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Avere vent’anni: LIMP BIZKIT – Significant Other

26 giugno 2019

Il primo dei Limp Bizkit era fico, con il secondo però si mettono a fare i puttani e salgono proprio di livello. Davvero, dal mio punto di vista Significant Other è il vertice di tutta quella faccenda chiamata nu metal, non sarà il disco qualitativamente migliore del genere né quello più innovativo o chissà cosa, ma è quello che più degli altri ne riassume tutte le sue varie componenti di suono e che soprattutto non fa mistero di volerne sposare il lato più sfacciatamente commerciale. È una pura e semplice constatazione, nessun giudizio morale allegato. Il music business è per definizione una cosa a metà fra l’arte e gli affari e in determinate situazioni l’influenza della parte imprenditoriale riesce a far tirare fuori il meglio da alcuni gruppi e a far trovare a determinate band la propria dimensione perfetta, a prescindere da quali potessero essere le intenzioni della viglia da parte dei protagonisti. Anche Revolver dei Beatles, Manic Frustration dei Trouble o il grande classico degli anni ’90 Nevermind sono frutto di quella contrapposizione (paragoni che suoneranno impropri e/o irrispettosi solo a chi non comprende il senso del discorso).

Insomma, Significant Other è un album che nasce per avere successo, vuole piacere a più gente possibile e per farlo utilizza tutti i trucchetti che ha a disposizione. Ricicla, cita, scopiazza, conia slogan, fa il macho o il tenerone a seconda dei casi e cerca di prendere da ovunque gli possa servire per raggiungere il suo scopo. Che è vendere una vagonata di copie.

La sequenza iniziale da questo punto è abbastanza chiara: si inizia parafrasando i Kiss (You wanted the worst, you got the worst!), poi parte il classico riffone circolare proprio come ti aspetti dal gruppo nu metal nel millenovecentonovantanove. Passano tre minuti e si va tutti in piazza a strillare che ora basta, a noi ci interessa solo la nookie mentre il cookie invece te lo puoi tranquillamente ficcare al culo. Non fa una grinza. Ma si può fare anche di meglio, infatti vai con una sorta di inno a spaccare la roba e a seguire addirittura una bella power ballad. Sì, rendiamoci conto, una power ballad fatta da gente coi vestiti oversize. Con la melodia, il crescendo e tutto il resto (pare che Scott Weiland fu ingaggiato per fare da coach e Fred Durst che non sapeva da dove iniziare). È tutto spudorato, ma gli riesce benissimo.

Executive management plan meeting

Discorso ai piani alti della Interscope Records:

– Regà, ‘sto disco è bono ma je serve un vero pezzo rap.
– Mhhh, vedi se ce sta DJ Premier che je famo fa ‘na base al volo.
– Occhei se po’ fa, ma non sarà il caso di chiamare pure qualcuno capace a fà un paio di rime serie?
– Mi pare una buona idea. Sai che famo? A Cappuccetto Rosso gli famo fa un bel duetto co’ coso li’, come se chiama, Method Man del Wu-Tang Clan.
– Ammazza che ideona. Daje sì, che a sto gito famo er botto!

Ecco, Significant Other va così, qualsiasi idea abbia la sfrutta al massimo livello possibile senza pietà. È come presentarsi alla partita di calcetto del giovedì assieme a Roberto Baggio. Vuoi vincere facile e infatti alla fine vinci con dieci gol di scarto.

Ma anche nella più perfetta delle costruzioni però c’è sempre un punto debole: il tallone d’Achille qui è un pezzo che arriva verso la fine e si chiama No Sex.

Se Significant Other è la festa del testosterone, No Sex è l’equivalente del vicino di casa che ti viene a dire di abbassare la musica e in quel momento ti ammazza il party. Durst, che fino a quel momento aveva fatto lo smargiasso con chiunque, parte con una lunga recriminatoria contro le groupies che vogliono solo scopare mentre lui è un ragazzo tanto sensibile che avrebbe voglia di parlare di non so cosa invece di andare a letto. E tu resti lì a domandarti perché, che senso abbia, cui prodest?

NO SEX: un concetto a dir poco offensivo, capace di suscitare indignazione, evocare la morte del rock and roll in diretta eccetera eccetera. Ma non avevo capito. Per troppo tempo sono rimasto basito davanti a questa affermazione senza coglierne la portata rivelatoria. Solo questa sera, venti anni dopo, ho finalmente compreso che i Limp Bizkit, il gruppo false metal per eccellenza, ci stavano in realtà introducendo ad un concetto che ancora non eravamo in grado di comprendere. Un’idea troppo avanti per noi metallari e per il mondo intero. Cercavano di farci capire che scopare non è trve. Erano il messia e noi li abbiamo crocifissi e infamati. È ora di redimersi, è giunto il momento di riaccoglierli fra noi e riascoltarli con rinnovata coscienza. Paraculi e precursori. (Stefano Greco)

4 commenti leave one →
  1. Cure_Eclipse permalink
    26 giugno 2019 16:52

    Io vi voglio bene, perché un paragone come quello del calcetto con Roby Baggio posso leggerlo solo qui.

    Detto questo, Significant Other è quello che mi piace meno tra i primi tre (perché il primo è quello con le idee e i riff migliori e il terzo arriva a livelli di tamarraggine mai immaginati prima).

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  2. 27 giugno 2019 00:01

    A voi che perdete tempo prezioso a parlare di questa roba: BLACK METAL ULTRAS !!

    Piace a 1 persona

  3. 27 giugno 2019 00:14

    El Greco, what else?
    Sui Limp Bizkit il meglio l’hanno detto loro stessi: take a look around – Mission Impossible.
    Però ammetto che sarei curioso di sapere a quanta gente questo disco ha consentito di scopare, magari per la prima volta; così, giusto per capire cosa mi sono perso.

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  4. Maximilian permalink
    27 giugno 2019 22:57

    Per chi come me ora ha 37 anni, quel disco suona ancora come uno dei capisaldi del numeral.
    Ero un ragazzino che viveva coi nonni e conobbi per puro caso i Limp, su MTV, quando I video musicali giravano tutto il giorno con poche interruzioni.
    Da lì mi innamorai di loro e tutt’ora son la mia band preferita.
    Spero in una riunion definitiva con annesso tour.
    Significant Other e’ il manifesto del Limp Bizkit!!!

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