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Corni, corna e cornamuse: FOSCH FEST 2016

27 luglio 2016
rimbomba l'obice nel ciel di Bagnatica

rimbomba l’obice nel ciel di Bagnatica

Col Fosch c’eravamo lasciati tre anni fa, quando era ancora un piccolo festival di provincia con Alestorm ed Ensiferum headliner. Nel frattempo le pretese si sono alzate, al punto che le presenze sono aumentate considerevolmente, e il Fosch è diventato probabilmente il più grande festival estivo della Penisola metallara. Quest’anno purtroppo il piccolo Ciccio non c’è, ma potrà consolarsi sapendo che anche stavolta in tutto il festival non si spillava altra birra che non fosse artigianale; abitudine che potrà anche andar bene in uno sciccoso locale sui Navigli con sovrabbondanza di baffi arricciati tra la clientela, ma che nella circostanza specifica mi ha fatto temere di ritrovarmi l’anno prossimo a scegliere cosa mangiare tra hamburger di tofu e carote bollite con contorno di seitan. Anche se, almeno così a occhio, il pubblico del Fosch in quel caso sarebbe capacissimo di mettere le cucine a ferro e fuoco e cucinare salsicce con le spoglie mortali delle cassiere, suonando le tunes of war con la cornamusa.

VENERDÌ

Insomma si era abbastanza fomentati per l’evento. Ho fatto sentire per giorni i Folkstone alla mia compagna di merende nella speranza di farglieli piacere, e credo di essere riuscito nell’impresa, anche se avevo la certezza che dopo il concerto tutte le perplessità sarebbero cadute. Arriviamo trafelatissimi poco dopo le 21 e ci accorgiamo di essere addirittura in anticipo, perché sul palco ci sono gli ANCIENT BARDS: purtroppo non posso dire granché della loro esibizione perché siamo stati un’ora e mezza in coda per un panino. Non sto esagerando: un’ora e mezza. Roba che manco un bonifico alle poste di piazza Bologna alle 10 del mattino di un giorno che danno le pensioni. Tutto ciò che posso riferire è che suonano una versione cartoonesca del debutto solista di Luca Turilli, e poco altro. Peraltro ho saputo di un tizio che è arrivato da Milano solo per gli Ancient Bards, e quando hanno finito se n’è tornato a casa. Nel frattempo i FOLKSTONE cominciano mentre stiamo ancora finendo sia il panino che il repertorio di bestemmie, quindi ci ingozziamo e ci avviamo verso il palco masticando (e bestemmiando). 

foto di federico buonanno4

I bergamaschi fanno il loro solito bellissimo concerto, già descritto ripetutamente su queste pagine, anche se suonano troppi pezzi dal nuovo album, che non mi è piaciuto. Godono però del suono migliore di tutto il festival, alla luce dei problemi occorsi nei giorni successivi, e giocano praticamente in casa, venendo accolti dal pubblico del Fosch tipo gli U2 a Dublino nel 1987. Un unico appunto che mi verrebbe di fare, dato che in certi momenti mi ha rovinato il buonumore, è il costante, insistente, sfiancante ricorso a una retorica politica accompagnata dalle ugualmente costanti, insistenti, sfiancanti precisazioni “a noi la politica fa schifo”. Decidetevi, ragazzi. Anche perché si arriva a momenti nonsense tipo “noi non faremo mai politica! Dovete sapere che oggi in Parlamento…”; e non sto scherzando. Alla fine l’unico gruppo che ha fatto politica al Fosch è anche l’unico che specificava continuamente di non farla. Pure la cover di Guccini, e dai su. Da un punto di vista musicale, comunque, i Folkstone sono migliori di quasi tutto quello che è uscito dall’Italia negli ultimi dieci anni, e alla fine hanno convinto anche la mia compagna di merende, che si è comprata la maglietta. Però ecco, spero di non ritrovarmeli un giorno di spalla alla Banda Bassotti al Forte Prenestino.

