HELLFEST 2013 – 20/22 giugno, Clisson, Francia

HF TreePer prima cosa mi si permetta un consiglio: cominciate a mettere i soldini da parte e l’anno prossimo andate all’Hellfest. Questo a prescindere dalle band che verranno annunciate, tanto con sei palchi per quattordici ore al giorno per tre giorni di seguito sarà comunque pieno di roba strafica. L’offerta quest’anno era talmente ricca che, prima di partire, non è che avessi in mente perfettamente cosa stessi andando a vedere. Allo stesso modo, al momento di scrivere il report, ho avuto bisogno di riprendere il running order in mano perché non è che ricordassi proprio tutto per bene. Prima di partire con il resoconto di questa Woodstock con Satana al posto della pace e i teschi al posto dei fiori, passiamo in rassegna i vari vincitori.

Vincitore 1: i franzosi. L’atmosfera stupenda è anche dovuta al pubblico. Gli odiati mangiarane si riveleranno uno degli elementi migliori dell’intera esperienza. Un pubblico educato, competente, zero testosterone e con una grossa voglia di farsela prendere bene. Mi è capitato più di una volta nel corso dei tre giorni di trovare gente che mi abbracciava per la gioia della condivisione del momento. A me poi il contatto fisico maschile non è una cosa che faccia proprio impazzire, però devo dire che l’ho trovata una cosa carina. La gente è vestita nei modi più assurdi: monaci, demoni, Power Rangers, Borat, il Tenerone e così via. Una mega festa dove si canta, si balla e si ascolta il metallo. Bravi tutti.

2) Phil Anselmo metallaro vero. Arriva a Clisson ed è il padrone di casa, dopo dieci minuti ha il sangue che gli cola dal capoccione rasato perché continua a sbatterci il microfono come uno scimmione cretino. Era il mio modello di virilità da ragazzino e lo è ancora oggi. Costantemente dietro al palco a seguire ogni concerto con in una mano una caraffa di birra e nell’altra una bottiglia di Muscadet. Dividerà il palco con Accept, Voivod, Danzig e vari altri. Se lo incontravi al cesso cantava pure con te. L’Hellfest 2013 è il suo personale Metal Karaoke. Idolo totale.

3) La palude di piscio. La rivincita dell’uomo sulle basilari regole igieniche. I gabinetti a disposizione (comunque tanti) non bastano a contenere le vesciche gravide di 112.000 metallari gonfi di birra. Il risultato è che la gente piscia praticamente ovunque. In alcuni punti si crea una effetto tipo palude della Louisiana al gusto di urina. Su quei campi non crescerà mai più nulla, se qualcosa lo farà, sarà di sicuro tossico. Rispetto.

