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Celebrity deathmatch: EXTREMA vs MORTADO

5 giugno 2019

A grande richiesta e con puntualizzazione finale a cura di Ciccio “è inspiegabile non farle uscire nello stesso pezzo” Russo, ecco le recensioni dei due album usciti a meno di un mese di distanza e che in un modo o nell’altro hanno ovviamente a che fare con il mondo Extrema: quindi il settimo album dei milanesi, Headbanging Forever, ed il debutto del loro ex cantante Gianluca Perotti con i suoi Mortado.

Vado semplicemente in ordine di uscita, con il gruppo di Gianluca Perotti che mi ha lasciato due distinte impressioni. Dapprima li ho trovati particolarmente scolastici: undici pezzi compresa una cover dei Blind Illusion compongono Rupert the King, ed è doveroso sottolineare che molto di questo materiale è stato scritto tempo fa, anche decenni or sono, dall’ex frontman degli Extrema. Quindi ti ritrovi a sentire un qualcosa che si presenta in modo molto eterogeneo, con da una parte un thrash metal che si rifà principalmente a due dei Big Four (Metallica e Megadeth), e dall’altra brani più moderni e agevolati da un gran tiro. Babylon’s Flag è insieme a Double Face la migliore di queste, mentre l’opener è quella che descrive al meglio i Mortado alle prese con il materiale di vecchio stampo: accademica quanto volete, ma al secondo ascolto già anticipavo il riff successivo come se la conoscessi a memoria, non un dettaglio da poco. C’è un batterista che fa semplicemente spavento, sia per esecuzione che per il suono che sono riusciti a tirargli fuori in sede di produzione. Di contro il carisma è ancora sbilanciato dalla parte del cantante e andrà aggiunta un pizzico di personalità a quel thrash metal ottantiano che fa da base a Rupert the King, e che in passato non era riuscito a trovare sfogo con gli Extrema. Da rivedere, quindi, alle prese con del materiale solamente contemporaneo.

Tommy Massara mi ha fatto una decisa sorpresa. Fra i due lavori preferisco in linea di massima la direzione intrapresa dai Mortado; ma l’album degli Extrema è più coeso, e soprattutto per la prima volta dopo The Positive Pressure (Of Injustice) ne scrivono uno che, pur non essendo un loro apice compositivo, mi convince. Il merito è dello smaltimento della sbronza da Better Mad than Dead: all’epoca tirarono fuori anche qualche discreto singoletto nu metal, come Another Nite, ma non mi tornava niente di quel disco. Sono cresciuto considerandoli un’istituzione del thrash italiano, e quando li vidi a Milano con i Necrodeath in occasione del Tattoo The Planet 2001 non fu piacevole constatare come e quanto fossero cambiati gli Extrema. La ripresa, poi, fu delle più graduali, nel senso che pur tornando ad appesantire e invecchiare la ricetta, in un certo senso Better Mad than Dead era come se ce l’avessero ancora addosso. Headbanging Forever non è un netto ritorno al passato, semplicemente non soffre di quell’alternanza fastidiosa di brani di vario genere volti all’accontentare un po’ tutti, il che fu la croce incombente su Set the World on Fire.

Quest’album, oltre a presentarsi con una maggiore personalità di fondo, segna il debutto del nuovo cantante Tiziano Spigno. Ed è stata un’ottima scelta. In pratica l’influenza secondaria più importante negli ultimi Extrema sono gli Alice In Chains attuali: prendete Bones dagli ultimi lavori con Perotti, e ci sono loro. In Headbanging Forever Spigno accentua ancor più alcune loro usanze come le sovraincisioni vocali, mentre in Heaven’s Blind e Paralyzed caccia dentro un timbro che pare riferirsi perfino a Chris Cornell. Ma non fraintendetemi: per quanto l’influenza grunge sia palese, Spigno, rispetto a Perotti – che modificò nettamente il suo cantato all’uscita di The Positive Pressure (Of Injustice) – è una voce ispirata dagli anni Ottanta e posta piuttosto in parallelo con il timbro di Knutson dei Flotsam & Jetsam. Sul disco in sé non c’è molto altro da dire: parte in sordina con un pezzo veloce e diretto, e che si rifà al thrash metal moderno e un po’ banalotto degli ultimi Death Angel, dopodiché piazza gli assi uno dietro l’altro.

Nella seconda parte cala, decisamente troppo. L’altro suo problema è il voler insistere nel registrare le linee di batteria affinché suonino pompate e irreali. Spero che questa tendenza ad abusare della tecnologia in fase di postproduzione, un giorno, possa finire una volta per tutte. Ed è proprio sotto quell’aspetto che i Mortado gli impartiscono una discreta lezione: musica, soprattutto musica, e meno levette spostate con il mouse per adeguarsi a questi standard deplorevoli che forse qualche discografico ritiene opportuni. (Marco Belardi)

3 commenti leave one →
  1. andrea-metal permalink
    5 giugno 2019 14:24

    I mortado dal vivo mi sono piaciuti molto.

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  2. 6 giugno 2019 07:59

    Premettendo che ho in forte antipatia gli Extrema da sempre dopo essermeli ritrovati in ben due concerti una volta al posto dei Voivod ed un’altra al posto di Danzig, leggendo le recensioni, sinceramente non mi è venuta alcuna voglia di ascoltare nessuno dei due dischi… Bah.

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  3. paul permalink
    15 giugno 2019 18:20

    mortado sicuramente una spanna sopra!! suoni meno prodotti, meno botta ma piu veri. I pezzi forse un po prevedibili ma ti prendono. Grande GL alla voce, si conferma il thrash king per eccelenz in italia. il nuovo cantante extrema molto bravo, grande tecnica ma stesso discorso dei suoni. Non mi prende. Il thrash è un o stile di vita non lo si impara a scuola.

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