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PHILIP H. ANSELMO & THE ILLEGALS – Walk Through Exits Only (Housecore)

2 agosto 2013

Phil-Anselmo-Walk-Through-Exits-Only-2013

…la bellissima ninfa

partorì un bambino che sin dalla nascita suscitava amore,

e lo chiamò Narciso. Interrogato se il piccolo avrebbe visto

i giorni lontani di una tarda vecchiaia, l’indovino

aveva risposto: “Se non conoscerà sé stesso”.

A lungo la predizione sembrò priva di senso, ma poi l’esito

delle cose, il tipo di morte e la strana follia la confermarono.

(Ovidio, Metamorfosi, III)

Quasi mezzo secolo di vita, 45 anni trascorsi tra abusi e dissipazione, il volto-immagine di una delle più grandi band del pianeta;  Phil Anselmo è all’angolo del ring sul quale ha sempre combattuto, tra collaborazioni, progetti nati come side e poi imprevedibilmente diventati main, riverenze e pompini ai colleghi di turno; il ragazzaccio di New Orleans non poteva che diventare l’icona metal degli anni ’90. Le ubriacate colossali, il caldo asfissiante della palude, la passione per la botanica creativa, la coca che non termina per cola e l’overdose che fece definitivamente incrinare i rapporti già poco idilliaci con i fratelli Abbott. Da grande avrei voluto essere il biografo di Phil Anselmo solo per vedergli distruggere il camerino. Me le immagino le scenette tra il tour manager e il direttore di un fantomatico Hotel Plaza:

-“Di grazia, mi saprebbe dire per quale ragione il camerino è distrutto?”

-“Il signor Anselmo dice che gli è sparito il bagno.”

Come glielo spieghi ad uno così che il bagno non è sparito e che forse si è solo scolato un bicchiere di troppo di Southern (Dis)Comfort?

Phil Anselmo è anche questo, per certi versi broken man, per certi altri un clown di un circo itinerante, il capocomico di una compagnia teatrale, uno capacissimo di registrare in contemporanea un disco southern rock  e un altro di incontaminato e nostalgico black metal, facendo rientrare nel tour delle cazzate anche l’ex moglie. Durante gli anni della mia spensierata adolescenza, mosso dall’amore verso l’uomo, ho ascoltato senza sosta ogni scorreggia partorita dal signor Anselmo, dall’hardcore sudista (qualsiasi cosa significhi hardcore sudista) dei Superjoint Ritual, a quell’unico disco-collaborazione con il semprefatto Mike Williams, con il quale aveva dato vita agli Arson Anthem. Sono sempre più convinto che Anselmo abbia una scadenza decennale, al termine della quale viene investito da una crisi esistenziale che lo spinge a soddisfare il bisogno impellente di saturare il mercato con le proprie uscite. Prima il nuovo, mediocre, EP dei Down, poi lo split con i Warbeast, una sorta di asfittico karaoke-revival di The Great Southern Trendkill, ed ora addirittura un disco solista in cui è affiancato dai semi-anonimi Illegals, sui cui precedenti penali sarei pronto a scommettere un testicolo.

philip_anselmo_2013

Questo Walk Through Exits Only è l’ennesima, volgare, dimostrazione di come Anselmo sia sempre meno artista e sempre più personaggio, un eterno adolescente che continua a fare musica senza avere più le idee e i mezzi di una volta, riducendosi a mischiare il minimalismo hardcore, di cui fa bella mostra in questa manciata di canzonette, con le vecchie e oramai stantie sonorità sludge, qualche spruzzata death metal tanto per gradire, blast-beat come se piovesse, un rutto, un paio di scoregge inserite tra il consueto sproloquio sbiadito contro il music biz e le solite liriche proto-esistenziali  che in confronto Al Bano con Romina Power scriveva roba più profonda. Phil Anselmo ha preso una piega che ricorda un po’ il mito di Narciso, continua ad andare in giro e a pavoneggiarsi nonostante la pancia e le occhiaie, persiste nel ritenersi il miglior frontman della miglior band di sempre (cito testualmente da un’intervista non troppo vecchia N.d.A.), quando a me basterebbe solo che si alzasse da quelle scale, che smettesse di rifugiarsi sotto i portici dello stoicismo e iniziasse nuovamente a scrivere dischi per i quali valga la pena sprecare inchiostro, pixel o quel cavolo che vi pare. Narciso alla fine si lascia morire. (Gianni Pini)

21 commenti leave one →
  1. Lorenzo permalink
    2 agosto 2013 11:39

    Altrove si sono sperticati in elogi. “Il capolavoro che mancava da dieci anni” o giù di lì. Sentendolo m’è sembrato l’equivalente metal di un monologo di Pannella su Radio Radicale.

    Però continuiamo a volergli bene, no?

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  2. pde permalink
    2 agosto 2013 12:10

    il singolo che ho sentito ieri faceva veramente pena…e non solo la canzone, ma anche proprio la prestazione di Phil. Una voce ormai anonima, come timbrica, come metriche…senza energie. E se quello deve essere il pezzo per attirare l’attenzione…
    Che tristezza….

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  3. sergente kabukiman permalink
    2 agosto 2013 15:31

    non condivido un cazzo di questa recensione. è un disco solista e preso per quello che è, ovvero il cazzeggio di uno che non deve dimostrare più niente a nessuno, poi io non lo vedo molto come personaggio, un personaggio si pompa, mentre lui approfitta del suo status di leggenda per fare quello che vuole, come per esempio il salire sul palco con le sue band preferite. ce ne vorrebbero altri 100 di personaggi come lui nel panorama odierno che è di una tristezza assoluta

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    • 2 agosto 2013 19:53

      Non sono d’accordo sul “non dover dimostrare più niente a nessuno”. Gli artisti non sono idoli intoccabili, il disco ha pezzi mediocri se non proprio brutti, gli voglio un gran bene ad Anselmo, però questa roba davvero è insostenibile. Se avesse voluto fare qualcosa di concreto avrebbe dovuto a continuare a produrre gruppi con la Housecore. Gli Haarp non erano neanche male.

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      • sergente kabukiman permalink
        3 agosto 2013 14:58

        sisi in effetti per come l’ho messa mi trovo praticamente in disaccordo con me stesso e neanche a me fa impazzire questo disco, ma secondo me rimane un semplice cazzeggio e va preso come tale. e poi anselmo deve farsi ricrescere i capelli

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  4. andrea permalink
    2 agosto 2013 18:42

    comunque io, quando si tratta di Anselmo, oppure ad esempio Patton, non riesco ad essere obiettivo, applausi anche se partoriscono rutti e scoregge

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  5. 2 agosto 2013 19:37

    Quest’uomo qua, Giovanni, sappiate che è amico mio.

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  6. 21 maggio 2014 11:07

    In percentuale secca, Phil Anselmo da solista ha scritto più vaccate che cose sensate… ma io lo adoro per questo. Le porcate con i Christ Inversion, Viking Crown sono inascoltabili (e, paradossalmente sincere al 100%), i Southern Isolation sono per far contenta la ex, gli Eibon erano divertenti, i Necrophagia erano altrettanto beceri quanto Superjoint e Arson… L’unico progetto bomba sono i Down, questi sì che sono fenomenali.
    Questo progetto solista invece, e mi duole l’esofago a dirlo, è brutto da far schifo. Ma, e lo dico con vergogna, a Phil perdono tutto…

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