Music to light your joints to #5 – edizione svedese

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skål!

La Svezia è un posto che ai noi italioti può sembrare il paese dei balocchi: benessere diffuso, servizi sociali all’avanguardia, funziona tutto a meraviglia, una popolazione femminile composta pressoché esclusivamente da strafighe dai facili costumi e così via. Da qualche tempo gira poi la notizia che se sei metallaro ti danno pure la pensione di invalidità, cosi puoi stare tutto il giorno in casa a fare air-guitar sugli assoli di Tony Iommi e essere foraggiato dallo Stato per farlo. Ora magari questa si rileverà essere una bufala ma il mio ex collega Peter Jonsson mi ha raccontato che, da adolescente, aveva fondato con alcuni amici una sorta di club del disco a scopo ricreativo, e per questa attività il comune gli elargiva dei soldini destinati all’acquisto di album che poi venivano ascoltati nelle riunioni del club a casa dell’ospite di turno. Cronache marziane. Ora, perché mai un posto del genere debba avere anche molti dei gruppi più fichi attualmente in circolazione (e una storia comunque non indifferente) uno proprio non se lo spiega. Certo hanno anche inventato IKEA: una tra le più grandi sciagure dell’umanità e forse tutto il rock and roll del mondo non riuscirà mai a lavare un peccato di tali proporzioni. C’è da dire che loro ci stanno provando.

Iniziamo questa carrellata con i meno ortodossi del lotto ossia i formidabili GOAT (oh yeah, le capre!), che, nonostante il nome che omaggia l’animale prediletto da noi adoratori del Dimonio, sono quelli che hanno meno a che fare direttamente con il metallo (tranne per il fatto di essere una figata). Se fossi una persona seria vi risparmierei la leggendina sulla genesi del gruppo: invece, poiché sono un noto cialtrone, ve la ripropongo con entusiasmo. La band proviene da un posto che si chiama Korpolombolo, dove per centinaia di anni si è praticato il voodoo, pratica introdotta da uno stregone errante e dai suoi discepoli che vi si erano stabiliti dopo l’interpretazione di non so che codice cifrato contenuto nel loro testo sacro. Ne segue una storia di persecuzione da parte dei cristiani e successiva maledizione del luogo da parte dei pochi superstiti, tra i cui discendenti ci sarebbero i membri del gruppo; il tutto ovviamente volto a giustificarne il suono (e il look) peculiare.

Sobrietà svedese

la tipica sobrietà svedese

Wah-wah a palate, ritmi dance e l’occasionale melodia mediorientale ne fanno un qualcosa che oscilla tra Om e Tinariwen, ma con molta più fricchettonaggine, hanno pure un pezzo che si chiama Disco Fever. Bello anche l’utilizzo di un tema portante che ritorna in varie salse nel corso del disco. World Music è l’album che vuoi/puoi ascoltare sempre: buono per la metro, la cena sociale e pure la scopata (per chi di voi è avvezzo a tale uso). Consigliatissimi per riprendersi dalle consuete cupezze tombali.

Rientrando su sonorità più classiche andiamo sugli HORISONT, gruppo ultrapassatista composto da individui agghindati con barbette, pantaloni a zampa di elefante e occasionali cappelloni. Il secondo album si chiama Second Assault ed è pressoché uguale al precedente: un bel concentrato di rock retrogrado ad alto voltaggio, non trascendentale ma comunque fico. Se avessi un terrazzo degno di questo nome vi inviterei tutti per una bella festicciola dove non mancherebbe un momento per scapocciare insieme al ritmo della title-track. Diceva il saggio: tutto passa, l’hard rock è per sempre.

Abbiamo già avuto modo di parlare della svolta dei nostri beniamini Witchcraft. In questa occasione ne prendiamo spunto per presentare tre band la cui storia è in qualche maniera legata alla band di Orebro e ai suoi componenti presenti e passati. A occhio era dai tempi dei mai troppo compianti Kyuss che una band non ne generava così tante e di tale livello: mi piace pensare che quello che sta succedendo oggi in Svezia e dintorni sia una versione con la neve della scena che girava intorno ai Rancho De La Luna Studios nei primi anni novanta.
I GRAVEYARD nascono dallo split dei semi sconosciuti Norrsken, band liceale in cui suonava anche Magnus Pelander. La scissione si tradusse di fatto in due band ruotanti intorno all’asse Sabbath/Zeppelin (tutta roba buona): quindi una posizionata dalle parti del dark sound settantiano (Withcraft) e l’altra dalla componente blues più marcata (Graveyard). Questi ultimi, reduci dal successo del bellissimo Hisingen Blues, che li ha resi mezze star in patria, hanno sfornato un eccellente successore, Lights Out, che contiene svariati pezzi esaltanti tra cui mi sento di citarvi almeno i due singoloni Endless Night (qui sopra), Goliath e la ballatona stracciamutande Slow Motion Countdown, ma in realtà è davvero tutto bello. Tanta, tanta roba.

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Passiamo adesso agli SPIDERS, band capitanata da John Hoyles, professione axeman e stretto seguace dei dettami riffici del grande Victor Griffin. Costui ha avuto il fegato di mollare i Witchcraft (questa forse la maggiore causa di cambio del sound) e di mettere su un gruppo insieme con la moglie. La storia messa così è piuttosto triste ma comunque il prodotto finale non è male per niente. Terrificante la copertina affollata di personaggi improponibili. Curiosità: alla batteria siede un bel giovine italico (tal Matteo Gambacorta) che ha avuto il coraggio di lasciare questo cacatoio chiamato Italia e cercare fortuna in un paese avanzato. Off topic: i gruppi con cantanti femmine al momento si stanno moltiplicando e la rottura di coglioni è oramai prossima, poi forse sarà che i Blood Ceremony al momento hanno settato uno standard talmente alto che mi sembra davvero difficile al momento che qualcuno possa fare di meglio nel segmento specifico. Tra l’altro occhio che questi sono in studio proprio in questi giorni, speriamo l’album esca presto.

Finalone con i clamorosi TROUBLED HORSE che, dopo un ep su Crusher del 2010, vedono finalmente pubblicato il loro primo album Step inside tramite la benemerita Rise Above. Viste le vicende dei personaggi coinvolti, pensavo la band fosse in iato e che questo album non avrebbe mai visto la luce. Invece non solo il disco è uscito (ed è per me tra i migliori del 2012) ma sono previste anche alcune date nei prossimi mesi. Siamo sempre al solito maximum rock&roll ma fatto con classe estrema, particolarmente azzeccato il timbro bello maschio del greve Martin Heppich, uomo dalla fisicità improbabile ma capace di essere leader in un combo formato da gente ben più rodata da lui.

Si chiude con un’ anticipazione dal prossimo album degli alcolici Devil, idoli dalle parti di casa mia e di mio fratello. Insomma, winter is coming, stateve accuorti.

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