Vai al contenuto

Avere vent’anni: METALLICA – Cunning Stunts

31 dicembre 2018

4118ZB9Q1QL.jpg

Dei Metallica avevo proprio tutto: bootleg razziati nei peggiori negozi della Toscana e che presentavano una qualità audio indecente, ed anche il fantastico Cliff ‘em All in cui – giovanissimi – fingevano di rubare le casse di birra. Il meglio del meglio, per poter capire come stesse l’intera faccenda, era rappresentato da quel A Year And A Half In The Life Of Metallica, celebre per avere riassunto gli anni di tour che seguirono il Black Album, il rapporto con Bob Rock e tutte quelle belle cose che, in sostanza e col senno di poi, avrebbero di lì a poco rovinato la consistenza e la longevità della band californiana. C’erano la data di Mosca del 1991 davanti a uno sconfinato numero di persone, gli atti di bullismo nei confronti di Jason Newsted e tanto altro ancora per cui non potevi, da fan accanito, non entrare in possesso di quel doppio video. Presi tutto quanto in VHS, come accadeva agli stronzi a cui, fortunatamente non per molto, nel 1998 non era ancora stato regalato un lettore DVD. Fu quindi naturale possedere pure la videocassetta di Cunning Stunts, e di conseguenza non potrò parlarvi dei torrenziali contenuti extra che il gruppo associò all’edizione DVD, vuoi per motivi di formato (piazzare un migliaio di foto in versione cartacea non allettava di certo Lars Ulrich, alla modica cifra di venticinquemila lire a copia), vuoi per il fatto che chiunque tranne me avrebbe acquistato il doppio disco e non la VHS, per ragioni che non vanno neanche specificate.

Che ha di speciale questa roba rispetto al Live Shit: Binge & Purge di qualche anno prima? Bella domanda. Una copertina di merda innanzitutto, dato che dopo avere giocato a fare i meccanici in Garage Inc., i Metallica si atteggiavano a mo’ di pugili, stravaccati in uno spogliatoio sudicio e con addosso il consueto accappatoio. Il solito vizioso d’un Kirk Hammett era proprio lì, all’estremità sinistra, e sembrava realmente reggersi l’uccello con una mano. E poi c’erano i capelli corti, la scaletta contenente sempre più cover nonché i numerosi brani estratti dai due Load fra i quali, in veste live, spiccava una apprezzabilissima Ain’t My Bitch. I primi due album furono invece ridicolizzati da lunghi e insopportabili medley, le gag tutte quante fondate attorno al batterista che si alzava risultando comunque più basso dei piatti crash, eccetera eccetera. Questo, è ciò che sta lì dentro. Ma Cunning Stunts è speciale per una cosa soltanto, ovvero la presenza di una delle trovate del cazzo che in quel periodo affliggevano i quattro di San Francisco, anche se sostanzialmente eravamo agli sgoccioli e solo con St. Anger, ma soprattutto con l’aiuto di Lou Reed, avrebbero ripreso sul serio a farci del male fisico.

Dopo circa due ore di musica, la band, il management e la produzione tutta, inscenano coralmente ciò per cui chiunque meriterebbe di essere picchiato. Non per violenza, per buon senso.

In pratica, i Metallica stanno suonando Enter Sandman. Hetfield ferma il tutto e si mette a interagire col pubblico coi soliti YEAH, ovvero quel delirio post-Freddie Mercury che penso abbia afflitto un po’ troppi frontman più o meno dopo il 1985/1986, Magic Tour o giù di lì. La canzone riparte e si nota questo tizio volare per aria attaccato a una corda, e atterrare malamente nei pressi di una porzione non proprio casuale di pubblico. Lo assistono subito, non gli spettatori paganti ma chi era già lì per raccattarlo. Dopodiché inizia ad andare a puttane tutto il sistema elettrico, il cantante finge di venire ferito agli occhi e cade a terra, si rialza e prova a mandare avanti lo show, infine frena. Vola altra gente per aria appesa a qualunque genere di cosa: funi, scalette, cazzi di Kirk. Arriva un tizio in fiamme e prende a correre sul palco mentre gli onnipresenti addetti soccorrono o addirittura rianimano quelli caduti dal cielo insieme ad alcuni tralicci, proprio come in una celebre scena del noiosissimo E venne il giorno. In una normale situazione di crisi, le uscite di emergenza sarebbero state aperte e il pubblico starebbe defluendo all’esterno: no, montano le lampadine. Ci sono queste illuminazioni di fortuna che qualcuno cala dall’alto proprio sopra alla batteria di Lars, e un James Hetfield sudato fradicio (da lì si comprende la copertina con gli accappatoi in morbida ciniglia) ritorna alla carica per concludere in bellezza, ci sarà spazio per Motorbreath. Nello stesso istante, Kirk Hammett esibisce questa chitarra di pessimo gusto, che in pratica è trasparente e ricorda quelle clessidre piene di liquido bluastro che qualche tuo parente, sistematicamente, ti regalava al posto di un funzionale lettore DVD quando avevi circa otto o nove anni. Volete davvero guardare Cunning Stunts?

Esibire una maglietta degli Slayer, o magari dei meno conosciuti Angel Corpse, per me era una cosa fra metallari. Voleva dire contestualizzare la mia passione, dire agli altri io vado pazzo per questa roba qui! Metterne una dei Metallica significava dirlo al mondo intero. Attualmente non li infilerei mai nella lista dei cinque o dieci gruppi preferiti, ma sono stati il primo, quello che mi ha appassionato di più in quegli anni, quello verso cui ho provato la massima gratitudine. Fu con Cunning Stunts e cose del genere, e soprattutto con cose ben peggiori di questa, che dovetti iniziare a giustificare quella maglietta dei Metallica addosso. Ad ogni modo vi lascio con una nota a margine: la trovata del concerto che verte sul catastrofico, l’hanno riproposta in più forme per un bel po’ di tempo e non solamente qui. James Hetfield, tuttavia, ha sempre avuto una innata passione per lo spaccarsi di brutto durante le esibizioni live, come quando – nel 1992 a Montreal – prese una discreta fiammata dai fuochi utilizzati per gli spettacoli pirotecnici. Un annetto fa è pure volato per terra, sempre sul palco, eseguendo un brano tratto da Hardwired per cui, finzione o no probabilmente gli serve una mano. (Marco Belardi)

2 commenti leave one →
  1. bonzo79 permalink
    1 gennaio 2019 16:43

    mio primo concerto in assoluto, a milano nel 1996… il tizio in fiamme, il tizio appeso, il concerto che si interrompe, le lampadine… ricordo un forte puzzo di bruciato, un’occhiata alle uscite, e poi indeciso sul da farsi sentire due di fianco a me “l’hanno fatto uguale anche due sere fa”… che dementi. roba da scatenare fuggi fuggi e rischiare davvero che qualcuno ci lasciasse le penne

    Mi piace

  2. weareblind permalink
    5 gennaio 2019 11:03

    M’ero perso l’articolo del 31, bravissimo come sempre.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: