italianoChitarra [Charles]

Premetto che italianoChitarra è secondo me “il pezzo” che tutti avrebbero voluto scrivere almeno una volta nella vita. Quando qualcuno ti chiede di parlare del tuo passato, del tuo passato musicale, ti trovi a scavare nei ricordi e ti riaffiorano alla mente situazioni, fatti e note che pensavi di aver dimenticato. E’ un flusso di coscienza che quando inizia non puoi fermare. Per questo motivo la regola piùdi5menodi10 mi sta un po’ stretta ma è anche vero quanto affermava Shakespeare che “la brevità è l’anima della saviezza”, quindi va bene, va bene così.

LUCIO DALLA – DallAmeriCaruso (1986)
Le prime note che in assoluto ricordo di aver ascoltato in vita mia, almeno da quando ho iniziato a sviluppare un minimo di capacità cognitiva, sono quelle di Caruso che è e resterà per me il brano più bello mai scritto dal compianto Dalla. Conservo gelosamente il vinile di questo live rubato vigliaccamente ai miei genitori, che non me ne vorranno spero. Lucio l’ho visto dal vivo a Bologna in piazza Maggiore più di una volta e lo si incontrava a volte sotto i portici; al sentire della sua morte all’improvviso uscì una lacrima e io credetti di affogare…

ZUCCHERO – Rispetto (1986)
Ho capito che la musica era qualcosa di potente e coinvolgente grazie al funky di Rispetto. Lo ascolto ancora oggi almeno una volta al mese a tutto volume e me lo canto in testa tutte le volte, perché sono stonato come una campana. Grazie a Fornaciari ho scoperto Joe Cocker, il Nuovo, meraviglioso amico, altra compagnia musicale della mia infanzia, e più in generale il blues e il rhythm’n’blues. Zucchero è uno di quelli della vecchia guardia che non ha fatto poi una così brutta fine, non come Vasco per intenderci. E comunque l’Emilia sta alla musica italiana come via Panisperna sta alla bomba atomica. Dimmi quanti soldi vuoi/ quanti soldi vuoi.

LITFIBA – Terremoto (1993)
Ma avrei potuto dire anche 17 Re o El Diablo però con Terremoto ero già abbastanza cresciuto da vederlo uscire in negozio e andarlo a comprare con gli amici. Tangentopoli, la Prima Repubblica, Buzzati: c’è dentro mezza Italia col buono e il marcio. Col tempo ho imparato a capire cosa realmente si stesse muovendo intorno ma già a quei tempi sentivo un’idea strana girarmi in testa, era l’idea del rock che cresceva in me. Mi ha accompagnato fino al ginnasio: era il compagno perfetto per fare sega a scuola, la colonna sonora dei raduni in moto e delle interminabili gite fuori porta. E’ stato il disco che mi ha dato la vera stura al heavy metal. Sempre sia lodato. Terremoto di fiori e sangue/ Non è la fame me l’ignoranza che uccide! 

TIMORIA – Viaggio Senza Vento (1993)
Ecco, invece Renga è uno di quelli della guardia intermedia che ha fatto una fine veramente ingloriosa ed è un vero peccato perché con questa gente qui siamo cresciuti e con le loro musiche ce la siamo spassata e ci siamo anche innamorati. Abbiamo vissuto un bel po’ insomma. Erano gli ultimi anni di liceo che consumai letteralmente la cassetta. Forse musicalmente è l’album più completo dei Timoria: è vario, è melodico, struggente, strumentale e progressivo. Poi è il concept album italiano per eccellenza secondo me. Oltre a Sangue Impazzito, Senza Vento, La Città del Sole, Il Guerriero questo disco contiene un capolavoro insuperato, il duetto in Verso Oriente con Eugenio Finardi. Diciamolo pure, noi italiani siamo dei privilegiati. E vado via, vado via/ prendo il largo/ nessuno mi sentirà.

CROWN OF AUTUMN – The Treasures Arcane (1997)
Vi ricordate di Amici Miei? Il Perozzi diceva a proposito del genio: “È fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione”. Astratto da quel contesto goliardico e riproposto in ambito musicale è la frase più azzeccata che mi viene a mente per dare una definizione a quel momento di gloria che colse i Crown of Autum negli anni a cavallo del ’97. Il genere epico e power andava forte  ma non era ancora saturo all’epoca in cui un piccolo gruppo di ragazzi fortemente motivati, che aveva già fatto parlare di sé con il demo Ruins, non paghi di ciò che aveva creato riuscì a partorire un CAPOLAVORO delle dimensioni di The Treasures Arcane. In esso c’è tutto quello che diceva il Perozzi e c’è pure il Gonzaga in copertina. Fu stampato in poche copie ma nonostante ciò girava tantissimo negli stereo, prestato o registrato su cassettina. Oggi ne è stata fatta una nuova versione remixata e rimasterizzata che nulla ha a che vedere con l’originale. Si potrebbe anche farne un discorso serio, intendo se è il caso di pubblicare nuovamente un vecchio classico riadattato alla tecnologia del suono e agli strumenti di oggi, magari solo svecchiato oppure ri-registrato di sana pianta, come fanno molti gruppi snaturandone lo spirito primigenio. È vero, non tutti possono permettersi di pagare un originale a caro prezzo ed è vero anche che ristampare semplicemente una vecchia registrazione non avrebbe molto senso, ma personalmente, dovessi trovarmi nella situazione, andrei sicuramente a ricercare una copia originale per assaporare i suoni rozzi e un po’ sporchi ma tanto epici come quelli del primo album dei Crown of Autumn. A distanza di anni ogni suo ascolto è per me un’esperienza da brividi: cori e voci sovrapposte, stop’n’go, passaggi dall’ampio respiro classicheggiante, bordate di furia epica. Sire dell’Imbrunito Regno/ del dorato tuo manto la vista m’enfiamma ‘l cuor/ scuro è ‘l color del verbo tuo/ quando m’encanti con storie d’antico splendor.

