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DOWN IV Part I – The Purple Ep: un’impressione a caldo

17 settembre 2012

The Purple Ep, il primo della serie di quattro mini che i Down faranno uscire da qua all’anno venturo, è in streaming da qualche giorno a questo indirizzo. La decisione di abbandonare l’idea di pubblicare un full da parte di cinque musicisti dalla creatività così dispersiva avrebbe dovuto ragionevolmente moderare le mie attese ma la verità è che mi sono preso il lunedì pomeriggio libero apposta per poterlo ascoltare e scriverne, quindi non posso nascondermi dietro a un dito e fingere di non aver sperato in una bomba destinata a svettare nella playlist di fine anno, soprattutto alla luce dei brani anticipati nei mesi scorsi, Misfortune Teller e il, quello sì devastante, singolo Witchripper, a conti fatti gli unici pezzi davvero memorabili. Nè può valere il discorso che questo genere è tutto sound e attitudine e che tanto sono i soliti quattro riff in croce, altrimenti non sarei dovuto uscire pazzo per l’ultimo Crowbar.

Il problema è semmai un altro. Ovvero che non riesco nemmeno a sentirmi deluso. Perché i Down sono entrati in quella ristrettissima cerchia di band alle quali non sono in grado di approcciarmi in modo sia pur vagamente obiettivo. Esattamente come avviene per gli Slayer. Quando uscì Christ Illusion di primo acchito mi fece quasi cacare. Una settimana dopo non riuscivo ad ascoltare altro e giuravo che era il loro album migliore dai tempi di Seasons In The Abyss. Lo ho rimesso nello stereo proprio ieri e sono stato costretto ad ammettere che, sì, in effetti non è ‘sto capolavoro imperdibile. La stessa miscela di aspettative elevatissime per principio, ostinazione nel non voler fare i conti con la realtà e serena constatazione del fatto che tanto non sentirò altro per i prossimi giorni a prescindere da quanto poi mi possano piacere effettivamente queste sei tracce, che recuperano l’anima più classicamente doom del gruppo con un risultato che rimanda agli episodi più classici dell’esordio senza però la stessa urgenza e la stessa visceralità. Phil Anselmo ha dichiarato a Billboard più o meno che non avevano voglia di lavorare a un disco intero per non sprecare troppo energie e che l’ep è attualmente la dimensione ideale dei Down. Prendendolo quindi come divertissement di lusso, The Purple Ep funziona, e pure bene. Anzi, da questo punto di vista è esattamente quello che avrebbe dovuto essere. La vera questione è che per noi i Down sono diventati il simbolo di un approccio alla materia metallica (approccio che aveva la sua massima incarnazione proprio negli stessi Pantera) che sappiamo non essere più patrimonio di buona parte delle nuove generazioni, sballottate tra djent nerdistico e metalcore da chiome piastrate, ma che nessuno ci convincerà mai non sia quello giusto. E il discorso mi pare resti valido. Ora scusatemi, vi lascio che debbo stapparmi un’altra birra e tornare ad ascoltarmi The Purple Ep per la settima od ottava volta in poche ore. (Ciccio Russo)

13 commenti leave one →
  1. Helldorado permalink
    17 settembre 2012 19:57

    Lo sto ascoltando anche io abbastanza spesso, non ho ancora capito se mi piace o se scorre addosso senza lasciare traccia…

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  2. 17 settembre 2012 20:45

    Io li ho contati, mi ero ripromesso di farlo e l’ho fatto. Sono a 15. Quindici. Sarà sottotono, sarà che non è a livello dei primi due dischi (ma a mio avviso decisamente superiore rispetto al terzo), ma quelle vocals settantiane di Phil in ‘Misfortune Teller’ mi fanno impazzire, poi oh ‘This Work Is Timeless’ non sarà una nuova ‘Eyes of the south’, non sarà una nuova ‘Stained Glass Cross’, ma è un bel pezzo.

    “Una settimana dopo non riuscivo ad ascoltare altro e giuravo che era il loro album migliore dai tempi di Seasons In The Abyss. ”
    Io continuo ad asserire la stessa identica cosa, per questo quando è uscito ‘World Painted Blood’ ci sono rimasto parecchio male, non ha lo stesso tiro, non ha gli stessi pezzi. Nel 2006 non è cosa da tutti scrivere un pezzo come ‘Cult’.

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  3. Snaghi permalink
    18 settembre 2012 01:44

    il discorso sull’approcciarsi in maniera non obiettiva a determinati gruppi è molto interessante secondo me e andrebbe approfondito. gli slayer sono un ottimo esempio

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  4. 19 settembre 2012 10:14

    MANCANO-I-PEZZI. ci sono sgrattate sabbathiane alla Down con parti vocali alla Down ma senza i pezzi, quindi insomma sì carino e bellino e bravino ma se lo infilino pure nel culo e tornino tra altri cinque anni con un disco che sia scritto.

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  5. sergente kabukiman permalink
    19 settembre 2012 15:49

    non l’ho ancora sentito..ma considerando il curriculum di ognuno dei membri mi viene difficile associarli al concetto di “brutta canzone”

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