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SUMMONING – With Doom We Come

5 gennaio 2018

Quando uscì Old Mornings Dawn ci fu Charles, l’altro grande cultore dei Summoning di MS, che mi chiese chi tra noi due dovesse recensirlo. Io gli risposi che personalmente non mi sentivo di scrivere niente, perché per apprezzare davvero un disco dei Summoning ci metto anni. Dico sul serio: ho ascoltato Minas Morgul per tempo immemorabile prima di entrare nelle sue corde, e tuttora album come Stronghold od Oathbound non riesco ad apprezzarli davvero probabilmente perché non ho potuto dedicarci troppo tempo; il tempo, infatti, se lo sono succhiato tutto il detto Minas Morgul, Dol GuldurLet Mortal Heroes Sing Your Fame e pure lo stesso Old Mornings Dawn, su cui ho un’opinione diametralmente opposta a quella dell’efebico beneventano dalle mani sporche del sangue dei nemici irpini.

Invece questo ultimo With Doom We Come ha iniziato a girare in rete già tre-quattro mesi fa, quindi ho avuto quantomeno la possibilità di ascoltarlo un centinaio di volte prima di iniziare a cavarci qualcosa di sensato. È chiaro che non escludo assolutamente l’ipotesi che tra un paio d’anni io sia in grado di dire qualcosa di diverso, ma credo quantomeno di aver capito le linee generali dell’album. Che segue l’evoluzione dei due ultimi Oathbound ed Old Mornings Dawn, specie per quanto riguarda gli arrangiamenti e le atmosfere, ma calca più la mano sulle ritmiche marziali rispetto a questi due, segnando così un parziale ritorno al passato pur perfettamente contestualizzato allo stile attuale. È un disco che comincia in modo strano, con la strumentale Tar-Calion di sette minuti, che è molto più di quanto non avessero già fatto con quella A New Power is Rising che apriva Let Mortal Heroes Sing Your Fame. Niente di paragonabile purtroppo: quello è il miglior album dei Summoning – ovviamente dopo l’inarrivabile Minas Morgul – mentre questo semplicemente non lo è; e, per quanto io potrò cambiare opinione, non credo che questa convinzione si modificherà. 

L’ottavo album dei Summoning soffre di un particolare problema: la voce di Protector. Come probabilmente saprete, i due austriaci si dividono le parti vocali; e, mentre Silenius continua ad avere una classica impostazione in screaming, Protector ha man mano ripulito il suo timbro fino ad arrivare a quello attuale, che non può definirsi pulito in termini assoluti, ma in chiave black metal decisamente sì. E ad un pezzo come Carcharoth, già non azzeccatissimo di per sé, vengono ulteriormente spezzate le gambe dall’impostazione vocale di Protector, che in certi momenti sembra un Bryan Adams con la raucedine. Ne consegue che, data la loro tendenza ad alternare i pezzi cantati da uno con quelli cantati dall’altro, il confronto con, per esempio, la precedente Silvertine è impietoso. E ovviamente il cantato influisce anche sull’arrangiamento dei pezzi, che tendono a essere più melodici in un caso e più oscuri nell’altro; e la seconda cosa agli austriaci riesce in generale molto meglio. Peraltro, per un momento pericolosamente non troppo breve, il mio cane ha rischiato di chiamarsi davvero Carcharoth: pensate quanto ci sarei rimasto male poi a sentire il pezzo. Insomma dicevamo: stesso discorso con uno degli altri pezzi cantati da Protector, Night Fell Behind, che ha l’aggravante di essere potuta essere più apprezzabile rispetto a Carcharoth, ma che soffre dello stesso problema. Specie perché dopo arriva Mirklands, cantata da Silenius, che cambia completamente registro. I due si uniscono poi per cantare la conclusiva quasi-eponima With Doom I Come, di cui già parlai all’epoca dell’uscita in anteprima, e il risultato è abbastanza altalenante.

La conclusione è che non c’è conclusione. Anche questa volta avrò bisogno di un intervallo di tempo molto più lungo prima di poter dare un parere vagamente definitivo sull’album; ma, se a qualcuno può interessare, penso che With Doom We Come sia ai livelli di Oathbound ma decisamente non arrivi alle vette di Old Mornings Dawn, che continua a crescere ad ogni ascolto anche ad anni dalla data di uscita. Quel che è certo, comunque, che riparleremo di quest’album al momento di stilare le playlist di fine anno. (barg)

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