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Dischi che fanno abbassare lo spread: ELVENKING – Era (AFM Records)

23 ottobre 2012

L’altro giorno ero con Ciccio Russo e Charles Buscemi, e si parlava della playlist di fine anno, che è uno dei nostri argomenti preferiti da Capodanno a San Silvestro. Dopo che il segaligno Charles è riuscito a spuntarla sull’ampliamento del numero dei dischi in graduatoria (quest’anno ci sarà dunque una top 15 e non una top 10), il discorso è caduto sui dischi italiani. Loro volevano metterne almeno uno ciascuno in classifica, onestamente non ricordo quali; ma a quel punto mi è venuto in mente di non aver recensito alcun disco italiano quest’anno, a parte i Rhapsody di Turilli; magari me ne scordo qualcuno, ma credo di no.

Io di solito non parlo di gruppi italiani. Sia perché spesso non c’è molto di cui parlare, sia perché c’è una fastidiosa tendenza a tacciare di ignoranza o invidia (?) il recensore che non paragona il debutto autoprodotto della tua band a Sticky Fingers dei Rolling Stones. Siccome io sono vecchio e stanco eccetera eccetera, tendo a girare al largo. Però ecco, mi è capitato per le mani il nuovo Elvenking e sarebbe un peccato non spenderci due parole. Quantomeno per il fatto che io stesso recensii il debutto Heathenreel sul Metal Shock cartaceo con un otto pieno, ma non solo; soprattutto perché Era, il loro settimo lavoro, è ancora migliore. La band friulana suona meno folkish che in passato, ma l’album è più omogeneo sia qualitativamente che stilisticamente: Era non ha praticamente cali di tono, e ognuna delle dieci tracce presenti si lascia canticchiare che è un piacere. Non dico niente di particolarmente nuovo, dato che gli Elvenking sono da anni una realtà apprezzata da tutti gli amanti del genere (dischi come Wyrd, The Winter Wake e Red Silent Tides sono sullo scaffale di ogni fan del power/folk metal che si rispetti), però, ritornando all’incipit dell’articolo, volevo solo esprimere i miei due centesimi. 

Era vede la partecipazione, soprattutto, di Jon Oliva (guest vocalist in I Am The Monster e nella ballata Forget-Me-Not) e Teemu Mäntysaari di Wintersun/Imperanon (assolo nella bellissima Walking Dead), oltre a Maurizio Cardullo dei sottovalutati Folkstone ai fiati e a Netta Dahlberg (già presente nell’ultimo Amorphis) come voce femminile. Alcune di queste saranno sicuramente collaborazioni estemporanee, fatte perché si poteva farle, e per aggiungere un nome più o meno di richiamo al disco; ma, onestamente, sentire Jon Oliva che canta è sempre un piacere, e non è che si può stare a fare troppa dietrologia in un genere come il power metal, nel quale con lo stesso criterio esisteranno almeno duecento dischi con un assolo di Kai Hansen.

Era è un disco di canzoni, canzoni che funzionano e ti si stampano in testa; canzoni allegre e vagamente malinconiche, adatte per tutte le stagioni e sapientemente costruite su quel sottile equilibrio tra creatività ed esperienza dal quale sono nati quasi tutti i capolavori del power. Era non è un capolavoro, ma è un ottimo disco, uno dei migliori degli Elvenking, e probabilmente l’unica presenza italiana nella mia personale top 15 di fine anno; e non perché è italiano, ma proprio perché è uno dei più bei lavori power metal di quest’anno e forse pure del paio d’anni precedenti. Se non vi piace, non sapete che vi perdete. Se vi piace, siete amici miei. (barg)

Ps: sfrutto la citazione tokieniana nel moniker della band per rammentare a tutti e ventiquattro i lettori che il mese prossimo uscirà il primo film su Lo Hobbit, a firma di Peter Jackson e compagnia. Per chi non ne fosse ancora al corrente, invito a provare a indovinare come hanno risolto il problema della totale assenza di ruoli femminili nell’opera.

8 commenti leave one →
  1. Arkady permalink
    23 ottobre 2012 12:06

    a me sto album non m’ha ancora preso molto , di tutta la loro discografia ho apprezzato veramente tanto solo Red Silent Tides, che da quello che ho capito è stato massacrato dai fans di vecchia data, quindi mi sa che la mia opinione valga meno di zero.
    Però c’è John Oliva, e John Oliva ha fondato i Savatage , e c’è stato un periodo della mia vita in cui ho voluto molto più bene ai Savatage che a mia mamma, quindi questo album è bello a prescindere. Ogni cosa contenga John Oliva è bella e buona a prescindere: pensate anche solo all’olio…

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    • Charles permalink
      23 ottobre 2012 18:50

      anche io da quando sono nato e fino al ’97 ho sempre amato i Savatage più della mia stessa famiglia

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  2. alessandro colombini permalink
    23 ottobre 2012 12:52

    guarda l’ultimo non mi era piaciuto un granchè ma ad un primo ascolto questo mi sembra molto molto molto migliore!!

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  3. Panic permalink
    23 ottobre 2012 14:27

    Roby per quanto riguarda band italiane interessanti prova ada scoltare il nuovo Vexillum!!!

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  4. MorphineChild permalink
    23 ottobre 2012 16:51

    per me Heathenreel resta e resterà irraggiungibile, uno di quei dischi feticcio che sai benissimo essere acerbi e perfettibili ma che proprio per questo ti ritrovi ad amare. poi sono arrivati dischi anche ottimi, che ho ascoltato con enorme piacere, fino a Red Silent Tides, una delusione enorme. tanto che fino ad oggi non avevo la minima curiosità di ascoltare questo Era, e di solito ad una band apprezzata le seconde, e terze, e quarte chanche si danno. poi bargone ne parla bene ed allora rinasce una scintilla di curiosità. speriamo!

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