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Avere vent’anni: LIMBONIC ART – Moon in the Scorpio

29 luglio 2016

Limbonic_Art_-_Moon_in_the_Scorpio

Charles: I Limbonic Art avevano scelto la strada del black metal sinfonico before it was cool. E questo è l’unico merito che riesco ad attribuirgli oggi. Nel senso che il mese prima era uscito Aspera Hiems Symfonia che era tutta un’altra cosa, un altro livello proprio. Ma a me Daemon e Morpheus sono sempre stati simpatici a prescindere, li trovavo trve e mi fomentavo parecchio quando se ne uscivano con inni tipo: Dominus Spiritus Virtus Sathanas, Dominus Spiritus Virtus Sathanas. Questo è il tipico gruppo di seconda fascia, che non ha mai realmente brillato per aver cacciato un disco indiscutibilmente fico ma che ti ascolti comunque più per abitudine, perché li segui ‘da sempre’, che per altri motivi. Moon in the Scorpio, ovviamente, all’epoca mi sembrò un mezzo capolavoro, mentre oggi lo trovo insostenibilmente lungo, grezzo e non riesco neanche lontanamente a confermare quel giudizio. Forse non ho più la pazienza di un tempo e le ottime intuizioni e intenzioni qui contenute si disperdono nell’abuso di noioso tupa-tupa da drum machine. Mentre gli Arcturus avevano già le idee ben chiare, questi qui ci provavano con risultati completamente diversi. Se proprio vi prude curiosità di ascoltarli partite dal secondo, In Abhorrence Dementia, parimenti grezzo ma molto più cazzuto. Ma questa è solo l’opinione di un democristiano qualsiasi. Sentiamo, invece, le parole di Verità da chi ha la vera fede:

Trainspotting: Non ho mai capito che cazzo ci trovasse la gente nei Limbonic Art. Seriamente. I primi due li comprai perché sentivo solo commenti entusiastici, i nuovi Emperor, i nuovi Beethoven, i nuovi Gesù Cristo scesi in terra però più epici e maligni e che sparano raggi laser dalle dita dei piedi, una cosa mai sentita prima, l’epitome definitiva del black metal, roba che la stessa esistenza degli Hellhammer doveva essere vista in un’ottica finalistica perché tutto il black metal era nato e si era evoluto per raggiungere la perfezione rappresentata dai Limbonic Art, perché sì gli Emperor ok però dai, parliamoci chiaro, vuoi mettere? e via dicendo. Ora sto leggendo che anche Charles non ne parla benissimo ma è uno sporco mentitore, perché anche lui all’epoca ci si sbrodolava su. Per Avere Vent’anni avrò recensito qualche decina di dischi, ma questo è il primo che non ho riascoltato prima di scriverne. Non ce la posso fare. La sola idea di riascoltare i Limbonic Art mi mette un’ansia addosso che non avete idea, forse anche perché all’epoca ho buttato via preziosissime giornate della mia esistenza ad ascoltarli, cercando di capire il motivo per cui tutti ci impazzissero; seduto sul divano, steso sul letto, seduto in metropolitana guardando un punto fisso, cercando di percepire quella scintilla di vita, quel genio così poco facilmente accessibile ma che una volta colto avrebbe cambiato non solo il modo di concepire i Limbonic Art, ma il black metal stesso, la musica stessa. La vita. E invece niente, un cazzo. Cercavo sempre di ripetermi che avevo avuto bisogno di tempo per apprezzare i Death, o gli stessi Emperor, o i Blind Guardian, ma anche gli Iron Maiden; che poi sono diventati tutti tra i miei gruppi preferiti. Coi Limbonic Art non c’è stato niente da fare. Peraltro neanche sapevo che sto disco compisse vent’anni, stavo leggendo la bozza dell’articolo e me ne sono accorto, e poi ho letto che Carlo ne parlava in termini democristiani, quindi mi sono detto: “No, cazzo. Questo disco non può passarla da impunito. Ho l’ingrato fardello di essere il messaggero dell’amara realtà“; e sono intervenuto. Perché, amici del vero metal, a distanza di 20 anni dall’inizio di questa incomprensibile anomalia nei gusti musicali delle persone, ora è il momento propizio per dichiarare finalmente, chiaramente, irrevocabilmente che I LIMBONIC ART SONO UN GRUPPO DI MERDA. Con loro avevo più o meno lo stesso rapporto che ho adesso con la birra artigianale: piace a tutti, è considerata una cosa prelibata e per palati fini, e tu ti vergogni a dire che piuttosto ti faresti sparare ad un ginocchio, perché ti considererebbero un bifolco. Però c’è una consolazione: il tempo ha fatto il suo corso. Non ne sento quasi più parlare da un decennio, e in generale molti di coloro che ci stravedevano poi hanno ridimensionato l’euforia. È tutto finito così, puf, ingloriosamente: i Limbonic Art non hanno retto al passare del tempo. Altro che nuovi Emperor, amici del vero metal. Adesso devo solo informarmi su quanto posso ricavare da una prima stampa di In Abhorrence Dementia, e a quel punto potremo dichiarare finalmente conclusa la questione.