SABATO

Il secondo giorno volevamo andare a far colazione al bar leghista, di cui si è parlato nel precedente report. Rimaniamo però bloccati in albergo a causa di uno spaventoso acquazzone estivo che si è abbattuto in un modo così violento che Nathan Explosion sarebbe rimasto tutto il tempo alla finestra mormorando “brutal” e poi ci avrebbe fatto un concept album. Quell’acquazzone è stata la cosa più genuinamente METAL di tutto il weekend. Poi al bar leghista ci andremo lo stesso, anche solo per interagire con la sempre ottima clientela del locale, tendenzialmente costituita da muratori e operai. Uno di loro, salernitano, stava battibeccando con il titolare perché quest’ultimo diceva che non avrebbe mai mangiato le mozzarelle di quelle zone in quanto contaminate. Il cilentano allora si rivolge a me, forse perché aveva percepito il mio accento terrone, e mi dice “Diglielo! Diglielo tu che non è vero!”; alché io rispondo che sì, forse il titolare si confondeva con Caserta, dove c’è la terra dei fuochi e tutta quella roba lì (perché dovete sapere che per un nordico il Sud è tutto un monoblocco uguale in ogni sua parte; un po’ come per noi il Nord, del resto). Insomma il tizio di Salerno si illumina, si fomenta e inizia a dirgli “Lo vedi! Lo ha detto pure lui! Sei un ignorante! Mangiati le mozzarelle del Cilento! Ignorante!”, e noi nel frattempo benediciamo Odino perché ci ha fatti metallari permettendoci così di assistere a scenette del genere in un bar tappezzato di santini di Alberto da Giussano, nella ridente Bagnatica, dove l’ombra cupa scende e dove noi siamo venuti per sentire i gruppi scandinavi che urlano.

Schmier perfettamente a suo agio nel suo habitat naturale

Schmier perfettamente a suo agio nel suo habitat naturale

Il possente acquazzone of steel ha distrutto tutto. Pare che sia saltato un generatore, ma quello che ci interessa è che il secondo palco, quello dei gruppi underground, rimarrà inattivo per tutta la giornata di sabato, e che sono saltati pure gli Ulvedharr tra i gruppi principali. Si inizia quindi con i FLESHGOD APOCALYPSE, che per non morire di caldo guardiamo dal tendone di fronte al palco. Arriva anche il piccolo Gabriele Hammerfall, che ordina le patatine fritte. La band perugina ce la mette davvero tutta, ma viene funestata da imprevisti tecnici e da un suono molto confuso; del resto i tecnici, suppongo, sono ancora lì dietro a cercare di salvare il salvabile, e nonostante ciò la corrente è saltata un paio di volte durante l’esibizione. Più o meno stessa sorte (cali di energia elettrica compresi) per i DESTRUCTION, in onore dei quali costringo tutta la compagnia ad andare sotto al palco; anche per loro, però, si può parlare di concerto in scala ridotta. Ho pensato che fosse un giusto contrappasso per il comportamento tenuto ad un Agglutination di diversi anni fa, ma mi è comunque dispiaciuto non vederli come si deve.

Un po’ sconfortati, ci rassegniamo a vedere i SACRED REICH stesi sul prato. Io poi soffro molto l’imposizione della birra artigianale, quindi inizio a innervosirmi, e per calmarmi prendo altra birra artigianale, e mi innervosisco ancora di più, entrando così in un circolo vizioso che a fine serata rischierà di uccidermi. Ad ogni modo coi Sacred Reich il suono comincia a tornare vicino ad una condizione accettabile, e il concerto diventa molto piacevole anche visto arcadicamente stesi su un prato all’ombra di un albero. Io però sono venuto al Fosch principalmente per gli AT THE GATES, che non ho mai visto dal vivo.

