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FOLKSTONE // NANOWAR @Orion, Ciampino 28.11.2014

2 dicembre 2014

Adoro i Folkstone, ma non ero mai riuscito a vederli dal vivo. Questo a molti potrà sembrare improbabile, ma li ho sempre persi per una serie di sfortunate contingenze spesso speculari, tipo trovarmi a centinaia di chilometri dal concerto oppure rimanere bloccato fuori dall’Agglutination nell’esatto momento in cui suonavano lì a 50 metri. Sono pure andato all’unica edizione del Fosch Fest, organizzato anche dai Folkstone, in cui i Folkstone non hanno suonato. È un mondo difficile. La mia fiducia nelle capacità salvifiche del metallo zumpettone dei bergamaschi è tale da convincere anche la mia ragazza ad accompagnarmi al concerto, lei che prima di stare con me pensava che i metallari fossero una specie mitologica dedita al rogo di macchine parcheggiate in periferia e al sacrificio rituale di animali da cortile. Alla fine le è piaciuto però, ed è piaciuto anche al fiero Enrico Mantovano, che abbiamo preso a scrivere qui su MS perché ci mancava uno scribacchino con la barba lunga. La barba lungà dà credibilità.

Arriviamo all’Orion in tempo per vedere suonare i Nanowar, che a Roma godono di un seguito aumentato a dismisura con gli anni. Il suono è confusionario e non si capisce molto bene cosa stiano dicendo, ma è tutto molto divertente e la gente reagisce benissimo lo stesso. Per certi versi il loro successo nella Capitale ricorda quello dei Prophilax negli anni novanta, e l’Orion è strapieno come raramente l’avevo visto. Io dei Nanowar ricordo con affetto la commovente Poser di millemila anni fa; li ho persi di vista più o meno da quando hanno cominciato a fare sul serio, e può darsi che mi sia perso qualcosa.

Tutto molto divertente quindi, ma quando salgono i Folkstone cominciano a gonfiarsi gli occhi. Li apprezzo dal debutto e li inseguo in giro per lo Stivale da anni, e finalmente sono sotto al loro palco. I primi pezzi sono quasi tutti tratti dall’ultimo disco, che ci è piaciuto un po’ meno degli altri, ma quando parte Frerì l’esaltazione è a mille. I vecchi inni da battaglia ci sono tutti: Briganti di Montagna, Folkstone, Anime Dannate, tutte urlate a squarciagola come disperati, come se fossimo davvero degli antichi viandanti montanari con le cornamuse. Alza il Corno è la canzone con cui li scoprii, e guardandomi intorno vedo molte facce commosse come la mia. 

Dopo Luna, la ballata in dialetto bergamasco de Il Confine, Lore fa una tirata contro la Lega Nord. La varietà dei dialetti italiani dovrebbe unire, non dividere, dice. È giusto, ovviamente, ma mi fa sorridere che loro siano costretti a fare queste banali precisazioni perché c’è sempre qualcuno che dice che, siccome a volte i Folkstone cantano in bergamasco e nei vecchi dischi parlano dei longobardi, sono leghisti; del resto fino a quel momento se uno pensava a longobardi e folklore celtico pensava al raduno di Pontida. In questo senso c’è un pregiudizio generalizzato verso Bergamo, effettivamente, e l’entusiasmo di questa sera all’Orion, nelle estreme borgate romane, è tale che forse neanche loro ci speravano. Quindi la buttano lì, giusto in caso qualcuno dopo Simone Pianetti non avesse ancora capito bene da che parte tira il vento. Ma, anche fossero sostenitori del Brillante Compagno Kim Jong-un, come potresti voler male a gente del genere?

Hanno suonato non so quanto precisamente, ho perso il senso del tempo, ma almeno due ore. La loro serrata attività live li ha trasformati in una vera macchina da guerra; dai filmati live che avevo visto mi sono sembrati molto migliorati, e l’impavido Enrico Mantovano, che li vedeva per la terza volta, conferma: la voce di Lore non ha mai reso così bene dal vivo, per tutta la durata dello show. Anche i nuovi pezzi hanno un’altra marcia: sarà il loro entusiasmo, sarà il nostro entusiasmo, sarà il fatto che essendo strutturati sul ritornello sono fatti apposta per essere suonati dal vivo, ma Prua Contro Il Nulla e Mercanti Anonimi creano il delirio, nonostante siano fuori da neanche un mese. Il concerto ci lascia così estasiati che loro se ne accorgono e fanno un altro bis, l’ennesimo, prolungando l’esperienza fino a due ore, che passano come fossero cinque minuti. L’ultimo disco non sarà all’altezza dei precedenti, ma con una passione del genere potrebbero metterci un attimo a ritornare in carreggiata. Chi non li ha mai visti farebbe bene a colmare questa lacuna; in ogni caso speriamo di vederci tutti al Fosch Fest l’anno prossimo. (Roberto ‘Trainspotting’ Bargone)

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