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Colesterolo alto e trigliceridi: ZZ TOP – La Futura (American Recordings)

1 ottobre 2012

Nell’anno in cui vecchie glorie del metallo si danno da fare sul serio per non essere dimenticate e soprattutto per farci dire ancora una volta che i ggiovani musicanti d’oggi non sono altro che degli invertebrati buoni a nulla, altre persone, che potrebbero tranquillamente esservi nonni, nondimeno consapevoli del proprio retaggio, si trastullano con corde e pelli e a mani basse raccolgono tutto quello che ancora gli spetta. Noi trentenni siamo a metà fra i giovinastri su menzionati, seguaci del cyber metal, del mathcore e dell’extreme metal (che non mi è chiaro cosa sia) e dei quarantenni venuti su malissimo a causa delle perversioni musical/modaiole degli anni ’80, con qualche nobile eccezione (leggi Depeche Mode), ma anche ben distanti dai nonnetti che hanno fatto la vera vita nei ’70. Ecco, precipuamente è a causa di tale distanza che nei confronti di quest’ultimi non vi può che essere ammirazione incondizionata. Perché noi dobbiamo fondamentalmente ringraziare gli anni ’90 del fatto che oggi siamo in grado di apprezzare ciò che sta accadendo, come il fatto che tutto il meglio nato e cresciuto in quegli anni, dopo qualche lustro di assopimento, si risveglia con rinnovata potenza. Ma è sempre per lo stesso motivo cultural/anagrafico che siamo anche in grado di apprezzare tutta la ‘roba’ venuta prima che a tutt’oggi non molla la presa. Con buona pace di Led Zeppelin e Thin Lizzy (quest’ultimi, è proprio il caso di ricordarlo, mentre vi parlo stanno incidendo un nuovo disco dopo saecula di inattività). Invece, quelle scimmie urlatrici che in vari periodi della loro vita hanno affermato che tale o tal altro genere fosse morto ora si devono solo mangiare la lingua e se non sono ancora estinte allora si stanno trasformando in zombi. Mentre per noi che possediamo un minimo di senso della storia è tutto più semplice. Prendiamo gli ZZ Top ad esempio, usciti della criostasi il tempo necessario per sgranchirsi le gambe nel Buffalo Bayou, incontrarvi Rick Rubin che sta pescando un river monster, chiudersi un attimo in saletta e tirare fuori uno degli album più belli di sempre. Sì perché La Futura, secondo me, se la batte coi migliori album dei primi 10 anni di vita dei tres hombres. Poi si parte per il tour -breve ‘che le ginocchia dolgono- con una puntatina al casinò, una lisciatina alla barba e via di nuovo in ibernazione, fino al prossimo album che uscirà quando saremo già tutti morti. Manco a dirlo che La Futura, sebbene molto diverso da ogni precedente illustre, ripropone il sano spirito texano e più in generale un amor proprio tutto terrone. Come si anticipava, il disco è prodotto e registrato da Rubin il che, a voi gente di senno, dovrebbe già dire molto e poi è noto che Rick Rubin ti resuscita la carriera meglio di Gesù Cristo. Per quanto mi riguarda ci sento qualcosa di familiarissimo che mi riporta alla mente il suono delle registrazioni American di Johnny Cash. Vengono superate certe -diciamo così- ingenuità del passato più recente anche se non del tutto. L’opener è una versione blues rock di un brano rap. Questa gliela concediamo: teniamo in considerazione che hanno pochissimo tempo per far i soldi necessari a pagarsi quelle costosissime procedure di rianimazione, quindi qualcosina di mainstream per far scrivere due cazzate a ‘sti giornalisti e bloggers non può e non deve mancare. Ma il pezzo, a dispetto delle premesse che avevano lasciato dubbioso anche il sottoscritto e a dispetto della clip nel supermercato, tira che una bellezza e poi fa parte della colonna sonora di quel filmaccio di Battleship con Rihanna. Quindi: approved by Rihanna. La genesi del brano in questione, I Gotsa Get Paid, merita due righe ancora. Il titolo originale era 25 Lighters e, come già detto, farina del sacco di un dj locale il quale raccontava dell’uso allora in voga tra gli spacciatori di Huston di nascondere le dosi di coca nelle cartucce degli accendini usa e getta. In seguito il pezzo fu modificato e rallentato da un altro tizio, sempre un dj, che si faceva di ‘purple drank’, una bevanda composta da sciroppo per la tosse, codeina, gazzosa e marijuana, che lo stese all’età di soli 29 anni. Ma il dj hip-hop non fu l’unica vittima di 25 Lighters. Infatti uno dei creatori originali del pezzo fu ammazzato da un colpo di pistola dopo aver sollecitato il promoter a pagargli i diritti che ancora gli doveva: I Gotsa Get Paid gli avrà ovviamente detto. Poi arriva Rubin, senta tutta questa storia, prende il pezzo, lo rallenta ulteriormente, lo mette nelle mani di Gibbons e il gioco è fatto. Anche tutto il resto dell’album ha lo stesso tiro e col tempo cresce sempre di più. C’è il blues, il rock e un suono volutamente sporco e grasso, carico di colesterolo da farti scoppiare le arterie. Scordatevi il track by track perché pure la ballad spacca. Se non vi piace La Futura non avete più speranze di salvarvi. Il rispetto che si deve agli ZZ Top va al di là della cortesia dovuta agli anziani perché con questo disco hanno trovato finalmente il loro riscatto: quando nei primi anni ‘zero’ nel mondo esplodeva la passione per il southern e mille gruppi proliferavano intorno ad esso gli ZZ Top se ne uscivano con una prova molto poco convincente. Se Mescalero non sapeva né di carne né di pesce, il gusto de La Futura invece si impone prepotente come il pollo fritto sopra qualsiasi altro piatto. (Charles)