foto di federico buonanno

L’unica volta che ho visto Tompa cantare è stato almeno dieci anni fa, ad un concerto dei Great Deceiver in un buco sottoterra dalle parti della stazione Tiburtina. Me lo ricordavo immobile, dallo sguardo spento, senza interazione col pubblico, timido e con gli occhi sempre bassi. Ora è irriconoscibile: in formissima, salta e urla senza soluzione di continuità, lancia i cori, si muove come un animatore di un villaggio turistico, non perde mai un colpo, ride e scherza coi compagni: un animale da palcoscenico. E tutta la band è sul pezzo: fanno mezzo Slaughter of the Soul, The Swarm, i pezzi dal nuovo, sempre a mille, con un impatto devastante. Anche io ho subito un impatto devastante: i principali imputati sono una forma virale e la birra artigianale. Ho dovuto correre verso i bagni chimici mentre suonavano Need, che è la mia preferita degli ATG, e quindi in ultima istanza il motivo principale per cui sono venuto al Fosch Fest. Io l’ho ascoltata correndo verso i bagni chimici con un pacchetto di fazzoletti in mano. È un mondo difficile. E mentre ero asserragliato nel bagno chimico è partita pure Blinded by Fear, che i miei vicini di bagno si saranno chiesti chi potesse mai essere quello che imprecava così forte vicino a loro.

E così, amici del vero metal, ho visto gli ANTHRAX seduto sui gradoni davanti al palco, mestamente, sudando freddo per gli spasmi addominali, costretto a rimanere fermo anche mentre suonavano Time. Ho dovuto anche andarmene prima della fine, perché avevo bisogno di un Buscopan. Certo, potrebbe essere stato un virus; ma preferisco usare la birra artigianale come capro espiatorio, così per tutta la vita avrò una scusa per non berla. No grazie, io niente birra artigianale, sono allergico. Hai per caso una Peroni?

DOMENICA

foto di marco brambilla2

Il terzo giorno del Fosch Fest è stato storico: è la prima volta in cui passo un’intera giornata ad un festival metal senza bere neanche una birra. Pensateci: a voi è mai successo? Un paio di volte stavo quasi per cedere, alla birra artigianale, ma fortunatamente il leone dell’io voglio è stato più forte del drago del tu devi. Scopriamo che il palco underground è di nuovo funzionante, ed è da lì che ci arrivano le ultime note dei NORHOD, band sinfonicheggiante che mi è sembrata essere molto anni ’90 in certi momenti. Invece non ricordo una sola nota dei DRAKUM per due motivi: il volume era troppo basso per arrivare nitidamente sul prato dove eravamo (non potevo stare molto in piedi perché ancora sfiancato dal giorno prima) e perché abbiamo cercato tutto il tempo di decifrare il moniker scritto sul telone dietro al palco. Dovete sapere che, dato il rimescolamento della scaletta dovuto all’inserimento di alcuni gruppi che avrebbero dovuto suonare il giorno prima, l’unico modo per capire chi stesse suonando era decifrare il moniker. C’è anche un giochino per il cellulare incentrato su questa attività intellettuale a cui avevo giocato proprio con i miei sodali qualche tempo fa. Dovrebbero metterlo sulla Settimana Enigmistica.

Andiamo un po’ sotto al palco degli ATLAS PAIN, che quantomeno si sbattono parecchio. La cosa che risalta più all’occhio è che ogni membro ha un look diverso dall’altro, tipo le Spice Girls. A differenza delle sgallettate inglesi, però, gli Atlas Pain suonano un metallo folkeggiante perfettamente in linea con l’antico spirito del Fosch. A Gabriele Hammerfall piacciono così tanto che corre a comprarsi il cd. Dopo è il turno degli SKALMOLD, che ricoprono un ruolo necessario in ogni festival: quello del gruppo di cui non ti è mai fregato un cazzo ma di cui, per qualche mistero a te davvero impenetrabile, ti ritrovi circondato da persone con la loro maglietta indosso. È successo con gli Wolfchant allo scorso Fosch, ad esempio. Un sacco di gente era lì soprattutto per gli Wolfchant, cantava le canzoni a memoria ed era fomentatissima. Il mondo è un posto meraviglioso.

foto di ma

per esempio.

