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Questi sono alieni veramente: VOIVOD – Post Society

9 marzo 2016

voivodpostsocietyepRinnegata una svolta post-hardcore peraltro riuscita benissimo, Piggy e Away, all’alba del nuovo millennio, si riconciliano con il cantante originale Snake (nel frattempo diventato gestore di un fast food e vittima di una crisi depressiva dovuta all’inspiegabile flop commerciale del capolavoro The Outer Limits) e tirano fuori il disco più sciatto e inutile della loro carriera, ovvero l’omonimo del 2003. Brutto periodo il 2003. Non usciva veramente un cazzo. Alla fine siamo messi meno peggio ora, che il gruppo folk/speed/doom bielorusso o cileno che ti stupisce una volta al mese esce.

A esalare un’inquietante aura prodroma di sciagura sull’operazione (che viene comunque accolta con bonario consenso dalla critica perché, dai, è tornato Snake) è l’arrivo al basso di Jason Newsted, che mi sta tanto simpatico e al quale voglio tanto bene ma con i Voivod c’entrava quanto Mike Smith a un rave party organizzato dal Ku-Klux-Klan. Due anni dopo un tumore ci portò via Piggy e, porcaputtana, non potete capire quanto mi avesse preso male. Reagisco ai decessi dei musicisti che amo con mediterraneo fatalismo perché, beh, alla fine dobbiamo crepare tutti. Però, Piggy, dai, non è giusto. Già i Voivod hanno avuto una sfiga direttamente proporzionale al successo interplanetario che avrebbero meritato in un mondo giusto e meritocratico nel quale purtroppo non viviamo. I due lp usciti postumi, con i riff lasciati in eredità dal chitarrista, tuttavia non erano affatto male, in particolare l’ottimo Infini, classe 2009, del quale eseguono ancora un paio di brani dal vivo, ogni tanto. Qualcosa in Away e Snake si era risvegliato, una certa chimica si era riattivata. Dopodiché torna Blacky. La formazione originale tranne il defunto. Al suo posto l’allievo e discepolo Daniel ‘Chewy’ Mongrain, che entra nel ruolo con una naturalezza impressionante. Ce l’ha mandato Piggy dall’iperspazio. L’album che ne esce fuori, Target Earth, è semplicemente spettacolare. Una delle resurrezioni più implausibili della storia dell’heavy metal. Riescono a rielabolare una formula basata sulle loro radici (in questo caso Nothingface, che non è la loro opera migliore ma è forse il miglior sunto possibile della loro filosofia musicale) e, allo stesso tempo, che non suoni revivalistica e stantia. Tutt’altro. Pochissimi altri gruppi della loro epoca ci sono riusciti. Mi vengono in mente sui due piedi, parlando di generi totalmente diversi e della generazione subito precedente, solo gli Accept. Il riscatto dovuto e meritatissimo (i Voivod si stanno riprendendo parte di quello che non avevano avuto con un’attività live intensissima) di una band la cui genialità fu pari solo alla sfortuna. Il karma, però, se gli dai tempo, non sempre fa lo stronzo.

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Target Earth era stato scritto praticamente a quattro mani da Blacky e da Mongrain. Quindi quando se ne era andato Blacky avevo preconizzato la fine di tutto. Vabbé, era stato bello. Mo’ che fanno, continuano con un tizio qualsiasi al basso e il solo Chewy che scrive i pezzi? Esatto. E i quattro inediti di Post Society (c’è pure una cover di Silver Machine degli Hawkwind) sono tranquillamente all’altezza di Target Earth. La già nota We are connected non è manco  la canzone migliore. I Voivod sono ufficialmente un’entità extraterrestre della quale i membri sono mere emanazioni. Sembra quasi fatto apposta che la title-track, apertura dell’ep, inizi con un riff di basso del suddetto tizio qualsiasi, battezzato Rocky, e sia subito… Voivod. Se siete fan integralisti come me, noterete nondimeno qualcosa di diverso. Mongrain è un under 40 che non si sveglia la mattina con i Discharge come Snake e Away e gioca con la forma canzone in una maniera più disinvolta di quanto farebbero da soli due cinquantenni che nel loro cuore si sentono ancora prima di tutto thrasher. Le chitarre del crescendo di Fall, però, sono quelle, è impressionante come Chewy riesca a replicare inalterato lo stile di Denis d’Amour come se fosse una sua reincarnazione. E Post Society è tutto fuorché risaputo, rassicurante e autocelebrativo. Questi sono alieni veramente. (Ciccio Russo)

9 commenti leave one →
  1. Ranx permalink
    9 marzo 2016 12:26

    Bene bene, questi sono sempre i migliori. E il flop di “the outer limits” non l’ho mai capito neanche io, è un disco della madonna, forse il loro migliore.

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  2. 9 marzo 2016 12:41

    Tanto lo compro lo stesso!

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  3. 9 marzo 2016 20:51

    Perchè invece i Martyr di Mongrain fischiavano :)

    Liked by 1 persona

    • 9 marzo 2016 23:11

      Pure loro avrebbero potuto e dovuto raccogliere molto di più. Se ci pensi si sono sciolti poco prima che quel genere diventasse di modo e mo’ c’è gente che va in deliquio per gli Spawn of Possession.

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  4. wal65 permalink
    10 marzo 2016 14:54

    Gruppo veramente sfortunato, ma capace di un’originalità difficilmente eguagliabile. Li ho seguiti agli esordi e li ho visti a Monaco nel tour di “Killing”, grande show, anche se ero lì per vedere i Kreator che al tempo mi intrigavano di più. Vedrò di recuperare qualcosa della discografia successiva per rifarmi.

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