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Avere vent’anni: NIGHTWISH – Oceanborn

24 ottobre 2018

C’è stato un periodo, risalente a più o meno vent’anni fa e andato avanti per un pochetto, durante il quale la Finlandia non veniva vista esclusivamente come la terra di Babbo Natale, delle renne, degli Impaled Nazarene e di una certa quantità di fregna tendente a più infinito, ma piuttosto tipo una terra promessa nella quale il metal era sdoganato e passato sulle tv nazionali (magari in un programma per bambini al pomeriggio stile Bim Bum Bam, con i citati Impaled Nazarene al posto di Cristina D’Avena), per le maggiori radio del paese e dove più in generale nessuno ti guardava storto se magari ti vedeva girare per strada col face painting e acconciato stile Mortiis. Ora, è vero che in Finlandia (e un po’ in tutta la Scandinavia) il metal è un genere musicale molto più nazionalpopolare che non da noi, mica no, però questa sorta di miraggio collettivo era dovuto, oltre alla nota esterofilia che da sempre contraddistingue lo stronzo medio italiano, all’affacciarsi quasi contemporaneo sulle scene di tre gruppi, tutti finlandesi, che avrebbero segnato in maniera indelebile il mondo del metallo: Stratovarius, Children Of Bodom e, non ultimi, i Nightwish di Oceanborn

Oddio, per la verità Oceanborn è stato il secondo disco dato alle stampe dai finnici dopo il primo Angels Fall First (gran titolo peraltro), però è proprio con Oceanborn che si imposero sul pubblico e sulla critica, perché è un disco molto originale, non necessariamente nella struttura dei brani (che rimane comunque quella piuttosto classica di un power metal veloce), ma nell’idea, magari del tutto istintiva e neanche studiata a tavolino, di prendere gli Stratovarius di quegli anni, sostituirne il cantante castrone con una vera e propria soprano di derivazione lirica e aumentarne a dismisura la componente sinfonica, in pratica estremizzando il concetto rendendolo al contempo un’altra cosa, pur partendo dalle stesse basi. Il risultato fu un lavoro ispiratissimo, frutto della felice intuizione del principale compositore del gruppo (il tastierista Tuomas Holopainen) oltre che della voce di Tarja Turunen, autrice di una prestazione fantastica e vero fiore all’occhiello del gruppo, senza la quale oggi non ne scriverei di certo, derubricando Oceanborn ed i Nightwish come l’ennesimo gruppo clone degli Stratovarius, un po’ come mi accadde con i Sonata Artica, dei quali francamente ignoro i motivi per cui siano piaciuti a tanti (oltre al fatto che la gente non capisce un cazzo, ovviamente). È inutile che mi addentri nei vari pezzi di ‘sto disco, in parte perché mi sono pure stufato di scrivere, ma soprattutto perché sono tutti fantastici, lenti o veloci che siano. Pure la strumentale Moondance è fica in culo. Oceanborn rimane il mio lavoro preferito dei Nightwish, anche se molti ritengono il successivo Wishmaster l’apice della loro carriera. Casomai ne riparleremo, nel frattempo riascoltatelo che vi fa solo bene. (Cesare Carrozzi)

3 commenti leave one →
  1. Arkady permalink
    24 ottobre 2018 11:02

    Tra l’altro i Nightwish sono l’unico gruppo ad avere il chitarrista alto come la chitarra, probabilmente incontrato in qualche baita zuccherosa di Rovaniemi (però è bravo)

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  2. El Baluba permalink
    24 ottobre 2018 12:07

    firmo e sottoscrivo…è l’unico dei Nightwish conosco, a parte qualche singoletto qua e là…ricordo che lo comprai perchè Metalhammer parlo di Metal Progressive sinfonico con voce lirica e per qualche motivo decisi di acquistarlo. Non lo sento molto a distanza di anni, ma rimane comunque un gran discone Power

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  3. bonzo79 permalink
    24 ottobre 2018 13:11

    altro gran disco

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