Ps. Visto che mi sento come i Blues Brothers, in missione per conto di Dio, ho il dovere morale di ricordare che i Lynyrd Skynyrd hanno dato alle stampe Last Of A Dyin Breed, che è un capolavoro; che gli Outlaws se ne sono usciti con It’s About Pride, un altro gran disco; che, infine i Molly Hatchet per non essere da meno hanno pubblicato Regrinding The Axes , la raccolta definitiva di cover per la guida in stato di ebrezza, che ripropone i grandi classici dell’hard rock, suonati con una potenza e una perizia che solo un gruppo della madonna. La terra palustre del Sud è sempre la più fertile.

fuck yeah!

15 commenti leave one →
  1. fredrik permalink
    1 ottobre 2012 22:39

    stima incondizionata, dai tempi in cui vidi le chitarre di peluche bianco su mtv! per inciso, io adoro anche la loro fase “synth-pop”, coi videî pieni di pelo (non il loro e neanche quello sulla chitarra) e con l’eliminator onnipresente.

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  2. Orgio permalink
    2 ottobre 2012 10:34

    “Last Of A Dyin’ Breed” un capolavoro? Non esageriamo, dai. Altrimenti “Vicious Cycle” cos’era?

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    • Charles permalink
      2 ottobre 2012 12:43

      eh, lo so. non sempre si riesce a mantenere l’obiettività…

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      • Orgio permalink
        4 ottobre 2012 10:09

        Difficile averla con gli Skynyrd, anche perché è difficile anche solo trovare gente che abbia ascoltato i dischi post-1977. Comunque “Last…” è una figata, anche se il fatto che si siano buttati sul pubblico dell’ultradestra di Tea Party&co. (ricordo Rickey Medlock ospite ad un programma della Fox in cui si discuteva la riforma sanitaria di Obama) fa sorridere, pensando a certi testi di Ronnie Van Zant, come “The Ballad Of Curtis Lowe” e “Saturday Night Special”…

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