Tirate fuori i Supertele: i TRICK OR TREAT cantano le sigle dei cartoni animati

Non penso di aver mai parlato dei Trick or Treat prima d’ora, quindi quale modo migliore per cominciare di Reanimated, il pluriannunciato album di cover delle sigle dei cartoni animati? Reanimated offre una novità essenziale rispetto agli altri dischi di questo genere che impazzavano una quindicina di anni fa, e cioè uno scarto generazionale di una decina d’anni che rinnova quasi completamente il parco di canzoni prese in considerazione: a parte Jeeg Robot d’Acciaio e Daitarn 3, già coverizzate da chiunque, le altre sono in gran parte sigle più recenti cantate in originale da Cristina D’Avena e Giorgio Vanni, e praticamente inedite in questa veste. Leggere la scaletta è davvero come fare un tuffo nel passato: Batman, Dragonball Z, Jem, Robin Hood, Prince Valiant, Il Mistero della Pietra Azzurra, addirittura David Gnomo e persino la sigla italiana di Ken il Guerriero. Le uniche originali sono quella di King Arthur, poi Let it Go (da Frozen) e Pegasus Fantasy (per inciso la canzone più bella della storia dell’uomo), le altre sono quelle che sentivi su Italia 1 il pomeriggio o la mattina presto prima di andare a scuola, con il sapore della tazza di latte coi Frosties che ti risale su in gola, esattamente l’equivalente power metal della madeleine proustiana

Le cover non sono venute tutte benissimo allo stesso modo, in realtà, tenendo però sempre presente che i Trick or Treat hanno la loro dimensione ideale dal vivo. Del resto chiunque li abbia visti sul palco concorderà che ciò che ti rimane maggiormente è che sono dei simpaticissimi cazzoni che vorresti nella tua comitiva per farci tornei alla Playstation completamente sbronzi. Io peraltro qualcuna di queste cover l’ho già sentita riprodotta lo scorso novembre al Luccacomics, quando i nostri epici eroi, capitanati da un Alessandro Conti ubriaco come una pesca a mollo nella sangria, si esibirono in qualche anticipazione dal presente album, che per il sottoscritto diventò quindi immediatamente il disco più atteso dell’anno dopo il nuovo Summoning. Ascoltare Robin Hood dal vivo mi ha messo di buonumore per giorni, mentre qui sembra una delle meno coinvolgenti; e così anche altri pezzi, come Ken il Guerriero o Dragon Ball, le cui versioni power metal in teoria dovrebbero farmi uscire di testa ma che non riescono ad esaltarmi più di tanto. Forse erano semplicemente troppo sobri durante le registrazioni, ma in ogni caso gli arrangiamenti sembrano a tratti un po’ affrettati.

Le collaborazioni sono in numero spropositato, manco fosse un disco degli Ayreon: praticamente in ogni pezzo c’è almeno un ospite. C’è mezza scena power italiana: tra gli altri, Roberto Tiranti (Labyrinth), Giacomo Voli (Rhapsody of Staropoli), Michele Luppi (Vision Divine, Secret Sphere), Damnagoras (Elvenking), Sara Squadrani (Ancient Bards), il tipo dei Nanowar e nientemeno che Giorgio Vanni himself. E non parliamo degli strumentisti che non la finiamo più, ma ci limitiamo a dire che qua e là praticamente ci suonano tutti i DGM. In alcuni casi l’effetto è devastante, tipo quando senti Roberto Tiranti in Batman, che è una cosa che mi fa piegare ogni volta. Cioè questi hanno preso la voce calda e passionale per eccellenza del power italiano, quella che ha cantato su Return to Heaven Denied, e l’hanno messa a cantare cose tipo È L’UOMO PIPISTRELLOOOO/ SI AVVOLGE NEL MANTELLOOOO. E l’effetto finale è spettacolare, attenzione. I pezzi migliori sono forse David Gnomo, che sembra una roba dei Korpiklaani (e infatti ci hanno messo quelli degli Elvenking) ; poi Pokemon, che Kai Hansen si starà mangiando le mani per non averla composta lui; e ancora Prince Valiant, Devilman e Diabolik. Peccato per l’assenza delle cover delle sigle delle Tartarughe Ninja, di One Piece e di Memole (la preferita di tutti i bambini per quelle infinite blasfemie che suggeriva la linea Memole è il nome mio), ma a questo punto speriamo in un secondo volume.

Citazione obbligatoria per i video estratti: Pegasus Fantasy (con le riprese interamente fuori sincrono e fatte col cellulare in verticale, mai visto niente del genere, ragazzi siete i migliori di tutti), Batman, Cinque Samurai e Let it Go, che però, essendo uscita qualche anno fa, non comprende il duetto con Adrienne Cowan. In ogni caso, questo è il primo concorrente per il premio di disco dell’estate 2018. (barg)

PS: quando li vidi al Luccacomics rimasi così esaltato che la mia dolce metà si è premurata di regalarmi il disco, che mi è arrivato a casa il giorno dopo aver scritto questa recensione; e, dato che Reanimated è stato finanziato tramite crowdfunding, ora contiene il mio nome nell’elenco dei produttori esecutivi. Sono soddisfazioni.

10 commenti

  • La cover di “Robin Hood” se non erro gira da un po’, mi ricordo che un amico l’aveva inserita in un cd masterizzato che aveva in macchina…ma si parla di almeno 7/8 anni fa. Il fatto che ci sia la sigla de “I 5 samurai” mi obbliga a cercare sto disco su spotify non appena torno a casa da lavoro.

    P.s. non mi ricordo se ne avete già parlato, ma a proposito di commistioni “nostalgia dell’infanzia della generazione nata negli ’80/metallo” segnalo i 666, che rivisitano i pezzi degli 883 in chiave punk/metal.

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  • sergente kabukiman

    il tizio che ha fatto la copertina ha almeno finito l’asilo nido?

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