VOIVOD live@Init, Roma – 06.05.2011

(foto del sottoscritto)

Era un po’ che non andavo a un concerto e mi ritrovavo ad essere tra i più giovani in platea. Stasera all’Init l’età media è intorno ai quaranta. Parecchi hanno i capelli bianchi, qualcuno si presenta in cravatta e ventiquattrore, con l’aria trafelata di chi si è appena inventato una storia allucinante per mollare una riunione lavorativa che si stava protraendo oltremisura. Tutta gente che era probabilmente presente anche a quell’indimenticabile data del 2000, quando i Voivod, allora con la formazione a tre di Negatron e Phobos, rasero al suolo un Palacisalfa in delirio. Erano in tour di spalla ai Neurosis, fecero solo dieci pezzi davanti a centinaia di persone che scandivano il loro nome con cori da stadio. Ricordo ancora la faccia incredula di Away, che probabilmente non si sarebbe mai aspettato un’accoglienza del genere. A fine gig metà del pubblico se andò, nel disinteresse più totale per gli autori di Times Of Grace, allora ai massimi storici . I canadesi saranno stati un gruppo incompreso e sottovalutato quanto volete, saranno pure stati perseguitati da una sfiga micidiale che avrebbe fatto appendere gli strumenti al chiodo a chiunque (dalla grave crisi depressiva che colpì Snake dopo il flop commerciale di The Outer Limits al tremendo incidente stradale che mandò in coma per mesi il suo sostituto Eric Forrest fino al tumore che nel 2005 consumò in pochi mesi il chitarrista Denis ‘Piggy’ D’Amour) ma hanno sempre potuto contare su un seguito non numerosissimo ma autenticamente devoto, del quale faccio orgogliosamente parte più o meno da quando ho iniziato ad ascoltare heavy metal. Al posto loro come fareste a non continuare ad andare avanti con la stessa inossidabile ostinazione se avete dei fan che vi accolgono così?

Si parte sparatissimi con The Unknown Knows, The Prow (unico estratto dall’incommensurabile Angel Rat, per la costernazione di tutti coloro, me incluso, che invocavano l’esecuzione di Panorama, a ‘sto giro esclusa dalla scaletta), il thrash deviato della ultraviolenta Ripping Headaches e l’urticante Ravenous Medicine. Stare in mezzo a decine di persone che urlano Electric shock through you! con la tua stessa espressione esaltata è una di quelle cose che ti rimettono in pace con il mondo. I presenti saranno tra i 150 e i 200 (non che l’Init consenta una capienza maggiore) ma cantano i testi a squarciagola e alzano un casino di tutto rispetto, e il pogo non coinvolge solo le prime file. Insomma, i Voivod ti stanno suonando Ravenous Medicine, anche se hai cinquant’anni e un principio di sciatica come non pogare. I suoni sono più che discreti, la performance della band allucinante. Precisa, coinvolgente, sentita. Sarebbe davvero impossibile chiedere di più. A sorpresa viene eseguito anche un estratto da Phobos, Forlorn, all’inizio della quale Snake mette le mani avanti: questa era di Eric, cercherò di fare il mio meglio. L’umiltà dei grandi. Al netto delle ovvie attenuanti anagrafiche, in generale non gli si potrà rimproverare niente. Monsieur Belanger si conferma un frontman straordinario in termini di presenza scenica e interazione con il pubblico. Seduto dietro un drumkit ridotto all’essenziale (un solo tom!) Away, incanutito e con addosso la solita maglietta dei Ramones che almeno un membro del gruppo indossa praticamente a ogni show, non perde un colpo. Svolge il suo compito con puntualità il più defilato, quasi intimidito, Daniel “Chewy” Mongrain, un allievo di Piggy che ricorda il suo maestro anche fisicamente e che ne riproduce in modo credibile il peculiarissimo stile chitarristico. A fargli da contraltare c’è un indemoniato Blacky, la vera sorpresa della serata nonché uomo partita di Metal Shock a insindacabile giudizio di tutti (ovvero Mancusi, Greco e Loffredo: tutta la vecchia guardia presente all’appello). Nonostante nel frattempo avesse proseguito la carriera nel mondo dell’elettronica, ha lo stesso taglio di capelli dei tempi di Killing Technology. Anzi, è lo stesso dei tempi di Killing Tecnology. Ha quarantotto anni ma ne dimostra la metà. Il pubblico è tutto per lui e gli dedica i cori più fragorosi (c’è chi lo vuole nudo), lui ricambia dimenandosi come un invasato per tutto il palco.

Diciamo la verità, senza il rientro nei ranghi dello storico bassista, subentrato un paio di anni fa a un Jason Newsted impossibilitato ad andare in tour a causa dei suoi problemi al collo (pare che adesso si stia dedicando alla pittura… ve lo immaginate?), la permanenza in vita dei Voivod avrebbe avuto ben poco senso. Stasera sul palco è lui il vero motore della band e dovrà giocoforza continuare a esserlo anche in studio, dato che i canadesi stanno lavorando al primo disco di inediti senza Piggy e, venuto meno il principale – se non unico – songwriter serve qualcuno che sia in grado di ricoprire questo ruolo. Non che mi aspetti grandi cose, in realtà. La nuova Kaleidos mi piacque abbastanza quando la ascoltai per la prima volta. Oggi invece è l’unico momento debole della serata ma è pur vero che un conto è se te la ascolti da sola proprio quando pensavi che Infini (dal quale viene pescata l’ottima Global Warning, unico estratto dei tre dischi successivi alla reunion con Snake) sarebbe stato il loro definitivo canto del cigno, un altro paio di maniche è sentirla stasera dopo che ti hanno fatto Nothingface e Tribal Convictions. Il bis parte con l’immancabile Voivod e una devastante Nuclear War, figlie del caos primordiale di War And Pain.  Il congedo è affidato all’obbligatoria cover di Astronomy Domine, che viene dedicata a D’Amour. Snake chiama un coro per Piggy. A fine canzone ce ne sarà un altro del tutto spontaneo e vi giuro che è stato uno dei momenti più commoventi della mia vita musicale. Valeva la pene esserci stasera anche solo per gridare PIG-GY PIG-GY insieme. Ovazione finale con la band abbracciata che si inchina come a teatro. Uno dei concerti più belli a cui abbia mai assistito, punto e basta. Si, lo so, lo ho già detto anche per lo European Carnage ma che ci posso fare se è vero. Semplicemente immensi, come gli spazi siderali che amano evocare. (Ciccio Russo)

Setlist

The Unknown Knows

The Prow

Ripping Headaches

Ravenous Medicine

Forlorn

Tribal Convictions

Global Warning

Experiment

Nothingface

Missing Sequences

Kaleidos

Overreaction

Voivod

Nuclear War

Astronomy Domine

16 commenti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...