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The Dillinger Escape Plan / OvO / Inferno @Orion, Ciampino, 29.06.2017

3 luglio 2017

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Senza girarci troppo intorno, vi dico subito che mi sono perso gli Inferno. A mia discolpa posso dire che sui dettagli dell’evento Facebook l’apertura porte era prevista per le 21:00 e che mi sono reso conto troppo tardi di un post dove la si anticipava di un’ora. Inoltre ho perso venti minuti buoni a cercare parcheggio nelle viuzze a senso unico che si diramano dietro l’Orion – essendoci stato l’ultima volta per i Folkstone, non mi ricordavo della presenza di un parcheggio interno al locale. In questo modo, arrivando alle 21:35, ho giusto sentito le ultime note del gruppo romano dall’esterno. Le mie scuse vanno quindi soprattutto agli Inferno, per non essere riuscito a sentirli e per non poter scrivere nulla di più su di loro. Quantomeno possiamo dire che uno dei programmi della serata sia stato rispettato fedelmente.

Per fortuna poco dopo riesco a ritrovarmi con Enrico e a non mancare gli OvO. Il loro concerto ha mantenuto per tutto il tempo un’aura mistica che, per rimanere in tema, ci ha portato tutti dritti nell’oltretomba. La cosa più sorprendente è che non sono servite scenografie impressionanti né un impatto sonoro devastante. È bastato un duo con una chitarra distorta suonata con non so cosa ma non era un plettro e una batteria composta da timpano, rullante e ride rotto. Sonorità minimali che personalmente mi hanno comunque angosciato come poca altra musica è riuscita a fare – forse solo il progetto Diagnose: Lebensgefahr di Nattramn. Quando poi la piccola Stefania Pedretti ha messo da parte il suo strumento per girare tra il pubblico urlando nel microfono e ondeggiando i suoi lunghissimi dread, tutti sono rimasti incantati come davanti ad un rituale magico.

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Le stime di Enrico parlano di un arto rotto a tour.

Per quanto il pubblico sembri aver apprezzato l’esperienza trascendentale con gli OvO, è stato presto chiaro che quelli che tutti aspettavano veramente erano i Dillinger Escape Plan. Dissociation doveva essere il loro ultimo album e il tour invernale doveva servire a promuovere il disco e a salutare i fan. I concerti in Europa sono stati però interrotti a causa di un incidente stradale in Polonia, e sono stati recuperati in estate. Il fatto che queste saranno le loro ultime esibizioni ha sicuramente esaltato gli animi e attirato più spettatori. Nonostante la data dovesse in teoria essere in supporto all’ultimo disco, la scaletta pesca in misura eguale più o meno da tutti gli album. Il pubblico sembra apprezzare la scelta, che riesce a sintetizzare gli episodi migliori di un’intera carriera in una serata e rende così meglio l’idea di un ciclo che si conclude. Il locale chiuso (purtroppo l’evento non si è svolto a Villa Ada come previsto in precedenza) e il caldo di quest’estate romana non ci hanno impedito di esaltarci e di pogare (oppure di ricevere gli schizzi di sudore di chi pogava davanti a noi quando stavamo fermi). E non ha impedito al cantante di saltare dovunque sul palco e al chitarrista di suonare in ginocchio sostenuto dalle mani del pubblico. Dopo averli visti live posso finalmente capire le loro dichiarazioni e il loro desiderio di terminare qui la loro esperienza insieme, dopo “solo” vent’anni e sei full-length dati alle stampe. Si può capire e condividere la loro voglia di lasciare la scena metal in quanto gruppo per non dover arrivare al punto di non potersi più lanciare sul pubblico, o di non fare più concerti all’altezza della loro fama. Come si può dare loro torto?

Scaletta The Dillinger Escape Plan:

Prancer

When I Lost My Bet

Black Bubblegum

Milk Lizard

Panasonic Youth

Surrogate

Symptom of Terminal Illness

Weekend Sex Change

Hero of the Soviet Union

Happiness Is a Smile

One of Us Is the Killer

Farewell, Mona Lisa

Limerent Death

Bis:

Good Neighbor

Sunshine the Werewolf

43% Burnt

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