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VISTA CHINO – Peace (Napalm Records)

30 ottobre 2013

vistachinopeaceIl racconto delle tortuose vicende dei Kyuss è, in un certo senso, la storia dell’hard rock degli ultimi vent’anni: profondamente rivoluzionata, cambiata per sempre con una manciata di dischi che definire essenziali è un eufemismo. Dopo la fine del circo itinerante chiamato Kyuss, John Garcia, voce e cuore della band, scazza con Josh Homme e fonda gli Slo-Burn, assume altri tre fattoni e si fa produrre Amusing The Amazing da Chris Gross (già produttore dei Kyuss), realizzando – a conti fatti – una delle migliori cose post-Kyuss.  Seguono gli Unida e gli Hermano (la cui utilità è ancora oggetto di discussione), i dischi solisti di Brant Bjork, i Mondo Generator di Olivieri. Nel frattempo Homme va in giro per il mondo a prestare i propri servigi alla corte di Mark Lanegan e dei suoi Screaming Trees, salvo poi tornare a casa per registrare le splendide Desert Sessions, che lasciavano trapelare lo spirito più genuinamente underground del chitarrista di Palm Springs. Tutt’altra storia erano i Queens of the Stone Age, che pur avendo avuto il merito di raccogliere l’eredità degli anni ’90 e aver trascinato l’hard rock direttamente nel nuovo millennio, rappresentavano una variante pop dei Kyuss, una massificazione del desert sound. Al di là di queste rivendicazioni underground, i QOTSA restano essenziali quantomeno fino a Song for the Deaf, dopo il quale si sono inevitabilmente ridotti a maniera, pur trainandosi dietro un carrozzone di imitatori che farebbe impallidire persino i fan dei Soulfly.

Nel 2010, a 18 anni di distanza dall’uscita del lavoro che decretò la nascita dello stoner rock, John Garcia mette su Garcia plays Kyuss,  probabilmente con il solo scopo dare visibilità al suo ritorno, con il progetto Garcia Vs. Garcia, il cui debutto viene continuamente ritardato, e mai vedrà la luce. Nell’estate dello stesso anno, parte il tour di Garcia Plays Kyuss, che culmina con l’esibizione all’Hellfest francese, Olivieri e Bjork salgono sul palco e suonano qualche pezzo insieme al loro vecchio amico, facendo bagnare tutti i fortunati presenti. A novembre nascono i Kyuss Lives!, Garcia assolda Bruno Fevery alla chitarra, e si para il culo dichiarando che i Kyuss non potranno mai esistere senza Homme. Nel frattempo a casa Olivieri sorge qualche problemino, dovuto alle attitudini manesche di Nick, che viene arrestato per aver menato la sua donna. Prima di uscire dal carcere, Olivieri viene sostituito da Scott Reader per un po’ di date, fino a quando inizia a circolare l’idea di registrare – oltre ad un live – un nuovo disco. Homme, accecato dal suono dei soldi, riesce a coinvolgere Reeder nella denuncia per violazione di marchio e frode al consumatori, ai danni dei suoi ex compagni. Intanto Olivieri, occupato com’è a tirare di coca, non riesce a capire cosa cazzo stia succedendo, e molla tutto. Sancita dal giudice l’impossibilità di registrare dischi a nome Kyuss Lives!, il gruppo cambia nome in Vista Chino.

vistaChino

Il risultato di questa tragicommedia si chiama Peace, ed è capace di metterti addosso una tristezza che ha del liberatorio. Peace è un lavoro triste perché ti dice buon giorno (Good Morning Wasteland) e ti tira subito in faccia un pezzo come Dargona Dragona, con quelle chitarre (meno solide, più rarefatte rispetto agli standard hommiani) e quella voce inconfondibile di un omone che si chiama John Garcia, con un cuore grande quanto un bong di vetro. La lacrimuccia scappa, e i ricordi tornano indietro, alla visceralità di Blues for the Red Sundi cui Peace rappresenta una sorta di revisione, filtrata attraverso le infatuazioni psichedeliche di Welcome to the Sky Valley e le derive blues di And The Circus Leaves Town, secondo toni e modalità relativamente più delicati. Questa rilettura del desert sound a posteriori denota, a tutti gli effetti, i limiti del nuovo disco dei Kyuss senza Homme, il cui unico problema è per l’appunto il fatto che non ci sia Homme. Bruno Fevery è un bravo mestierante, ma non ha il tocco, gli manca quel quid che rende tale il genio. Questo, insieme alla consapevolezza di suonare una musica vecchia di un ventennio, è l’unico limite dei Vista Chino. In un certo senso è anche la loro condanna, visto che tutti continuano a parlare dei QOTSA e del loro nuovo lavoro, che viene salutato dalla critica come un disco che li mantiene saldamente nell’olimpo delle migliori band al mondo. A me non interessa, non l’ho neanche sentito, so già a che tipo di pubblico puntano, non ne faccio – onestamente – parte. Dall’altra parte c’è Garcia, ultimo degli ultimi, vinto tra i vinti, il suo album è uscito in sordina, mentre le luci del music-biz illuminano Homme e Olivieri (che è risalito sul carrozzone dei vincitori), Mark Lanegan e Trent Reznor, quella gran fica di Brody Dalle, ex voce dei Distillers nonché moglie di Joshua, e il tipo degli Arctic Monkeys; addirittura Elton John. Cosa c’entri tutta questa mondanità, con una musica nata sostanzialmente per accompagnare i rituali sacri dei peggiori fattoni del pianeta, ancora non ci è dato saperlo. In questo senso la musica di Peace è liberatoria, perché oltre a rappresentare l’unico controcanto possibile alla superbia di Homme, ci ricorda quanto ci manchino i Kyuss. E ricordare è sempre un bel gesto, di pace. (Gianni Pini)

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