HF CrowdGiorno 1
Ancora appesantiti dalle letali andouillette delle sera prima (mistero quale parte di quale animale si nasconda in questi luridi rotoli di carne) ci si avvia alla volta di Clisson, paesino con annessi pascoli che una volta all’anno viene preso d’assalto dalle indomite legioni del metallo. La lunga camminata seguendo la fiumana di magliette nere mi fa tornare ragazzino, il momento in cui mi mettono il braccialettino sigilla il mio status ebete per i tre giorni successivi. Studio con zelo la piantina e la scaletta, compro i gettoni per la birra, eseguo con devozione tutta quella serie di piccoli rituali nell’anteprima del piacere che verrà. La prima band sulla quale riesco a buttare distrattamente un occhio sono i Vektor, che solo successivamente ricollego essere gli idoli autori di quanto appreso dal nostro mirabolante sito. E’ l’una del primo giorno ma sono certo di aver già notato il primo morto da alcool riverso sul prato. Compio il mio dovere di bravo padre di famiglia acquistando una t-shirt di Destroyer dei KISS al pupo (la mia figura paterna ne uscirà ingigantita) e poi è già l’ora dei Saxon. La band, nonostante l’inevitabile declino degli anni che passano, ha oggi recuperato lo status che giustamente si deve a gente che he scritto inni quali Denim & Leather e Motorcycle Man. Il gruppo è piuttosto in palla, il pubblico è famelico dei fischi alla pecorara del grande Biff. Secondo me meritavano ben altro posto in scaletta, vabè. Prima visita al Valley stage dove non so bene chi stia suonando (Black Breath?). Il mio festival sarà principalmente alternarsi fra il main stage e questo palco. Pochissimo spazio verrà dedicato al ricco programma di roba black, death e punk. Per qualche motivo obbligo il Conte Max VonG a vedere gli Europe, lui penso acconsenta solo perché preso bene dalla situazione. Lo show è di una mosceria incredibile, una vera froceria, povertà assoluta. Volevo sghignazzare e saltellare con The Final Countdown ma anche quella, sul finale di un set tristissimo (manco Carrie hanno fatto) risulta una cosa orribile. Punto più basso della tre giorni. A sottolineare la pochezza dell’esibizione segue la solita prova devastante di grande capo Chuck Billy e i suoi scagnozzi della Bay Area. Se fossi Joey “bella fica” Tempest andrei a rinchiudermi a piangere al gabinetto. Ai Testament basta un’ora scarsa per spaccare varie teste. Il gioco delle maree umane fa sì che ci si ritrovi sotto al palco pericolosamente vicini a Dee Snider, Animal Mendoza, Jay Jay French e compagnia bella. I Twisted Sister sono veterani con la foga dei ragazzini, gente che sale sul palco con l’obiettivo dichiarato di far fare brutta figura a chiunque venga dopo. Cosa nella quale oggi riescono grazie ad uno show che in fondo è una lezione di HF Sleepvita. Clamorosi. We’re Not Gonna Take It diviene inno ufficiale del festival. La canzone verrà eseguita ripetutamente dal pubblico nei momenti di maggiore euforia che si succederanno nei giorni seguenti. Mio fratello ha tipo il groppo in gola e il gocciolone agli occhi, quando questo disco è uscito lui aveva tipo diciassette anni, oggi ne ha quarantatré e sta ancora qui.  Porco cazzo, come minimo ci sta che ti metti a piangere. Fratello mio, ti voglio tanto bene. Legami di sangue, legami di metallo, valli a spiegare a chi non ce li ha. A tale apoteosi seguono Kreator e Whitesnake che mollo a metà durante le pippe degli assoli che permettono a Coverdale di buttare giù qualche pillola di Viagra in previsione di possibili visite di groupies nel camerino in puro Albano Carrisi style. Scappo perché ho la fregola di vedere gli Sleep di cui indosso una favolosa maglietta raffigurante un astronauta in una piantagione di marjuana che ho acquistato appositamente per l’occasione. Ok, sugli Sleep non sono obiettivo quindi mi limiterò a dire che sono semplicemente il massimo. Lo slot coinciso li costringe ad uno show più asciutto che pesca in gran parte da Holy Mountain. Il finale con From Beyond (gesummio che pezzo) che finisce dentro a una delle varie parti di Dopesmoker è totale. Per me la serata finisce qui anche perché non ho alcun interesse per i Def Leppard (che pure non sembrano male). Poi volendo c’erano pure i Sick Of It All all’una di notte ma onestamente non ce la potevo fare.

