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HELLFEST 2014: thus spake the nightspirit

28 giugno 2014

emperor live hellfest 2014

Non nascondo che il principale motivo che mi ha fatto imbarcare per questa magica esperienza dell’Hellfest sia stato quello di assistere per la seconda volta ad un concerto degli Emperor, esattamente otto anni dopo lo show tenuto al Wacken nel 2006. A vedere ancora una volta dal vivo Ihsahn, Samoth e Faust (questa volta al posto di Trym dietro le pelli) mi è corso più volte un brivido, pensando al fatto che mi trovavo di fronte alle stesse persone che 20 anni fa, appena maggiorenni, davano vita al più grande disco black metal mai composto, quell’In The Nightside Eclipse che per l’occasione è stato ripresentato rigorosamente in ordine cronologico in tutta la sua sfavillante bellezza.

Col prode Trainspotting e compagni al seguito ci presentiamo circa un’ora e mezza prima dell’inizio dello show, prendiamo posto tra le primissime file e, con in sottofondo le stecche paurose di Chris Cornell al palco di fianco, aspettiamo in religioso silenzio che l’oscurità cali su di noi. Già dalle prime note di Into The Infinity Of Thoughts si capisce che sarà una di quelle serate da ricordare: Ihshan appare in perfetta forma, ovviamente le urla non sono più quelle invasate di un tempo ma comunque regge bene per tutto il corso delle show; Samoth macina riff alla velocità della luce e Faust, seppur molto meno tecnico e pulito di Trym, dimostra ancora di saperci fare alla batteria, con una nota particolare anche per Sechtdamon (Zyklon, Odium) al basso, che dà una notevole mano a Ihsahn nello screaming. Il tempo sembra volare mentre vengono passate in rassegna le varie Cosmic Keys, Beyond The Great Vast Forest, la magnifica Towards The Pantheon, The Majesty of The Nightsky (allo stacco centrale sono stati brividi veri) fino ad arrivare all’apoteosi di I Am The Black Wizards (IL pezzo black per eccelenza) e la glorificazione del nostro sommo signore Satana, con finale cantato da tutto il pubblico presente con tanto di esplosioni e lanciafiamme a fare da contorno. Permettetemi una menzione particolare per il folle che stava davanti a me e Roberto, che oltre ad essere di una simpatia unica ha “cantato” tutti (ma dico proprio TUTTI) tutti i testi dall’inizio alla fine, idolo assoluto. 

Purtroppo i Sabbath dall’altro lato del palco incombono, e rimane tempo solo per altri due pezzi, addirittura Ancient Queen dal primo demo (anche se la versione suonata era quella più sinfonica presente nell’ep As The Shadows Rise) e poi un momento di total grimness con la storica Wrath of The Tyrant, degno finale di un grandissimo concerto che dimostra ancora una volta il valore immenso di una band unica, che ha lasciato e purtroppo continuerà a lasciare un vuoto incolmabile, visto che da quanto si evince dopo questa manciata di concerti estivi il sipario sull’Imperatore calerà per sempre. Thou Shalt Forever Prevail. (Michele Romani)

 

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