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Il 2018 ha fatto il botto. E mi sa che abbiamo il disco dell’anno

3 ottobre 2018


Quest’annata mi sta letteralmente lasciando di stucco. Sono anni che rifletto sull’eterno dilemma riguardante il panorama metal ed il suo futuro: comunque la metta, non finisco da nessuna parte ma una cosa è certa. Se da un lato abbiamo ragione a lamentarci del fatto che i media sono fuggiti dai nostri territori, e che nella musica rock girano sempre meno quattrini, è un dato di fatto che da qualche anno ricominciano a uscire sempre più buoni album. Mettiamo per un attimo da parte la terribile annata che ci siamo lasciati alle spalle, in cui durai una fatica immane a decretare il mio album of the year. C’erano tanti nomi “piccoli”, come i Witherfall o gli esordienti Dvne, mi dimenticai dell’ultimo Immolation ed esaltai non poco il debutto dei Dead Cross. Ma se gli anni Dieci mi avevano già offerto cose come l’ultimo dei Carcass o appunto Target Earth dei Voivod, ecco, il 2017 mi aveva fatto respirare un po’ il sapore amaro degli anni Duemila di mezzo, quelli degli ultimi trend in cui tutti quanti si ostinavano a fare il verso agli At The Gates, o a chiunque avesse stabilito un qualcosa sul finire dei Novanta. Oggi un vero e proprio trend non c’è, a meno che non sia definibile tale la musica dei Mastodon rielaborata sotto forma di doom/sludge o di progressive metal: tutti quanti si fanno maggiormente i cazzi propri, e sebbene di soldi ne circolino ancora pochi la qualità generale della musica che amiamo è realmente migliorata. Quest’anno è l’esempio lampante di questo concetto, non ho idea di chi metterò in quella lista di dieci album poiché me ne sono piaciuti proprio tanti, ma se per la sua vetta pensavo a Firepower o Rainier Fog, e non escludo che tocchi a uno dei due, oggi mi ritrovo per le mani un altro album di altissima caratura.

Il nuovo Voivod è una cosa pazzesca. Target Earth mi aveva spaventato per due motivi: la migliore line-up in cui si potesse sperare nel dopo-Piggy, e la relativa pesantezza dei suoi brani che – scorrendo avanti nella sua tracklist – si mantenevano sempre su un livello pressoché ottimo. Considerando poi che l’album era stato seguito da un EP potentissimo, era necessario fermarsi un attimo e battere forte le mani nei confronti di quel Daniel Mongrain dei Martyr che, presa in carico un’eredità pressoché impossibile da sostenere, aveva compiuto il miracolo al primo tentativo. The Wake non assomiglia particolarmente a Target Earth: l’idea dei Voivod un po’ impantanati nel suonare qualcosa di generico che avevo avuto tra l’omonimo del 2003 e Infini – facendo tutte le considerazioni del caso sulla situazione della band in quei tempi, e sulla provenienza del materiale scritto – è stata spazzata via nell’ultimo lustro, che vede i canadesi praticamente in stato di grazia anche dopo il nuovo abbandono di quel folle di Blacky.

Ecco che il nuovo album dei Voivod risulta il più raffinato e di maggior peso specifico dai tempi di The Outer Limits, che poi è un titolo che non ho mai adorato a pieno, preferendogli in tutto e per tutto e dal primo istante un più secondario Phobos. Tornano prepotentemente le strutture progressive del periodo compreso fra Dimension HatrossNothingface, sempre a cavallo col thrash metal, ma con ciò non fraintendetemi: loro quel genere l’hanno sempre saputo interpretare in una maniera personalissima, e che Negatron snaturò del tutto in tempi noti. Un giorno mi misi a ripensare al modo di suonare di Dave Mustaine in ambito speed’n’thrash e dissi: “questo qua suona speed metal nella maniera più raffinata possibile“. Ero totalmente sotto con il sound gentile, smussato e ripulito di Rust In Peace, che stava al Talisker 10 come i palm-mute taglienti dei vecchi Metallica stavano a un Lagavulin 16, che potenzialmente ti stende già con l’odore della torba. Dave ti offriva un punto di vista differente dell’intera questione, James Hetfield scriveva invece dei riff della madonna ma li spettacolarizzava, non disdegnava di innalzarci un muro contro cui sbattere e farsi un po’ male. Erano due concezioni così diverse e solo la seconda fece effettivamente scuola nell’andare oltre, nell’estremizzare la base di partenza; ma è la prima concezione che io rivedo nei Voivod di Killing Technology e Dimension Hatross. Thrash metal sopraffino, con l’aggiunta inedita di psichedelia, cover a piacimento dei Pink Floyd ed una voce dannatamente punk a sostegno del tutto. Come fai a non amare una cosa del genere? Bene, ci ho messo anni a farmeli piacere, ma poi non è esistita alcuna retromarcia.

