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I DOWN non sono più la stessa cosa

14 maggio 2014

Down-Down-IV-Part-2Il problema che ho coi Down è che, per l’affetto che nutro nei confronti delle persone che ci suonano e ci hanno suonato, non ho mai voluto ammettere che, in fondo, il secondo disco potesse essere già di troppo. L’insuperato Nola era lo sfizio di lusso di musicisti che in quel momento erano al vertice dell’ispirazione e della carriera. Ora sono una specie di cazzeggio a tempo pieno. Il primo della serie di quattro ep che hanno annunciato (“perché non ha più senso pubblicare album interi“, spiegarono) non era male ma non lo riascolto da mesi, a parte quel paio di canzoni veramente fiche, tipo Witchripper. In questo secondo mini non ci sono manco quelle. È la loro prima uscita senza Kirk Windstein, oggi concentrato solo sui Crowbar. La motivazione ufficiale dello split fu che, siccome il nostro idolo della Louisiana si stava disintossicando dall’alcol, non poteva più partecipare ai tour dei Down a causa dei tre o quattro giorni di pausa che intercorrevano tra una data e l’altra per consentire a Phil Anselmo di riposarsi la gola. Giorni nei quali Windstein non trovava di meglio da fare di sbronzarsi come un alpino iscritto al fan club dei Tankard. Questi nuovi sei pezzi sono stati scritti prevalentemente dal bassista Pat Bruders (che, dopo i Goatwhore, ha mollato pure gli stessi Crowbar) e dal nuovo acquisto alle sei corde Bobby Landgraf, i quali, con tutto il rispetto e la simpatia, non valgono metà di un’inarrestabile macchina da riff come Kirk. Certo, il crollo d’ispirazione non è poi enorme se pure voi eravate, come me, rimasti delusi già da Over the under.

L’idea è di spingere più sul doom, con aperte citazioni sabbathiane in Conjure. Il risultato però è scolastico come quello di un gruppo stoner medio all’esordio. Sufferer’s yell è carina, Steeple parte bene prima di andarsene per conto suo, ma non basta. Suonano svogliati, come se stessero timbrando il cartellino. E Anselmo sembra stanco. Non c’è nulla che lasci davvero il segno, manco lo svarione acustico finale. Dispiace ma un po’ me l’aspettavo, sigh. Ci consoleremo col nuovo Eyehategod.

14 commenti leave one →
  1. Lorenzo permalink
    14 maggio 2014 11:01

    Ma allora Keenan e Bower che ci stanno a fare?
    Altra cover band.

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    • 14 maggio 2014 12:34

      Keenan non saprei, Bower immagino si sia tenuto i riff migliori per la sua band.

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      • Lorenzo permalink
        14 maggio 2014 15:35

        Comunque, se questi “Down” tengono lontano l’Anselmo dal suo progetto solista…
        Pensione di lusso.

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      • sergente kabukiman permalink
        14 maggio 2014 22:22

        c’è da dire che nei crediti delle canzoni kirk viene menzionato pochissimo (almeno in down II e over the under) mentre la maggior parte della roba porta la firma di pepper e phil.. ovviamente un colosso come kirk influisce molto sul risultato finale, ma magari è solo un periodo arido per gli altri

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  2. sergente kabukiman permalink
    14 maggio 2014 11:26

    tralasciando le considerazioni sul disco che non ho ancora ascoltato, condivido ogni cosa scritta in questa rece, tranne il parere su over the under, quel disco per me è un capolavoro, pesante come una lapide e nero come le acque del mississipi dopo l’uragano katrina.. quel disco per me è la testimonianza dell’amarezza provata dai membri dopo un periodo di merda totale. ci manca kirk!

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  3. Sbemberebem permalink
    14 maggio 2014 20:22

    Io non condivido nulla di quello che è scritto. Per me vale il discorso inverso: secondo me i Down all’inizio erano più cazzeggio (questo non vuol dire che i primi due dischi siano brutti, tutt’altro) mentre da Over The Under hanno incominciato a prendere sempre più coscienza di essere una band vera e propria; proprio Over The Under lo testimonia, essendo il miglior parto del gruppo, per me (e condivido a tal proposito il parere del sergente). Gli EP sono una riscoperta delle loro radici più doom, con gli spettri dei Saint Vitus e dei Pentagram ad aleggiare lungo le canzoni. Penso che ora i Down abbiano raggiunto una loro identità che si inserisce perfettamente in un determinato filone, mentre ai tempi di NOLA e Down II erano troppo derivati

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  4. Aris permalink
    15 maggio 2014 23:54

    Beh, il pezzo del video non é affatto male, certo, il nola é una storia a parte.

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  5. 17 maggio 2014 09:16

    Dispiace molto ammettere che hai le tue buone ragioni (soprattutto in termini di riff e, banalmente, di canzoni). Forse non era così importante uscire di corsa prima dei Crowbar…

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  6. 21 maggio 2014 10:37

    Anselmo è da anni che non ha più una voce degna di questo nome. Porta avanti tutto a suon di carisma. Over The Under è piacevole, ma dai Down pretendo più del piacevole. Nel Purple Ep ho trovato pochi spunti, non dico che sia un disco brutto, ma non ha quel… tiro?… che aveva il primo o la schizofrenia del secondo. Non ho ancora sentito questo EP, ma We Knew Him Well non l’ho trovata eccezionale (devo ascoltarla di nuovo, sia chiaro).

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