CROWBAR – Sever The Wicked Hand (E1/Century Media)

Dato che negli ultimi tempi abbiamo parlato tanto di Kirk Windstein, sarebbe pure il caso di scrivere qualche riga – sia pure con imperdonabile ritardo – sull’ultimo lavoro dei suoi Crowbar, anche perché è molto bello. I brani di Sever The Wicked Hand, che esce a sei anni esatti di distanza dal precedente (e notevolissimo) Lifesblood For The Downtrodden, sono le pagine di un diario lucido e doloroso nel quale il corpulento frontman racconta la sua recente disintossicazione dall’alcol, una vittoria personale su un demone seducente e mostruoso come quello abbattuto dall’arcangelo Michele sulla copertina dell’album, il cui titolo è a sua volta una citazione biblica perfetta per riassumere in poche parole il personale calvario affrontato da un musicista al quale la sobrietà non ha per nulla fatto perdere l’ispirazione.

Siamo infatti di fronte a una delle prove migliori di una band che già di suo ha sbagliato poco o nulla. L’angosciante opener Isolation (Desperation) ti inchioda alla sedia e ti getta addosso un carico di sofferenza così pesante da non permetterti più di rialzarti. E’ sempre il solito sludge made in Louisiana, fatto di chitarre rugginose e pachidermiche e tempi torpidi e ossessivi, ma il disco non smette mai di coinvolgere grazie a una varietà di registri che riflette il complesso spettro emotivo riversato nel platter da un Windstein che si mette a nudo con schiettezza lancinante, tra riff che ti si tatuano sul cervello al primo ascolto (Let Me Mourn, dove si respira una rassegnazione dal sapore grunge), esplosioni di furore hardcore (The Cemetery Angels), sprofondamenti nella desolazione più gelida (l’onirica Liquid Sky And Cold Black Earth) e improvvisi bagliori di luce (A Farewell To Misery, dal titolo alquanto eloquente). Un lacerante cammino di caduta e redenzione al termine del quale la speranza viene affidata alla donna nella conclusiva Symbiosis, presumibilmente dedicata alla moglie.

L’ennesima nuova formazione è il solito ritrovo di pessimi soggetti della scena di New Orleans. Con gente salutista e morigerata come il bassista dei Goatwhore Pat Bruders e Tommy Buckley, batterista dei Soilent Green, non sarà facile per Kirk stare lontano dalle tentazioni. In attesa di scoprire se con i Down riuscirà a fare ancora di meglio, godiamoci questo Sever The Wicked Hand, uno degli album che più mi hanno emozionato in questa prima metà del 2011. Indispensabile per i fan, per tutti gli altri un ascolto comunque obbligato. (Ciccio Russo)

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