Gli Skalmold possono essere definiti semplicemente con il vecchio andazzo cori da osteria, riff da trattoria. Che poi a me piacciono tantissimo le costolette di agnello, il ragù di cacciagione, gli spiedini e le bombette al sugo, ma gli Skalmold sembrano davvero la versione metal dei cantanti altoatesini con i calzettoni al ginocchio che cinguettano e sbattono i tacchi. Durante la loro esibizione mi aspettavo che da un momento all’altro si materializzasse il dio della carne arrosto e si mettesse a lanciare salsicce ai presenti. E fidatevi: se è troppo pure per me, vuol dire che è davvero troppo.

foto di paolo manziVorrei poter parlare dei NIGHTLAND ma in quella mezz’ora mi sono dovuto allontanare dal festival. Nel frattempo saliva il fomento per gli ENSLAVED, che insieme agli At The Gates erano il gruppo che aspettavo di più. Li vidi al Roadburn l’anno scorso, per due giorni di fila, e ne rimasi sconvolto. Oggi è forse anche meglio, ed è stato di gran lunga il concerto migliore della tre giorni. Come sempre evitano di pubblicizzare l’ultimo album, e propongono una scaletta che pesca da ogni epoca della propria discografia. Sono anche fortunati, perché finalmente il suono ritorna ad ottimi livelli. Mi dispiace davvero per chi non c’era, ma è stato uno dei concerti più belli a cui mi sia capitato di assistere negli ultimi anni. Canzoni lunghissime, moderatamente intricate, in teoria non adatte alla sede live, che scorrono via con estrema piacevolezza; l’attitudine rilassatissima di Kjelsson e compagni, che pur suonando una musica serissima non si prendono mai troppo sul serio, neanche per un secondo; un gruppo storico, fondamentale, seminale, e a conti fatti uno dei pochissimi gruppi estremi ad aver scritto quasi solo capolavori nell’arco di venticinque anni che suona con la passione e l’entusiasmo di ragazzini, passando con disinvoltura da Vikingligr Veldi a Ruun, e senza mai darti l’impressione di stare timbrando il cartellino. Persino i pogatori di professione si sono fermati per entrare appieno nell’atmosfera. Anche alla luce della pessima esibizione dei Korpiklaani, è un crimine che gli Enslaved non fossero gli headliner della serata.

Proviamo a guardare i KANSEIL, che si sgolavano per provare i microfoni sul palco piccolo mentre di fianco suonavano gli Enslaved. A un certo punto Ivar Bjornsson stava per dire qualcosa ma si è interrotto perché le urla belluine di uno dei cantanti dei Kanseil si sentivano anche senza amplificazione. La loro esibizione è stata senza dubbio molto scenografica, ma penalizzata oltremodo da un suono confuso e pasticciato, tanto che io ero letteralmente sotto al palco senza riuscire a capire bene cosa stessero suonando. Leggo però che la band ha un discreto numero di fan, quindi sarà per la prossima volta.

rabbrividiamoPer i KORPIKLAANI avevo un po’ di timore, dato che l’ultima volta che li vidi suonarono piuttosto male. Oggi sarà anche peggio. Non c’è niente da salvare nella loro esibizione: a partire dal suono ovattato e dai volumi bassi per finire alla totale mancanza di entusiasmo e alla sciatteria con cui hanno suonato, male, le canzoni mediamente brutte che per qualche motivo hanno scelto per l’occasione. Dulcis in fundo, il cantante è rimasto senza voce dopo mezza canzone e ha disperatamente rantolato per tutta la durata dello show. Non so se la scelta della scaletta sia stata subordinata all’afonia di Jonne Jarvela, ma è stata una delle peggiori che potessero tirar fuori. Se dovessi scegliere un titolo per questo concerto direi pessimismo e fastidio; emozioni rappresentate dalle espressioni di batterista e violinista, le cui facce recitavano proprio “ma io non voglio stare qui” più chiaramente che se fossero state scritte con neon stroboscopici; mancava solo che venisse fuori Marina Massironi e dicesse “Rabbrividiamo”, anche se magari avrebbe stonato perché sarebbe risultata troppo espressiva in quel contesto. Chiudono con alcuni cavalli di battaglia, ma è veramente troppo poco.

E anche il Fosch 2016 è finito. Dispiace per i problemi tecnici, per le file assurde e per quella maledetta birra artigianale, ma tirando le somme si conferma come uno dei festival con l’atmosfera più genuina a cui si possa assistere. Ringrazio i miei fidi compari di sventure e i lettori che mi hanno fermato, incredibilmente non per picchiarmi ma per rispondere al simpatico giochino ideato dagli altri tizi di Metal Skunk e spiegato qui. Speriamo di vederci tutti l’anno prossimo, magari facciamo un meeting al bar leghista.