8 commenti leave one →
  1. Arkady permalink
    29 luglio 2016 10:37

    Madoooo quanti ricordi sto album. Ricordo ancora che ci andai pesantemente in fissa senza averlo mai ascoltato incuriosito da una recensione iperultramega entusiastica proprio nelel pagine di Metal Shock (non ricordo da parte di chi). Alla fine l’album non lo trovai e ripiegai qualche anno dopo con In Abhorrence Dementia: ascoltavo solo la intro e poi tornavo ai Savatage!!!
    Se non ricordo male i Limbonic Art divennero famosi per aver scritto la prima “ballad” black metal norvegese

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  2. Cattivone permalink
    29 luglio 2016 12:43

    A me piacevano ma, al pari di Charles, col tempo ho un po’ rivisto il mio giudizio.
    Comunque schifo continuano a non farmene eh.

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  3. Ashi Karma permalink
    29 luglio 2016 13:49

    non ci credo qualcuno che ha la mia stessa opinione sui Limbonic Art…mi comprai anche io Moon In The Scorpio a cui diverse ed entusiastiche recensioni, ma non ho mai capito cosa cavolo avesse di così particolare da mandare tutti in estasi. Quindi, su questo mi feci fregare, il secondo lo ascoltai su cassetta registrata, e pur trovandolo migliore, mi ascoltavo un paio di tracce e poi cambiavo…il resto never covered :)

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  4. Fanta permalink
    29 luglio 2016 16:12

    Il punto è che questo discorso pseudo-revisionistico è applicabile tout court a molta roba di “seconda fascia” dell’epoca. Quanti dischi che consideravate fighi sino a quindici anni fa riascoltate con lo stesso entusiasmo di allora? La verità è che i gusti cambiano parallelamente alle evoluzioni del metal; così come le categorie di lettura dell’estetica del genere. Il disco sempre quello è…

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  5. 29 luglio 2016 19:37

    Su metal shock fu recensito come fosse un’ opera di musica classica, se ben ricordo. Comprai questo e anche il successivo, venduti entrambi, senza rimpianti (ammetto di aver venduto anche Filosofem nel 2001 in un momento di crisi spirituale, pero’ poi mi pentii e lo ricomprai anni dopo. Stranamente non pensai mai di vendere Hvis lyset tar oss…).

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  6. fredrik permalink
    29 luglio 2016 21:56

    classico disco – e band sopravvalutati all’epoca. il tempo serve anche a questo. ne ho già battezzate un paio per cui oggi ci si piscia in braghe che voglio vedere fra vent’anni, faranno la fine di questi.

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  7. Ftb permalink
    30 luglio 2016 15:50

    Il miglior gruppo black metal.

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Trackbacks

  1. Avere vent’anni: novembre 1997 | Metal Skunk

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