramente Princess of the night dei Saxon è dedicata a un treno!

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    • Orgio permalink
      12 febbraio 2013 12:45

      Infatti! E hai dimenticato anche “Freight Train” dei Nitro, il cui video (http://www.youtube.com/watch?v=tGIk6QqSHd4) è un capolavoro senza pari. Charlie, Charlie, non ci siamo così…

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      • Charles permalink
        12 febbraio 2013 12:54

        La premessa era che ne mancavano tante altre. Non fatemi sentire in colpa

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      • Orgio permalink
        12 febbraio 2013 14:38

        Vabbè dai, andiamo in pari con il suggerimento dei Blaze Of Sorrow…;-)

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      • 12 febbraio 2013 22:06

        In colpa no, ma a proposito di metallo tetesco e ottimismo, anche Trainride in Russia del piccolo grande Udo ci sta tutta!

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  3. sergente kabukiman permalink
    12 febbraio 2013 16:57

    i crowbar dicono che il tempo non guarisce un cazzo.celebrity deathmatch tra kirk e messiah marcolin

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    • Orgio permalink
      12 febbraio 2013 17:22

      E anche i Dark Angel, che devono essere un po’ balbuzienti, perché ci mettono 6 minuti e 40.

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      • sergente kabukiman permalink
        12 febbraio 2013 18:37

        questa probabilmente è una delle cose più belle che abbia mai letto da quando è stato aperto codesto blog

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  4. 12 febbraio 2013 17:28

    ‘inno a satana’ degli emperor è presa da una poesia di carducci che è dedicata ai treni

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  5. pepato permalink
    13 febbraio 2013 11:26

    “Locomotive” dei Guns ‘n Roses?

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