27 commenti leave one →
  1. Cattivone permalink
    27 luglio 2016 15:56

    Capitó anche a me di passare un intera giornata di festival senza bere birra: era al Fosch Fest del 2012. Conservo ancora -a testimonianza dell’evento- una foto mia con in mano una bottiglietta d’acqua accanto a uno striscione con su scritto “I METALLARI BEVONO BIRRA”.
    Mi dispiace un po’ per la svolta presa dal festival che era nato principalmente come indirizzato a un pubblico di vichinghi/pagani/folkettoni; giá l’anno scorso, per dire, i Carcass mi sembrarono una nota molto stonata (pur apprezzandoli), quest’anno avevo fatto un pensierino a presenziare alla giornata del venerdí, ma non abitando molto vicino al luogo del concerto ed avendo giá visto i Folkstone dal vivo 4 volte ho deciso di saltarlo del tutto.

    Ma i birrifici erano gli stessi dell’anno scorso? No, perché io avevo trovato una birra (mi pare fosse la Zeus) che mi piaceva parecchio, era bionda, dalla elevata gradazione alcolica e priva di quel retrogusto “per intenditori” tipico delle birre che vorrebbero essere considerate di pregio.

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    • Andrea permalink
      28 luglio 2016 17:56

      No, quest’anno a differenza dell’altro il birrificio era l’Elav, per me ottima.

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  2. Lorenzo (l'altro) permalink
    27 luglio 2016 16:27

    Korpiklaani, Skalmold e compagnia bella per me rimangono un mistero. Non mi sembra giusto che si spenda per loro la stessa definizione di Skyclad e Dordeduh. E dire che davvero il gran numero dei padani in gonnellina erano lì per loro.
    Se può valere come consolazione, io son tornato con gambe gonfie per gli ascessi delle punture di tafano, mannaggia a Giussano.
    Anthrax: tristi, ma che davvero Belladonna si crede Dio? Mezzo minuto di UOAAAAAAOOOOOAAH vibrato alla fine di ogni canzone (e anche all’inizio, a dire il vero) non si regge. Rimpiango di non averli mai visti con Bush.
    At The Gates: “si muove come un animatore di un villaggio turistico”. Verissimo, ed è questo il problema. Nel pit magari frega cazzo, ma a fine show e dopo ogni pezzo nuovo ti chiedi se At The Gates abbia più senso senza nichilismo (ancora, rimpiango di non averli visto quando ancora…).
    Enslaved: niente. Troppo. Perfetti. Continuano a non volermi fare Thoughts Like Hammers e Roots of the Mountains e a fare un juke-box a caso di pezzi vecchi (tanto sono tutti perfetti) solo per darmi una ragione di vita, aspettare cioè la prossima volta che li vedrò con la trepidazione della scolaretta che va a vedere un Fedez qualunque.

    Domani Testament.

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    • 27 luglio 2016 16:51

      vabbè ma è chiaro che *quegli* at the gates non esistono più, se accetti il disco della reunion scritto col pilota automatico e accetti il tour di rimpatriata allora meglio che sia andata così. le alternative sarebbero due: una finta posa depressa per rievocare quei tempi di abuso di eroina oppure tompa morto per overdose. sinceramente lo scenario del fosch mi sembra il migliore ipotizzabile, viste le premesse.

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    • Lorenzo (l'altro) permalink
      27 luglio 2016 17:18

      Non lo so… A me sa di presa per i fondelli. Cioè, sappiamo tutti che è una reunion alimentare senza urgenze artistiche, loro vogliono grana, noi vogliamo spaccarci il muso sotto il palco perché nel ’95 eravamo troppo piccini. Pace. Un’alternativa sarebbe salire sul palco, fare il tuo sporco lavoro con cazzimma, cinismo e non piacioneria e poi saluti, senza fingere depressione maniacale ma senza nemmeno fare scenette. Infatti gli altri quattro così fanno. Poi ti soffermi sulla composizione dei pezzi nuovi dove di metal ce n’è poco (intendo quella cosa difficilmente spiegabile che fa di un disco un disco metal) e si tratta invece di una cosuccia post-hardcore col suono di un disco di vent’anni prima, e ti chiedi se invece Tompa non stia mimando la moda metalcore per accontentare i giovini che si ritrovano a caso sotto al palco ai festival. Stessa cosa più o meno vale per gli Haunted, visti l’anno scorso salvarsi in corner solo con una Hate Song che non c’entrava più un cacchio col resto del set.
      Poi magari sbaglio io.

