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INNER SHRINE – “Nocturnal Rhymes Entangled In Silence” (Dragonheart, 1997)

15 maggio 2010

Continua la rassegna sui gruppi italiani anni ’90, periodo floridissimo e felice per il metal nazionale nonché per quello mondiale. Ricordo con particolare saudade il 1997 come un anno tra i più intensi della mia vita di metallaro snob. Non a caso in quell’anno nacque la mitica Dragonheart Records che aprì i battenti promuovendo bands come i fiorentini Inner Shrine, ma anche i Domine, i Macbeth, i Moonstruck e tanti altri. Purtroppo – e lo dico per inciso – la maggior parte dei gruppi che mi facevano sognare allora oggi non hanno avuto il successo che meritavano e/o non hanno saputo mantenere le promesse.
Amavo sovente ascoltare questo album nella mia tenuta nelle Langhe gustando una coppa di whiskey Bowmore del ’65 ed un Havana Cohiba Siglo VI Gran Reserva, soprattutto all’imbrunire quando il sound gotico e oscuro di “Nocturnal Rhymes Entangled in Silence” rendeva l’atmosfera magica ed onirica. Ma bando alle reminiscenze, sembra che i nostri ragazzi siano stati tra le prime bands in Italia ad unire la musica sinfonica al gothic metal, cosa che oggi appare ovviamente scontata – viste le molte infusioni melense di musica classica nel metal successivo – ma che ai tempi fu frutto di un potente mix di fede e attributi che affondava gli artigli nella cultura e nelle antiche arti italiane, prendendone spunti ed ispirazioni a piene mani. Concorrono a caricare questo concept di emozioni le female vocals, una lirica (soprano) e l’altra romantica, ma sono le tastiere di “Pif” (poi uscito dal gruppo) il pezzo forte poiché riescono ad incupire o viceversa elettrizzare l’atmosfera notturna con rapide accelerazioni progressive davvero efficaci. Rende anche il gioco di voci maschili sia pulite che cariche di growls bassi e disperati, mai eccessivi. Il songwriting è curato come lo è anche l’interpretazione, a tratti teatrale e intimista. I sentimenti sono una cosa ma onestà intellettuale vuole che si dica che con le rime notturne intrappolate nel silenzio ho fatto anche qualche piacevole pennichella.
Gli IS non sono molto popolari e dubito che li vedremo alla ribalta tipo stay on the scene, like a sex machine (anche se non si sa mai) ma va detto che “Dream on” resta un gran cavallo di battaglia (direi un Frisone) sia da un punto di vista di efficacia del pezzo in sé, sia da quello concettuale in quanto dà la nota a tutto il resto. È uno di quei brani che reggono al trascorrere degli anni e delle mode, come una cravatta Marinella: fa sempre la sua porca figura. (Charles)

3 commenti leave one →
  1. armando permalink
    3 dicembre 2010 17:13

    carlè aveva na confezione da paura a scartarla ti tremavano le mani nn li fanno kiu i cd accussi evviva o digipakko

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Trackbacks

  1. italianoChitarra [Charles] « Metal Skunk
  2. MOONSTRUCK – First Light (Dragonheart, 1999) | Metal Skunk

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