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Avere vent’anni: MD.45 – The Craving

25 luglio 2016

thecraving

Cesare Carrozzi: Vent’anni fa i Megadeth mi piacevano un casino. Anzi, “mi piacevano un casino” è piuttosto riduttivo, ripensando due decadi dopo a quanto e come adorassi il gruppo di Dave Mustaine. Li amai incondizionatamente fino a Cryptic Writings, di cui eventualmente scriverò in futuro. Dalla loro fondazione all’anno di grazia 1996, ragazzi miei, Dave e compagnia allegra non hanno sbagliato un colpo che fosse uno. Anche Youthanasia, pur diversissimo quanto volete da quanto fatto in precedenza, era comunque un signor Disco con la D maiuscola. Insomma, attendevo con così tanta impazienza qualsiasi novità targata Megadeth che appena uscì questo The Craving mi ci fiondai sopra manco un morto di sete che vede un’oasi nel deserto. Mi ci sono dissetato? Mah, così così. All’epoca fu un mezzo miraggio, per quanto l’abbia parzialmente rivalutato col tempo. Per chi non lo sapesse, MD.45 fu un progetto tirato su da Mustaine con un altro paio di nomi noti, cioè Lee Ving dei Fear alla voce e Jimmy DeGrasso dei Suicidal Tendencies alla batteria. Che poi, noti. Magari sarò stato ignorante io, sicuramente, ma se dei Suicidal Tendencies sapevo abbastanza, non conoscevo affatto i Fear. Manco adesso, per la verità. Sicché non sapevo cosa aspettarmi da questo Lee Ving dietro al microfono, come più in generale da The Craving, e l’impressione che ebbi appena infilatolo nel lettore fu: che cazzo, quelle trentacinquemila lire potevo pure tenermele nel portafoglio, stramaledetto me. Poi, però, dopo parecchi altri ascolti, finii per apprezzarlo, almeno in parte. Magari c’entrarono pure le trentacinquemila sudatissime lire, chissà.

L’unica canzone che mi piacque davvero dall’inizio fu Nothing Is Something, che, non a caso, è forse la più orecchiabile, nonché un inno alla pigrizia che non poteva certo lasciarmi indifferente. Anche Day The Music Died, The CreedHell’s Motel mi piaciucchiarono discretamente. Pure No Pain non è male. Per il resto, quegli altri pezzi mezzi punk rock, con la chitarra thrashissima di Mustaine che c’entra ben poco, non mi fanno impazzire nemmeno oggi, anzi, manco li riascolto. In ogni caso, amici cari, è molto ma molto meglio la versione originale di quella rimasterizzata del 2004 con Megadave che ricanta tutti i pezzi e non c’entra nulla. Tra l’altro, umanamente parlando, fu una vera porcata nei confronti di Ving, se me lo chiedete. Vabbè, ma da Dave Mustaine, dopotutto, che vuoi aspettarti.

Ciccio Russo: Che Dave Mustaine non dovesse avere proprio le idee chiarissime  – in un primo momento, prima di ripiegare su Lee Ving, aveva cercato di tirare dentro addirittura Jello Biafra – è in parte dovuto al fatto che The Craving (parola che indica la smania del tossico che ha un disperato bisogno di una dose e non la ha a disposizione) coincise con una delle peggiori ricadute subite da un musicista che nella sua vita ha collezionato ben diciassette tentativi di disintossicarsi.

Nello stesso periodo“, racconta Mustaine nella sua autobiografia, “il mio consumo di droghe aumentò considerevolmente. Avevo guai col mio gruppo, col mio manager e col mio agente, casini con mia moglie. Avevo problemi belli grossi e li affrontavo come spesso avevo già fatto: sballandomi. Volevo che Max Norman (il produttore di Countdown To Extinction e Youthanasia, oltre che dei primi quattro album solisti di Ozzy, nda) lavorasse sul mix finale del disco, quindi cominciai a passare del tempo a Van Nuys, dove Max aveva riallestito lo studio. Mentre ero lì, resuscitai l’amicizia coi miei vecchi compari: eroina e cocaina. Rapidamente la mia vita riprese a vorticare fuori controllo“.

Rosso Malpelo, spiega ancora lui stesso nel libro, fece amicizia con uno spacciatore locale e finì per trasferirsi a casa sua. “Ciò che vidi era impressionante: enormi blocchi di cocaina ed eroina, che lui cominciò a spezzettare in frazioni più gestibili. Avrebbero dovuto suonarmi degli allarmi in testa ma nel mio stato mentale alterato tutto quello che riuscii a pensare fu: wow, questo tizio sa il fatto suo“. E qua non vergognatevi se almeno per un weekend avreste voluto essere al suo posto. Eroina a parte, chiaro.

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La moglie, che deve essere veramente una santa donna, lo andò a recuperare insieme all’istruttore di arti marziali israeliano di Mustaine, che si portò dietro gli amici: “Uscii e trovai Hadar e Pam ad aspettarmi, insieme a una falange di veicoli della sicurezza pieno dei commandos compagni di Hadar, pronti, sembrava, a scatenare un fuoco di proporzioni epiche“. Dopodiché andò di nuovo in rehab.

La riedizione con le tracce vocali di Ving sostituite da quelle di Mustaine fu, come ammise lo stesso Davidone, un tentativo di far cacciare i soldi a quelle decine di migliaia di fan dei Megadeth che, quando uscì, non si filarono The Craving manco per sbaglio. Eppure – e qua sono in parziale disaccordo con Cesare – alcuni brani, soprattutto quelli che nella versione del ’96 suonavano meno riusciti perché troppo metallari per la voce di Ving (costretto, oltretutto, a spingersi su tonalità con le quali non doveva essere troppo a suo agio), non funzionano malissimo cantati da Dave, anzi, non sfigurerebbero sui dischi incisi dopo Risk, nei quali i Megadeth si sono assestati, con risultati alterni, su un songwriting più immediato e basato sui ritornelli. Prendete Day The Music Died. O The Creed, un mezzo autoplagio di Mechanix in mid-tempo. Questa è un po’ la spia del vero motivo per cui The Craving riuscì a metà: a prescindere dagli intenti, somiglia ai Megadeth più di quanto dovrebbe.

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  1. bonzo79 permalink
    4 agosto 2016 22:05

    me, mi ha fatto cagarissimo

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