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Luciano col pandino. La triste fine dei Limp Bizkit

20 gennaio 2011

A un certo punto i Limp Bizkit sono stati veramente una cosa ultrafica. Più che altro erano l’istantanea di un periodo, i veri interpreti del delirio di onnipotenza del nu metal nel momento in cui era riuscito a sfondare la nicchia della musica alternativa. Più dei griffatissimi Korn, di cui si vociferavano produzioni da milioni di dollari ma troppo autenticamente sociopatici. Più dei Linkin Park, perché anche i millemiliardi di copie vendute di In The End non riuscirono mai a togliergli la puzza di latte di dosso. Più dei RATM, per i quali i tappetini rossi stridevano con il ruolo da ribelli difensori del proletariato che garbava loro interpretare. Più, ovviamente, dei vari gruppi che per diversi motivi nello stardom non riuscirono mai a entrare, dai Deftones ai Disturbed ai Papa Roach e via scendendo. I Limp Bizkit sono stati per un brevissimo periodo quello che prima di loro erano stati gli Oasis, i Guns & Roses, i Nirvana. E così come per questi ultimi, tra gli strumentisti dal look operaio che nessuno ricorda più (Duff McKagan? Krist Novoselic? Bonehead?), si stagliava la figura del leader carismatico. Fred Durst era un personaggio con un carisma strabordante, che appariva insieme ad Eminem, a Christina Aguilera, alle soubrette siliconate dei programmi d’intrattenimento. Aveva addirittura lanciato la moda del cappellino rosso, e chi c’era se lo ricorderà: bastava girare per una grande città a caso per vedere ragazzini coi vestiti oversize e il cappellino rosso. Del resto i Limp Bizkit passavano ogni cinque minuti su Mtv, alle radio, nelle scalette dei rock club, erano in cima al mondo e noi stavamo a guardare.

A me i Limp Bizkit ricordano le serate al Blackout, un rock club romano -all’epoca nel quartiere San Giovanni- dove la gente alternativa andava per farsi vedere, tipo il corso di Brindisi il sabato pomeriggio. C’era di tutto là dentro. Mi ricordo particolarmente un grassone con la maglietta gialla e i capelli lunghetti, che si posizionava ogni santissimo sabato su una balaustra e non faceva altro che guardare con sufficienza la gente che pogava e ballava. Poi quando partiva una roba schitarrata (cioè praticamente sempre) iniziava a fare headbanging andando vicinissimo alla ringhiera della balaustra e rischiando di spaccarsi la testa. Chissà che fine ha fatto il ciccione con la maglietta gialla, probabilmente è morto con il cranio frantumato sulla ringhiera del balcone di casa al suono di From This Day dei Machine Head, canzone che pareva piacergli particolarmente. Comunque è stata una figura importantissima della mia vita, quasi un personaggio mitologic0 come il bidello nero del liceo e Robocop, il benzinaio brindisino con inquietanti difficoltà motorie. Di solito si dice cosa stavi facendo mentre crollavano le torri gemelle (io ero con Ciccio Russo e il simpatico furetto, pranzavano con me mentre stavo buttando fuori di casa il coinquilino dell’epoca), ma anche qual era la tua vita all’epoca dei Limp Bizkit potrebbe essere una buona. La mia vita all’epoca era quella di una matricola universitaria fuorisede. Luciano col pandino. Bob Mento che tifava Lazio. Io e Marco Grassi a fare compilation su cd e cercare rarità degli Ac/Dc su Napster fino alle 5 di mattina e dopo quattro ore c’era lezione di diritto civile. Dragon Ball Z. International Superstar Soccer Pro Evolution 3. Il secchione barese con lo sguardo assente sempre in prima fila a lezione soprannominato Eroina. Le magliette dei Manowar comprate allo Zoppo in via Giolitti, che continuavo a prenderle ma dopo due lavaggi diventavano kleenex. La ferma convinzione che i testi degli Hammerfall fossero tavole delle leggi morali che se tutti avessero seguito il mondo sarebbe diventato migliore. La produzione letteraria completa di Tolkien mandata a memoria e letta in loop compresi epistolario, frammenti, poesie, abbozzi e pure le tesi di laurea su Tolkien. Gino Geno che usciva dal bagno dopo un’ora con una rivista di macchine in mano e tu per rendere l’ambiente vivibile dovevi buttare lo zyklon-b. L’assoluta certezza che Francesco Russo fosse omosessuale. La ricerca di assomigliare il più possibile, nell’abbigliamento, a Eddie Vedder epoca Vitalogy. Il progetto, immaginato per anni e poi purtroppo andato in porto, di farmi crescere i capelli lunghissimi. Alvaro ‘el Chino’ Recoba. Le notti a dormire sul pavimento della stazione di Milano dopo un qualche concerto dei Rhapsody o dei Gathering. Queste sono le prime cose che mi vengono in mente, della mia vita all’epoca dei Limp Bizkit.

Questi avevano tirato fuori 3 Dollar Bill, Significant Other e Chocolate Starfish che erano diversissimi tra loro e per motivi diversi tutti spettacolari. Loro avevano un carisma incredibile, erano degli animali da palco e in studio erano di un altro pianeta. Sei canzoni per dominare il mondo e avere ragione: Counterfeit, Nookie, Break Stuff, Take a Look Around, My Generation e Rollin’. Tutto il resto una spanna sotto, ma ste sei canzoni valgono da sole discografie e discografie di gruppacci del cazzo a cui, ne sono sicuro, qualcuno di voi starà pensando nella propria testolina bacata dicendo questa è musica, no i Limp Bizkit. Io credo che Take a Look Around sia un capolavoro di proporzioni micidiali. Seriamente nel suo genere è la perfezione assoluta. Il mondo dovrebbe esser loro riconoscente anche per un ritornello come I did it all for the nookie so you can take this cookie and stick it up your ass.

Dopo Chocolate Starfish il mondo è cambiato e i Limp Bizkit hanno perso il ruolo che vi ricoprivano. Sinceramente vorrei conoscere nomi e cognomi di chi ha continuato a seguirli e a comprare i loro fantastici dischi. Questo ottimo e superlativo Smelly Beaver mi è capitato per caso, ho voluto scriverne solo per assaporare la madeleine dei ricordi. Mette una tristezza addosso simile a quando scopri che una grande diva di Hollywood degli anni 30 è morta sola e abbandonata in un ospizio per i poveri. È ovviamente una porcata che non ci si crede, ma il disgusto per la musica di merda in esso contenuta è nulla davanti al lacrimevole sconforto che ti prende a sentire Fred Durst rappare con la voce roca e distrutta dalla cocaina con di sottofondo una musichina passata di moda. Una fine peggiore non potevano augurargli. Se si fossero sciolti dopo il tour di Chocolate Starfish sarebbero stati i Nirvana che ci meritavamo. (barg)

42 commenti leave one →
  1. funambolo permalink
    20 gennaio 2011 15:14

    erano bellissimi quei tempi

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  2. procrastinator permalink
    20 gennaio 2011 18:02

    articolo commovente.

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  3. procrastinator permalink
    20 gennaio 2011 18:07

    scusa ma sto smelly beaver cosa è?non mi sembra un loro disco ufficiale…

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  4. Leonardo permalink
    20 gennaio 2011 18:29

    ho le lacrime

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  5. Daniele permalink
    20 gennaio 2011 18:37

    “Chocolate Starfish…” lo sentivo random nell’autobus dei primi anni del liceo, disco originale e tanto di libretto letto e riletto, cazzo quanto passa veloce il tempo… Grazie Robé

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  6. 20 gennaio 2011 22:33

    Beh all’epoca dei fatti tifavo x la loro morte assieme ai korn e l.park poi ho capito ke erano gli hanson dei duemila e mi fecero tenerezza!

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  7. certaindeath permalink
    20 gennaio 2011 22:34

    Articolo da lacrime ragazzi…
    Condito da quelle chicche che solo Roberto Bargone è in grado di regalare.