HF AnselmoGiorno 2
Il secondo giorno inizia sotto una pioggia battente ed un ingorgo sulle strade di campagna che costringe a lasciare la macchina in mezzo a qualche pascolo della Loira sperando prima o poi di ritrovarla (preferibilmente intatta). Tutta colpa dei KISS che ovunque vadano continuano a far registrare sold-out manco fosse il ‘74. Ma procediamo con ordine: una serie di defezioni ha cambiato la scaletta della giornata in maniera drastica, intorno alle due di pomeriggio non si sa ancora esattamente chi sarà il prossimo artista a salire sul placo del The Valley. Come da me pronosticato (so’ troppo forte) si tratta degli Uncle Acid, a pochi mesi di distanza dal Roadburn, sono molto meno imballati e più dinamici. Scaletta di grassa qualità (Mind Control minimo nella top 5 del 2013). Su Mind Crawler esagero con l‘headbanging, starò male con il collo per vari giorni a seguire. Non si impara mai. I Witchcraft mark II offrono vari spunti di discussione, Magnus è potentissimo nella prova vocale ma senza più la chitarra in mano non sa più bene cosa fare, deve assolutamente affinare le sue qualità di showman, che so, mettersi un cappellone alla Merlino o qualche altra cazzata tra il magico e la stregoneria da bar. E magari pure dimagrire un po’ che sarebbe anche un bel ragazzo. Una band in trasformazione, Dead End è bellissima. Finisce il concerto e i Down sono già sul palco. Suonano parecchi brani dal primo album. Anselmo prende per il culo un vecchio in prima fila con un improbabile make-up alla Gene Simmons. Lysergic Funeral Procession viene dedicata alla memoria di Jeff Hanneman. Sempre in tema grandi eroi caduti non può mancare il tributo a Dimebag Darrell. Grande gruppo, grandi pezzi, sul finale sale pure Matt Pike sul palco per Nothing in Return. E’ il turno degli Accept, esponenti del metallo tetesco tanto amato da queste parti. Qui ho letto gran bene dell’ultimo album ma l’assenza del crantissimo Udo è una cosa che non riesco ad accettare del tutto. Show bello tirato, molto apprezzato dai defender più ortodossi, incluso il Conte Max. A seguito, senza pietà, i Red Fang, perfetti nel suono e nell’esecuzione come si diceva in altro report (a me però questa iper professionalità ha impressionato). Veniamo ora a quello che è stato un mio personale apice. Gli ZZ Top salgono sul palco e tutto ad un tratto le femmine cominciano a spuntare da tutte le parti. Questa è musica che fa venire voglia alle ragazze di mettersi un po’ di trucco, un paio di hotpants e smignotteggiare un po’. Le tre grandi religioni monoteiste non hanno nulla di così potente. Dagli ampli fluiscono cascate di blues elettrico, in questi momenti è normale distaccarsi dal lavoro, dalla routine e dalle rogne che ci affliggono quotidianamente. Qui però è diverso, sono talmente preso che per un attimo mi scordo pure di essere all’Hellfest, al mio ritorno alla realtà l’unica cosa che posso affermare ad alta voce è: “cazzo, che figata!”. Epico, bellissimo, esperienza extra-corporea, non lo so manco descrivere. Texas, birra, fare casino, voglio vivere così.

HF Kiss

Il tendone viene calato, la calca è da scoppiare, You wanted the best, you got the best… arrivano i KISS, una di quelle cose che nella vita o le capisci o non le capisci. Se non le capisci però sei un po’ un coglione. Botti e mortaretti, sangue, fuoco e rock and roll. Tutto molto bello però a dirla tutta sono un po’ spompati. Il gatto e l’uomo dello spazio reggono la baracca a livello musicale, gli altri si dedicano di più che altro al puro entertainment. Paul Stanley in particolare non sembra al massimo, la volta scorsa l’avevo visto meglio. Rock And Roll All Nite però potrò averla sentita anche mille volte ma resta sempre l’inno del posto dove vorrei vivere. Insomma, sono al secondo giorno dell’Hellfest e tutto ciò che ne ho ricavato è un senso di profonda insoddisfazione sulla mia esistenza. L’anno prossimo forse mi scelgo qualcosa di meno fico da fare (ma forse anche no). Siamo ai saluti per oggi, anzi no, perché, pur fregandomene poco o niente, vedo quattro pezzi dei Korn. Devo ammettere che hanno una pacca incredibile, sul palco c’è pure Head che evidentemente dopo qualche anno da cristiano rinato ha deciso che si era anche un po’ rotto le palle ed ha deciso di tornare alle vecchie abitudini di mignotte e cocaina. Le vie di Satana sono infinite.

