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Debuttare, fare il botto, non durare un cazzo

9 marzo 2018

Quando Raise Hell e Zyklon sono usciti sul mercato con i rispettivi debutti, ho sentito davvero ribollire il sangue nelle vene. Il problema è che nel giro di due anni era praticamente tutto finito; i primi rimasero un gruppo longevo quanto inconsistente, i secondi divennero una sorta di succursale dei Myrkskog, colpevoli di avere velocemente abbandonato ogni barlume di idea accennato in partenza in favore del nulla più totale. Ma in principio fu davvero goduria.

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I Raise Hell erano svedesi e si presentarono esattamente come ogni omino perbene dovrebbe fare col proprio suocero: imbrattati di sangue come se si fossero rivoltati nei fegatini di pollo per un pomeriggio, perché gli mancava qualcosa per frullarli e fare l’impasto per i crostini, e con una copertina raffigurante l’Italia che – non sapendo cosa fare degli F-35 acquistati con sudore qualche anno prima – li impiega in misura massiccia per bombardare una carinissima abbazia a caso. O qualcosa del genere, insomma. Le premesse erano bestiali, una delle poche volte in vita mia che acquistai una compilation (una delle Death Is Just The Beginning della Nuclear Blast che fu), e feci centro. Perché dentro c’erano i Raise Hell e mi toccò andare a comprare Holy Target all’istante. La proposta fu più volte accostata ai Dissection per la presenza di un forte binomio fra death svedese e black metal, che lasciava al secondo le tematiche più che altro. Ricordo vennero nominati pure i Dawn e un sacco di altri gruppi a caso, ma la realtà è che Holy Target – per quanto non inventasse niente – riusciva a risultare comunque un capitolo a sé stante, e non ti dava tregua nonostante un più che percepibile calo nella seconda metà della sua tracklist. Raise The DeadBeautiful As Fire e la title-track ruggivano in prima fila, spalleggiate dalla conclusiva e favolosa Superior Powers. Negli episodi in cui l’accento veniva messo sulla brutalità e sul death metal, come Mattered Out, l’album perdeva indiscutibilmente qualcosa. Ma loro non ci capirono un cazzo e mandarono tutto a rotoli con la fretta con cui ti sbarazzeresti di un elettrodomestico fulminato. 

Due anni dopo la svolta, se così vogliamo chiamarla, in direzione di un thrash caciarone e almeno inizialmente accattivante. Not Dead Yet era sì carino ma già mi mancavano i missili contro la sacrestia e tutte quelle frattaglie, e col successivo Wicked Is My Game si confermeranno un gruppo da eterno sei politico, che per qualche ragione ha rinnegato un esordio coi fiocchi per abbandonarsi al richiamo della banalità o – peggio – del voler suonare qualcosa che fondamentalmente non gli riusciva. Non tecnicamente, era piuttosto una questione di attitudine.

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Blood Must Be Shed è il titolo che erroneamente si sente nominare quando si parla degli Zyklon, invece. Quelli erano invece gli Zyklon-B , un altro side-project di Samoth ed altre stelle della scena black metal, e l’omonimia entrò in gioco quando qualche anno dopo al chitarrista degli Emperor venne prepotentemente voglia di suonare death. In realtà in parte già lo stava facendo su IX Equilibrium, e il dualismo con le volontà stilistiche di Ihsahn iniziava a pesare al punto che la band sarebbe scoppiata di lì a poco. Il debut dei Myrkskog Deathmachine spaccava decisamente il culo e Samoth proprio non seppe come resistergli: gli serviva solo il tempo di reclutare mezza loro formazione, quindi, e di fare perno su di un batterista tecnico e affidabile come il fedele compagno Trym. Inizialmente però alla voce c’era Daemon dei Limbonic Art e le cose girarono molto meglio: una marcata vena industrial, la presenza di passaggio di Garm come collaboratore e pezzi di altissimo livello fecero sì che World Ov Worms, almeno cavalcando un relativo effetto “sorpresa”, rubasse per qualche tempo la scena proprio agli Emperor. Sentitevi Zycloned e vi farete un’ idea, perché è semplicemente meravigliosa. L’album era brutale, ma anche capace di lasciare il segno in fretta e fondato su ispirate trame atmosferiche intrise di nichilismo, e di pessimismo verso un futuro nero che incombe.

Poi è venuto il tempo di Aeon e non fu solo l’avvicendamento alla voce con Sechtdamon a non funzionare. E la cadenzata Two Thousand Years è probabilmente una delle poche cose degli Zyklon che io mi ricordi, dopo il fantastico World Ov Worms. (Marco Belardi)

5 commenti leave one →
  1. Arkady permalink
    9 marzo 2018 11:01

    Cribbio i Raise Hell, da ragazzino c’ero andato sotto. Li vedevo come i cugini bocciati alle medie dei Children Of Bodom per via di quel faccino pulito ma con il demonio nel sangue. Quanti ricordi

    Piace a 1 persona

  2. 9 marzo 2018 22:50

    “Debuttare, fare il botto, non durare un cazzo”.
    Non è il problema di ogni uomo?

    Piace a 2 people

  3. vito permalink
    10 marzo 2018 10:16

    meriterei una denuncia per millantato credito ! mi definisco metallaro e non conoscevo i zyclon che mi sembrano super cazzuti, il pezzo postato mi ha monopolizzato la giornata di ieri.GOD BLESS YOU !

    Piace a 1 persona

  4. Fanta permalink
    10 marzo 2018 15:39

    Verissimo, ma è solo una delle configurazioni possibili delle variabili in gioco. Posso debuttare e non fare il botto, però durare parecchio (gli Accuser tedeschi?). Debuttare, non fare botti e non durare un cazzo comunque (Liberi e Uguali?). Deb + bot + dur (Rocco Siffredi, Black Sabbath). No deb, no bot, no dur (generazioni di giovani italiani dimenticati dal sistema sociale). Oppure, cambiando l’ordine dei fattori: debuttare, non durare un cazzo e fare il botto (eiaculazione precoce). E in questo caso il risultato cambia eccome.

    Piace a 1 persona

  5. 11 marzo 2018 11:07

    Tu che hai scritto il post sei un genio, Marco. Sono del ’71 amo il metal e di questo gruppo non ne avevo neppure sentito parlare ma nella musica c’è sempre tempo credo. Ora mi informero’.

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