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Avere vent’anni: NIGHTWISH – Angels Fall First

25 novembre 2017

Il debutto dei Nightwish, ascoltato nel 1997, non lasciava prevedere niente di ciò che la band finlandese sarebbe diventata successivamente. E cioè, nell’ordine: nuova sensazione del power metal, poi idoli per le goticone e, alla fine, gruppo spaccaclassifica con chitarrine all’acqua di rose, sempre con la costante di essere la band più amata dal pubblico femminile dei festival. Riascoltandolo adesso, invece, si capisce tutto benissimo; perché Angels Fall First, nella sua eterogeneità, anticipa la futura discografia quasi pedissequamente, canzone per canzone.

Stilisticamente è un disco confuso, e non appartiene a nessun genere soprattutto perché salta da uno stile all’altro con spiazzante nonchalance. In questo senso si capisce benissimo perché Angels Fall First sia il capitolo meno considerato, oltre che dai fan, anche dalla band stessa in sede di riproposizione live, dato che – pur contenendo qualche ottimo pezzo – l’approccio è piuttosto distratto, come se ancora non avessero capito cosa volessero fare. Del resto l’idea di mettere un soprano dietro al microfono di un gruppo del genere era una novità assoluta: fino ad allora le voci femminili operistiche (o pseudotali) erano una prerogativa del gothic metal, dai Theatre of Tragedy ai The Gathering, con tutto l’armamentario immaginario dei duetti vocali beauty & the beast e bustini di pizzo assortiti. I Nightwish all’epoca non si capiva ancora cosa fossero ma di sicuro non erano un gruppo gothic metal; e, nonostante ciò, in alcuni frangenti è come se Tuomas Holopainen gettasse la spugna buttandosi nel porto sicuro del gothic con doppia voce. Curiosamente, i pezzi in questo stile sono anche i migliori, nello specifico il bellissimo singolo The Carpenter (che alla lontana ricorda certe cose dei Therion) e, ehm, Beauty & The Beast, i cui primi due minuti e mezzo sono tra le cose migliori mai fatte dai Nightwish. Certo la voce di Holopainen è quella che è, tanto che lui stesso pochi anni dopo deciderà di farsi sostituire al secondo microfono da Marco Hietala, ma in questo contesto pare sorprendentemente a proprio agio. 

Angels Fall First è un disco piuttosto sommesso. Fa strano, perché già dal successivo Oceanborn i finlandesi diventarono uno dei gruppi più fracassoni e bum-bum della storia, in cui lo spirito kitsch già abbondantemente presente nel debutto iniziò a gionfiarsi in ogni direzione soffocando la stessa band in un trionfo di plastica, colori pacchiani, produzioni bombastiche e suoni ipertrofici. Il paradosso invece è che qui si percepiva una certa delicatezza di fondo, nonostante l’ineliminabile cattivo gusto alla radice. Per quanto riguarda l’eterogeneità della scaletta, toccherà fare una cosa molto simile ad un track-by-track, per capire di cosa sta parlando.

Il disco si apre con Elvenpath, che è forse la cosa più simile a ciò che i Nightwish diverranno nei due dischi successivi, e cioè un gruppo power che possiede un doppio pedale e che sa come usarlo. Rispetto a Wishmaster qui però i toni sono più placidi, e anche quando Tarja parte con i gorgheggi spaccalampadario c’è sempre una specie di freno naturale a fare in modo che non si svacchi completamente. Echi di Oceanborn si sentono forti anche in Tutankhamen, che potrebbe tranquillamente essere uscita da quel disco. Di Beauty & The Beast e The Carpenter abbiamo già parlato: sono gli episodi più goticoni del lotto, la cui struttura verrà ripresa giusto per qualche singolone da passare in radio tipo Nemo, aggiungendoci però molta più pompa. Poi c’è il lato sinfonico, quello che ad un certo punto andò di moda e che vide i Nightwish come pionieri e guide spirituali: e qui pezzi come Astral Romance e Know Why the Nightingale Sings mostrano come, effettivamente, a certe soluzioni Holopainen era arrivato prima di tutti. E non può mancare il lato merda pura, ampiamente presente nella discografia dei Nightwish specie da un certo periodo in poi, che su questo disco ha la propria rappresentanza nell’imbarazzante Nymphomaniac Fantasia e nella titletrack, agghiacciante ballad che potrebbe essere usata nei campionati mondiali di velocità nel premere il tastino skip. Il tutto viene concluso dalla lunghissima suite Lapland (e noi tutti ringraziamo essere stata messa in conclusione così da rendere più agevole lo spegnimento dello stereo prima che essa cominci) che anticipa le sconclusionate velleità orchestrali di Holopainen, che l’unica volta che è riuscito a salvarsi in corner è stato quando ha fatto quel disco su zio Paperone. Tutto considerato, Angels Fall First è un disco figlio del suo tempo, e va ascoltato evitando di avere presente ciò che i Nightwish sono diventati in seguito; altrimenti, si potrebbe effettivamente andare incontro a dei problemi. (barg)

2 commenti leave one →
  1. 26 novembre 2017 19:09

    posto che una certa pomposità è insita in varie sottomarche di metal, personalmente non condivido il farne una colpa così grave in capo ai Nightwish, che almeno alla facilonieria di moltissimo power aggiungono una passionalità trasversale ed epica non disprezzabile

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