Giorno 3
Il primo pomeriggio parte tranquillino con i Graveyard che mi aspettavo un po’ meglio. Segue una rara incursione nei palchi del metal estremo per vedere i Pig Destroyer, band assai gradita al Michele Serra del metal italiano che risponde al nome di Nunzio Lamonaca. Se ti piace il genere sono anche fichi, ma i miasmi della palude di piscio a venti metri dal palco sono talmente forti che dopo un po’ mi si chiude la gola e sono costretto ad andarmene. Gli Spiritual Beggars fanno uno sciò che levate proprio, una di quella band che hanno tutto: la pompa, i pezzi, stanno stare sul palco. Non ha senso entrare nei dettagli, grandiosi e basta. Non avendo nulla da fare acquisto un gelato artificiale al sapore di Dixan da un marocchino che si spaccia per vero gelataio italiano baffi/mandolino e vedo distrattamente un po’ di Newsted. Bravo ragazzo, ma trascurabile. Per la cronaca fa pure Whiplash, unico sussulto in un set altrimenti piuttosto piatto. Manco me lo ricordavo più ma il programma prevede i Voivod. Sono a circa un metro dal palco, i pezzi nuovi fatti dal vivo sono fantastici, perdo completamente la brocca. Ora sparo la cazzata e dico che Target Earth è il loro disco che preferisco in assoluto (tiè). Su Voivod arriva Anselmo a cantare e Jasonic al basso, tutti si abbracciano, è quasi troppo amore tutto insieme. Dopo i Buzzcocks tocca fare la fila per vedere il secondo show dei Down, eggià, perché i Clutch hanno cancellato perché il papà di Neil Fallon è morto pochi giorni prima. I Down veri e propri fanno giusto un paio di pezzi e qui sembra più che altro una festa di amici a New Orleans. Sale sul palco la donna di Phil Anselmo per cantare un pezzo al posto suo, Phil poi prende la chitarra e Kirk Windstein si mette a fare qualche pezzo dei Crowbar, stessa cosa fa Pepper Keenan con qualche brano tirato fuori da Deliverance dei C.O.C. Tutti insieme suonano una canzone molto bella che mi pare si chiamasse Bridge Of Silence e non so bene di chi sia. Parte il riff di Walk, vabbè che ve lo dico a fare. Delirio. Nella sfiga di perdere i Clutch abbiamo avuto comunque modo di assistere ad una cosa estemporanea abbastanza unica, direi che ci si può stare. IMG_7191Il gran finale si avvicina, Danzig e Ghost si scambiano gli slot per ragioni logistiche, costringendo il nano malefico del New Jersey a passare dal palco più grande a quello più piccolo. Si sta stretti ma il coinvolgimento dello show forse è ancora maggiore. Glenn ha sempre più la fisionomia da newjersyano stile Sopranos però è un vero signore del palco, classiconi a manetta a perdita di fiato. Arriva Doyle per la sezione Misfits da pogo assassino. Mother è momento di comunione massima fra l’uomo e l’heavy metal, un tizio mi abbraccia, cantiamo insieme do you wanna bang heads with me… L’invito più bello che chiunque possa mai fare e ricevere, pezzi di cuore, fegato e orecchie. Danzig racconta la storiella di quando ricevette una lettere dalla città di Dallas e bla bla bla. Poi parte Bullet, mi butto nel pogo mostruoso e ne esco purificato. Tutto quello che il futuro ha in serbo per me difficilmente potrà competere con quei 2 minuti. Sono rinato al mondo, datemi una birra. Ora è solo relax, i Volbeat fanno cacare e non capisco come possano essere headliner di qualsiasi cosa, tantomeno di questo festival. Si chiude in senso propriamente cerimoniale con i Ghost. Come together, together as one as one. Come together, for Lucifer’s son. Viva Satana, viva il metal, viva noi. Restiamo per sempre così, vogliamoci bene che il mondo lá fuori è una vera merda.

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