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KISS: Sonic Boom Over Europe – 01/05/2010, Sheffield Arena I° maggio, anno del Signore 2010

7 maggio 2010

Mentre orde di stolti italioti si accalcano in piazza San Giovanni par assistere ad uno dei raduni musicali più insulsi della storia, in quasi contemporanea a Sheffield, fredda e piovosa città industriale del nord Inghilterra, una folla colorata ed intergenerazionale procede compatta verso il tempio in cui stasera si celebra e rinnova per l’ennesima sera il culto del rock’n’roll. Parte da qui il Sonic Boom Over Europe, ennesimo (e già glorioso) tour dei KISS, uno di quei nomi che definire leggenda non è un’iperbole ma pura e semplice verità. A oltre 35 anni dagli oscuri inizi newyorkesi un loro concerto è ancora un evento, non certamente più il luogo degli eccessi e del vizio ma un momento di festa, comunione e divertimento per grandi e piccini (c’era una famiglia composta da mamma papà e i due figli piccoli tutti con il trucco come uno dei personaggi, numeri uno!).

Stefano Greco e consorte birreggiano in attesa dei Kiss!

La Kiss Army, come sempre, vale da sola il prezzo del biglietto. Make-up (più o meno riuscito), zatteroni e glitter e ogni sorta di accessorio, è il pubblico a provvedere al vero intrattenimento pre-concerto, molto più degli insulsi Taking Down, band di Las Vegas tanto coatta quanto poco convincente. Finito il set di questi ultimi la tensione sale progressivamente altissima per sublimarsi nel rituale intro “You wanted the best, you got the best. The hottest band in the world: Kiss!”, l’elettricità è tangibile e la folla è in delirio, in tutta onestà una delle aperture più intense a cui abbia avuto il piacere di presenziare in 20 anni da spettatore di concerti rock. L’apparizione soprannaturale sulle note di “Modern Day Delilah” ha quasi del mistico, i Kiss ribaltano l’assunto su cui gran parte della musica rock ha costruito la sua fortuna (la parità artista-pubblico) per proporre una versione di loro stessi quali idoli da adorare, il loro aspetto sottolinea la loro estraneità al genere umano e rimarca la loro appartenenza alla specie delle divinità. Poi c’è il rock che conosciamo e amiamo, una scaletta generosa di una ventina di pezzi che spazia dal primo all’ultimo album senza tralasciare gli anni ‘80 (bello il ripescaggio di un inno quale “Crazy Nights”) e impreziosita da qualche chicca inaspettata (“Let Me Go Rock And Roll”). Lo show è quello che il copione prevede che sia: un circo multimediale ad alto potenziale di intrattenimento. Il programma include: video, botti, fiamme, lingua di Gene Simmons eccetera eccetera. Il demone con basso ad ascia vola, sputa fuoco (o sangue a seconda delle esigenze) e catalizza tutti i momenti più puramente spettacolari dello show; ma è un sempre sculettante Paul Stanley ad essere il vero padrone di casa, è lui che interagisce col pubblico ed è quasi sempre protagonista di tutti i pezzi.

L’agilità non sarà quella di un tempo, sul finale anche la voce è affaticata ma The Starchild alla soglia dei 60 è ancora capace di sbattersi per due ore filate. Momenti di gloria personale anche per i nuovi Cat e Spaceman (rispettivamente su “Black Diamond” e “Shock Me”) e durante i loro assoli (sostanzialmente un escamotage per far rifiatare i due più attempati compagni). La setlist è pressoché impeccabile ed imbottita di classici, davvero troppo difficile menzionarli tutti (“Cold Gin”, “Love Gun”, “Detroit Rock City”…). Un bis estremamente lungo che oltre all’immancabile “Rock and Roll All Nite” ha visto una spettacolare “I Was Made For Lovin’ You” cantata da Paul Stanley al centro dell’arena, per cinque minuti ci si ritrova catapultati in una enorme disco ’70 con la gente letteralmente fuori di testa. Il momento più alto però è stato per il sottoscritto “God Gave Rock’n Roll To You II”, musica e immagini che raccontano l’epopea del gruppo ricordando anche chi c’era e non c’è più, alcuni persi per altre strade (Peter Criss, Ace Frehley), alcuni per sempre (Eric Carr). I Kiss rendono omaggio a loro stessi ma anche ai propri maestri (Elvis, Beatles, Who etc.) e all’epica del rock in genere. Perché poi alla fine è vero che il rock and roll è la cosa migliore che la vita ci ha donato. Semplicemente commovente. Una di quelle sere che ti riconciliano col mondo. (Stefano Greco)

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