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The Wake è l’album che più rappresenta la raffinatezza del sound dei Voivod intesi come gruppo thrash metal, dopo Dimension HatrossNothingface. È probabilmente anche uno dei migliori sei o sette che hanno composto in carriera, nonché la summa del loro credo artistico attraverso otto tracce di cui non ne scarteresti una neanche a sforzarti. Il salto da Target Earth è percepibile nella stessa quantità in cui lo avvertivi ai tempi d’oro, quando cambiavano le carte in tavola per fare qualche significativo passo in avanti, ma senza mai esagerare. Il discorso, naturalmente, vale fino ad Angel Rat escluso. Ci sono ad esempio le orchestrazioni, ma ciò non significa che questo sarà l’album sinfonico dei Voivod: ne incontri una a metà del quarto brano, Iconspiracy, sorretta follemente dalle ritmiche più veloci dell’intero album, e se ne ritornano nel finale. Un gruppo qualunque, banalmente, tenterebbe in malo modo la via delle orchestrazioni per dare agli ascoltatori una percezione di “evoluzione” improvvisa, finendo per stroncare con tutta probabilità i coglioni di ognuno di essi. Loro no, utilizzano un elemento in due punti chiavi per farti fare quel balzo sulla poltrona che, in prima battuta, sarà emozione pura; e nel secondo atto, Sonic Mycelium, ti fanno associare l’utilizzo della componente sinfonica all’album perché la ricacciano fuori quando neanche più ci pensavi, ma tu – in fin dei conti – te lo sarai goduto e basta.

Riescono ad essere pure diretti: il ritornello di The End Of Dormancy è da bignami della musica metal degli anni Novanta, urlandoti il titolo del disco e di seguito una frase che contiene quello del brano. Una roba così la impari subito, la canterai ai concerti e pure nella tua testa una volta terminato l’ascolto del disco. La sensazione che ti trasmette The Wake fin da subito, è quella di avere fra le mani un’uscita di grosso spessore: produzione giusta, minutaggio esemplare, continuità assoluta nelle canzoni. Perfino quelle che inizialmente possono suonare meno sorprendenti, ti verranno a prendere nel giro di poco tempo: Spherical Perspective è una di esse, laddove Daniel Mongrain sale in cattedra alla sezione solista, prima di tirar fuori le melodie più orientate al sound tipico di Piggy dell’intero lavoro nella successiva Event Horizon. Ho avuto buone impressioni di questo lavoro già ascoltando Obsolete Beings e constatando la piena armonia delle sue composizioni; il resto è fatto di materiale fantastico e che si va a collocare fra Dimension HatrossNothingface e quel futuro verso cui i canadesi hanno sempre guardato. La miglior cosa uscita dopo Phobos, la miglior cosa uscita quest’anno: oltre ogni trend, oltre ogni momento storico sfavorevole o di debolezza, i Voivod restano i Voivod, ovvero una cosa pazzesca. (Marco Belardi)

3 commenti leave one →
  1. vito permalink
    3 ottobre 2018 12:54

    Negli anni giovanili ero troppo ” caciarone” per apprezzarli, ma ora dovrò recuperarli.

    Piace a 1 persona

  2. Fanta permalink
    3 ottobre 2018 15:40

    Una cosa è assolutamente vera. I Voivod li si apprezza strada facendo, come una sorta di approdo ‘scomodo’, eppure rivelatore di graduale bellezza. La stessa cosa che mi è successa con i Rush, per esempio. Magari è una questione canadese. Oppure forse invecchiare, se vuol dire anche imparare a cogliere sfumature meno evidenti, non è poi così male…

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  3. fredrik permalink
    3 ottobre 2018 20:55

    Bestemmio (anche) qui. Mai piaciuti più di tanto, i Voivod. Rispettabilissimi per la loro storia e per il loro stile unico, ma decisamente not my cup of tea. Il disco dell’anno per me se lo giocheranno Priest e Immortal.

    Piace a 1 persona

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