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  8. Zambo permalink
    20 gennaio 2011 23:28

    bei tempi quando si prendeva la basa e il giorno dopo non ti faceva male la testa.

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  9. Pier Marzano permalink
    21 gennaio 2011 00:03

    Ho vissuto lo stesso periodo identico stavo al primo anno di giurisprudenza a Milano. Ottimo spaccato di vita ma,soprattutto, gustosa reminescenza proustiana per descrivere ” l’epifania”. Bella salutami Aldo (che me conosce molto bene eh,eh) un abbraccio dalla nebbia de milano

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    • 28 gennaio 2011 16:48

      bella lì, tu salutami maurizio de paola, in onore di quella notte devastante in autostrada di ritorno dai kurnalcool

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      • pier marzano permalink
        7 febbraio 2011 14:48

        ahahaahaha assolutamente! Sarà fatto

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  10. Arkady permalink
    21 gennaio 2011 08:49

    Gran bei tempi quelli…e c’era pure Metal Shock in edicola con cui passavi mezzore sul water che erano un piacere!!!

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  11. uannabeammericano permalink
    21 gennaio 2011 12:02

    ma non si chiamava gold cobra il disco nuovo?

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  12. nunzio permalink
    22 gennaio 2011 13:36

    …io chocolate starfish un po’ l’ho ascoltato quando avevo 14-15 anni…però, scusate…quel disco è veramente una merda!
    Considerando che forse non sono mai stati un gran gruppo, a parte il chitarrista con l’ego più grande del mondo (altro che Durst), e anche il fatto che a loro ho sempre preferito i Deftones, tralasciando pure che per me il nu metal è sempre stata una moda un pò troppo tamarra, non dmentichiamo che all’epoca o giù di lì veniva pubblicato TOXICITY.
    Quello sì che è un gran disco, altro che ‘sti fottuti repubblicani che benedivano le truppe che partivano per l’Iraq, mortacci loro.

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    • HellInHeaven666 permalink
      16 febbraio 2011 20:48

      Per me Wes Borland è un genio..

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    • ShikikoTsukigi permalink
      18 marzo 2014 11:28

      Mi autocito dicendo che “i Deftones sono l’unica band nu metal(?)che ha conosciuto la maggiore età” e li amo per questo. Il resto è vomito e scoregge. Soprattutto i Limp Bizkit.

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  13. aspera permalink
    23 gennaio 2011 22:46

    mi sono quasi commosso.
    Giuro, descrizione migliore non la potevi fare. Mi identifico praticamente in tutto (già sai).

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  14. 25 gennaio 2011 21:16

    a quanto ne sapevo cmq smelly beaver è una specie di fake autoindotto che è stato tipo riregistrato a nome gold cobra, or so…

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  15. bizkette permalink
    26 gennaio 2011 10:23

    qui ci sono altre informazioni su smelly beaver (non è il nuovo album ufficiale!!)
    http://polyrhythmsmagazine.wordpress.com/2010/12/11/limp-bizkit-leak/

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  16. MrSpatrac permalink
    26 gennaio 2011 14:40

    Articolo commovente. Mi hai fatto rivenire in mente tutto quel periodo. A quanto pare facevamo un pò tutti le stesse cose.

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  17. Antonio "the president permalink
    27 gennaio 2011 19:07

    anche io mi ricordo quel periodo e anche quel ciccione:)

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  18. AndrewD permalink
    28 gennaio 2011 10:22

    Siamo sinceri, bel periodo, ma i LB piacevano a te ed a chi era fanciullo come te. Io preferivo di gran lunga i Disturbed e tutti quelli che scrivevano musica un pizzico meno adolescenziale

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  19. bizkette permalink
    28 gennaio 2011 14:22

    AndrewD, siamo sinceri, tu scrivi baggianate.

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  20. 23 marzo 2014 21:51

    damme er culo

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  21. 6 novembre 2015 10:32

    A rileggerlo oggi ancora vengono le lacrime

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