DOMINE – Champion Eternal (1997)
Ancora anni ’90 e ancora power/epic. Era l’anno di Legendary Tales, grande e finissima prova d’esordio dei vecchi Rhapsody (che oggi non si capisce bene chi siano e cha musica facciano). Tra i due non ho dubbi però, la mia scelta cade inesorabile sulla potenza espressa da Enrico Paoli, Morby e soci. Allora adesso o ne faccio una recensione completa e non è il caso perché attaccherei un pistolotto infinito (tanto state tranquilli che prima o poi ve lo beccate comunque) e staremmo qui fino a domani, oppure semplicemente vi ricordo giusto alcuni dei tanti riferimenti fantasy che hanno ispirato le epiche cavalcate dei fiorentini: Elric di Melniboné, Excalibur e Lady Hawke. Non ho bisogno di aggiungere altro. I Domine sono l’Italia. Viva i Domine, viva l’Italia, viva il Re (no aspetta, scherzavo). Piccolo appunto da tenere sempre a mente: il 1997 è stato in assoluto l’anno DEL metal. Fate una lista di ciò che è uscito durante quei 365 giorni e poi ne riparliamo. My name is Elric and I bear the Black Sword!

ELDRITCH – El Niño (1998)
Ho un’infinità di ricordi legati anche agli Eldritch. Ricordo di quella volta in quella stanza a casa di amici, una coltre di fumo impenetrabile, entra il padre e fa: <<Ma che cazzo state facendo?!?>> e il figlio: <<Un giggio, papà. È la tua scorta…>>. O forse ricordo male, ma mi sa che andò proprio così. Era lo stesso periodo in cui tra-passavo il tempo ascoltando i Time Machine o gli Inner Shrine (un giorno farò uno speciale sulla Dragonheart e vi farò capire quanto è stata importante per i destini del mondo). Ad ogni modo El Niño fu la svolta per gli Eldritch, oltre che per la mia personale idea di musicadellamadonna: album assolutamente perfetto in ogni sua intercapedine. Ovviamente è rimasto insuperato anche se l’ultimo, Gaia’s Legacy, si avvicina paurosamente a quello stile. La cosa che mi ha stupito di più di Gaia’s Legacy, e che gli ha fatto meritare il primo posto nella mia playlist prima dell’apocalisse (sebbene il Burzum di Fallen non abbia avuto realmente alcun rivale nel 2011, ma tanto sapevo che sarebbe uscito lui alla fine e mi sono concesso la debolezza di vedere una volta tanto primi gli amati Eldritch), è la perfezione esecutiva dell’epoca d’oro e la freschezza nelle intuizioni melodiche. Beh insomma, se ancora non lo avete fatto siete pregati di ascoltarvi gli ultimi Eldritch o di impiccarvi al più presto.

LE ORME – Smogmagica (1975)
Ma dovrei citare quasi tutta la discografia delle Orme. Persino l’ultimo album, La Via della Seta, è un gran disco. E così dovrei citare anche un’infinità di gruppi prog più o meno conosciuti che mi hanno aiutato a formare le ossa. Visto che non voglio annoiare nessuno prendo Smogmagica, l’album californiano di Tony, Aldo e Michi, in rappresentanza del prog italiano, anche se esso paradossalmente è più vicino a quello inglese. Ho ricordi molto vaghi e confusi ma decisamente esilaranti legati a questo album: erano i primi anni dell’università, quel giorno comprai da Pink Moon il cd di Smogmagica e in quello stesso giorno si organizzava una cena trash (con una sola acca) a casa di un personaggio unico soprannominato il Popperiano (sarebbe troppo lunga da spiegare l’origine del nome); il piatto principale della cena era rappresentato da una pantagruelica pasta e fagioli con salsiccia alla beneventana cucinata per un plotone di Marines dal sottoscritto, piatto di cui facemmo tutti indigestione perché di una pesantezza unica come mai più sono riuscito a replicare. Beh insomma all’indigestione ed ai noti effetti che l’abuso di fagioli inevitabilmente porta con sé, aggiungemmo una sbafata esagerata di (eh-ehm) tromboni tanto che il succitato Popperiano alla visione di Delitto al Ristorante Cinese (la visione di almeno un Delitto era d’obbligo) cominciò una risata interminabile e fragorosa tanto che eravamo sicuri avrebbe avuto come fine ultima solo la sua morte. Riuscimmo a fermare la potente risata dell’amico ormai dato per spacciato, non ricordo come, ma ci riuscimmo. Il giorno dopo (grande vuoto) ci svegliammo e  un certo Ciccio era sparito ma non prima di essersi fatto la barba col rasoio del Popperiano, raccolto il suo stereo, le sue carabattole e datosi alla fuga di nascosto per chissà quale ragione impellente lasciando ai restanti l’onere di rimettere a posto una casa a dir poco devastata, vabbé. Comunque i chili di pasta avanzati li demmo poi a quello stesso Ciccio e si narra che si fosse nutrito di essi in modo esclusivo per tutta la settimana successiva. Io nun so un cazzo! Non dì parolacce a Bombolo che ho fatto er voto. Ma er voto ate fatto voi mica ‘o ho fatto io. Ma è come se uno smetta ‘a fumà e tu glie fumi ‘nfaccia a Bombolì, un lo devi fà… (Charles)

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