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  3. Luca Borghesi permalink
    27 luglio 2016 17:12

    Birra artigianale = TOP
    Peccato che essendo nel bergamasco dove ci sono tra i migliori d’italia, abbiano scelto quel Birrificio….speriamo ne mettano altri i prossimi anni!

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  4. golf_mit_uns permalink
    27 luglio 2016 18:57

    ricordo poco del suddetto evento. Solo che ad un certo punto gridavo “TOoopa!” e tutti giù ridire. Ma perchè dico io? E’ il cantante degli At_the_cats!!! Mi dicono stessero suonando gli Acent Sards…quindi forse ci stava, non fossero sardi.

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  5. 27 luglio 2016 20:45

    Anche a me la birra piaceva assai (che poi diciamolo, ELAV sta a birrificio artigianale come Century Media sta a etichetta indipendente); solo che le modalità di procacciamento erano obiettivamente infelici, come descritto nel report (anche se meno infelici di quelle per ottenere cibo, e infatti per me e per molti altri cena liquida sabato).
    L’organizzazione va indubbiamente ricalibrata sui numeri più alti delle ultime edizioni con nomi di sicuro appeal, ma alla fine il bilancio è positivo (parlo di sabato, la giornata in cui c’ero): Destruction in forma nonostante i problemi tecnici (ed eroi nel gestire la folla nel mentre); Sacred Reich alla prima assoluta italiana con quell’aria da americani obesi e paciocconi e pacificisti un tanto al kilo (durante il concerto hanno anche invitato il pubblico ad abbracciarsi vicendevolmente, abbracciandosi loro stessi e coi roadie stile “scambiamoci un segno di pace”, mentre sotto la gente cantava “wall-of-death! wall-of-death!”), nonostante un set perfetto per pezzi e palle sopra le mutande (io mi sono tolto la modesta soddisfazione di organizzare il wall of death – l’unico della giornata a quanto mi risulta -non a caso durante “Ignorance”); At The Gates persi completamente (non è roba per me né lo è mai stata); Anthrax professionali e “populisti”, e anche Belladonna tiene uno show intero, anche se è evidente è abissale la reazione del pubblico quando suonano i pezzi vecchi e quelli nuovi (che comunque live rendono meglio; per inciso, il giorno prima in Friuli, dove suonavano solo loro, hanno fatto praticamente lo stesso concerto: ormai pilota automatico, ma va bene così).
    Peccato non esserci visti colla bella ggente che scrive qua ma io ero in mezzo alla mischia e adocchiavo le maglie sperando di scovarvi ma niente. Prossima volta, così vi offro anche una birra.
    Perdonate l’overdose di parentesi, ma almeno da 747 dei Saxon la parentesi è metal quanto l’umlaut.

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  6. sergente kabukiman permalink
    27 luglio 2016 21:44

    ma solo a me le birre artigianali al 99% hanno lo stesso sapore dei tubi di ferro dove vengono prodotte e danno ancora più sete?che schifezza! ma il tipo della security nella foto con schmier stava cercando di imitare dwayne johnson?

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  7. 27 luglio 2016 23:36

    Barg, io te vojo bbene, ma se preferisci quella broda da supermercato della Peroni alle birre dell’Elav (che piacciono pure a me che non amo le IPA), allora hai un bug alle papille gustative.
    Comunque, da frequentatore storico del Fosch (tutte le edizioni), questa è la prima volta che l’organizzazione mi delude: dalla gestione del campeggio alle file per il mangiare, sembra che abbiano fatto il passo più lungo della gamba, portano lo stile dei grandi festival europei in un contesto che è più quello della festa di paese per noi accozzaglia di minchioni che si conoscono tutti. Ciò detto, bravi At The Gates, bravissimi Enslaved, immensi Sacred Reich, il concerto che aspettavo da dieci anni.
    Ed è stato un onore incontrarti nel pubblico! :D

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    • 27 luglio 2016 23:40

      sì ma chiaramente sulla birra sono questioni di gusti. io però la birra artigianale proprio non la posso bere, sono allergico.

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    • Cattivone permalink
      28 luglio 2016 09:42

      A onor del vero anche l’anno scorso c’erano delle discrete file per mangiare… Non so quanto la situazione sia degenerata quest’anno.

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  8. Ranx permalink
    28 luglio 2016 11:37

    Sono andato al Fosch solo il sabato (spiace per gli Enslaved, ma il resto del bill di domenica non mi interessava proprio) e il mio fomento per i Sacred Reich, che non avevo mai visto, è stato abbondantemente ripagato. Ho anche incontrato Roberto ed è stato un piacere (ci siamo beccati all’ombra, ero quello con la maglietta bianca dei Ratos). E veniamo al discorso At The Gates; li avevo già visti in formazione ridotta un paio d’anni fa a Trezzo, quindi ero carico ma non come per i Sacred Reich e anche a me il fare di Tompa è sembrato quello di una specie di animatore, ho pensato “Swedish death metal karaoke”. Però tutto sommato mi va bene così, se le nuove canzoni non sono stronzate e in sede live si comportano in maniera più che dignitosa io sono contento. Gli Anthrax non mi anno fatto “I am the law”. é la seconda volta in meno di un anno che non mi fanno “I am the law”, mannaggia. Ah, la birre fighette mi piacciono, ma ne riesco a bere poca alla volta, e ogni volta mi sento in colpa e mi chiedo se siano il primo passo di una china discendente fatta di risvoltini apericena e pacificazione intellettuale.

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  9. weareblind permalink
    28 luglio 2016 20:44

    Anche a me di domenica non importava nulla, solo sabato. Vi trovo troppo severi sugli At the Gates, alla fine è musica di intrattenimento, mi sfugge che dovrebbero fare, tagliarsi le vene per far vedere quanto sono death metal? Tompa sindaco del mondo. Barg, le birre artigianali (se ben fatte) stanno alle birre stile Peroni come il Teroldego sta al metanolo. Provate le IPA, io me le faccio spedire dal birrificio della Granda (CN).

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    • Charles permalink
      29 luglio 2016 09:27

      E comunque sono un po’ deluso: speravo in una foto di Weareblind col Bargone e invece niente…

      Liked by 3 people

      • weareblind permalink
        29 luglio 2016 16:48

        A me lo dici!! Cavolo, pensate ad un segno di riconoscimento, qua al nord il plotone MS è denso. Dai dai dai campagna di idee.

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      • ignis permalink
        29 luglio 2016 19:03

        Dovremmo produrre delle magliette. Ciccio disegna pure bene…

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      • weareblind permalink
        29 luglio 2016 20:29

        Ecco, buona idea. Io ci sto.

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      • sergente kabukiman permalink
        29 luglio 2016 21:28

        si ma è pigro, deve ancora fare il logo del blog..ha i ritmi simili a quelli dei boris

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  10. Breuer permalink
    1 agosto 2016 11:10

    Cazzo venerdì c’ero e speravo di offrirti una birra (te la devo se non altro per i tuoi articoli sui Blind Guardian e i Summoning) però, a parte che non ti ho visto, ora scopro che l’avresti schifata. Ora, se ti becco in futuro te la debbo offire, come si fa? Non voglio difenderla a spada tratta perché è già stata difesa, e meglio, più su, però non voglio essere accostato ai baffi arricciati dei navigli, anche perché quelli continuano a prendere cocktail, non temere. A parte tutto avrei dovuto fare la fila del dio per ricaricare quella maledetta carta. Dei Wolfchant sono obbligatori i primi due, che sono un frullato di salamella e birra bavarese: secondo me con quelli si capisce il fomento delle persone. Poi li ho persi di vista, ma plausibilmente hanno fatto lo stesso errore dei Finsterforst (di cui vanno recuperati i primi due per lo stesso motivo), e cioè prendersi sul serio, per cui hanno perso ogni motivo di interesse.

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  11. Jacopo permalink
    23 agosto 2016 10:19

    Cosa ci trova la gente nei Korpiklaani? Sinceramente.

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