TROUBLE – The Distortion Field (FRW)

Trouble_The+Distortion+Field_7350072890003A segnare per sempre la carriera dei Trouble fu, nel 1992, quel Manic Frustration che, ancor oggi, resta tra le più clamorose scommesse perdute della storia dell’heavy metal. L’ensemble di Chicago che, insieme ai Saint Vitus, fissò i canoni del doom con pietre miliari come Psalm 9 e The Skull, cambiò pelle così radicalmente da far storcere il naso ai seguaci di un genere che ha proprio nell’autoreferenzialità e nell’immobilismo la propria cifra creativa. Meno Black Sabbath e più Led Zeppelin (il riff portante della traccia d’apertura Come Touch The Sky richiamava quello di Moby Dick in maniera troppo scoperta per essere casuale), brani dall’immediatezza disarmante, linee vocali che echeggiavano addirittura i Beatles, una vena psichedelica che si rifaceva, nei momenti più rilassati, a certo cantautorato folk anni ’60 (non era un caso se il finale della conclusiva Breathe… riprendeva il ritornello di Atlantis di Donovan), una produzione perfetta a cura di Rick Rubin. Il risultato fu un autentico capolavoro, ancor oggi sottovalutato in modo criminale. Le decine di migliaia di copie vendute non furono però abbastanza per la Def American, che sperava in un grande successo commerciale, tale da emancipare i Trouble dalla dimensione di band di culto. I problemi finanziari dell’etichetta fecero il resto. Tre anni dopo l’altalenante Plastic Green Head fu un tentativo troppo tardivo di tenere il piede in due scarpe dopo il quale sui Trouble, che pure non si sarebbero mai sciolti ufficialmente, calò di fatto il sipario.

Bisognerà attendere il 2007 per un nuovo lavoro in studio, lo spento (ma migliore di quanto si dica in giro) Simple Mind Condition, pubblicato nell’indifferenza generale. Il cantante Eric Wagner, che – nelle sporadiche apparizioni live degli anni precedenti – era stato sostituito da Kyle Thomas degli Exhorder (meteore del thrash noti per essere considerati da alcuni fantasiosi revisionisti gli inventori del sound dei Pantera), molla la baracca insieme al batterista Jeff Olson. Arriva dietro il microfono Kory Clarke dei Warrior Soul e a portare avanti l’eredità dei Trouble restano solo i chitarristi Rick Wartell e Bruce Franklin, che annunciano a cadenza regolare un nuovo album che non esce mai. Se ne va pure Clarke. Girano voci bizzarre (poi rivelatesi fondate) secondo le quali dietro al microfono sarebbe in procinto di arrivare nientemeno che Phil Anselmo.  Alla fine torna Thomas e iniziano finalmente le registrazioni. Per aggiungere una nota di surrealtà a tutta la vicenda, Wagner e Olson, insieme al bassista originario Ron Holzner, danno intanto vita a una nuova band chiamata The Skull che suona dal vivo brani dei Trouble e parlano di un full in lavorazione. Perché si sia creata questa situazione alla Rhapsody non si è mai capito bene. Fatto sta che, dopo tutte ‘ste tarantelle, le mie aspettative non erano esattamente stratosferiche. E invece, sorpresa, The Distortion Field è davvero un ottimo disco.

L’intelligenza di Wartell e Franklin sta tutta nell’aver concepito un album su misura dell’ugola roca, graffiante e versatile di un Thomas talmente a suo agio da farci quasi essere contenti che Wagner (oggi non in forma smagliante, a giudicare dal materiale live girato di recente) si sia levato di torno. È lui l’uomo in più in campo che ha permesso loro di scrivere brani dal gusto inaspettatamente moderno come Have I Told You, una sorta di digressione grunge settantiana alla Soundgarden, o di recuperare le proprie radici hard rock più genuine rifuggendo, allo stesso tempo, ogni tentazione nostalgica (One Life). I marchi di fabbrica del suono classico dei Trouble (quello di Run To The Light, diciamo) ci sono comunque tutti: le arrembanti cavalcate in mid-tempo (Sink Or Swim), quell’inconfondibile suono di chitarra, una facilità di scrittura che si traduce in ritornelli irresistibili e riff che azzannano e non lasciano più la presa come pitbull incazzati. I Trouble del 2013 sono, però, perfettamente consci di essere nel 2013 e si sono messi nelle condizioni di far breccia anche in ascoltatori ubriachi di stoner che, finora, li avevano a malapena sentiti nominare. Tra una folla di giovani formazioni che hanno fatto della clonazione dei Sabbath una filosofia di vita e le infinite reunion di marchi più o meno storici che non hanno saputo proporre di meglio che uno stantio recupero del proprio passato, The Distortion Field brilla della luce che illumina coloro che sono troppo consci dei propri mezzi e del proprio ruolo per poter fallire, sancendo una delle resurrezioni più sorprendenti degli ultimi anni. E anche quest’anno fare la playlist sarà un casino.

11 commenti

  • …”Kyle Thomas degli Exhorder (meteore del thrash noti per essere considerati da alcuni fantasiosi revisionisti gli inventori del sound dei Pantera)…
    infatti Anselmo ha copiato le vocals, la produzione delle chitarre è ripresa invece pari pari da Bobby Gustafson degli Overkill di The Years of Decay 1989 (prodotto da Terry Date)

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  • condivido in pieno, ogni volta che ascolto PSALM9 o Manic Frustration ho la sensazione di ascoltare la più grande bomba inesplosa degli anni 80.

    Solitamente adoro avere le mie personali “band di culto” ma nel caso dei Trouble non riesco mai ad ascoltarli senza avere quella sensazione che il Signore li abbia fregati..

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    • Magari c’entra proprio il Signore, se consideriamo che, fino al disco omonimo del ’90, scrivevano testi di ispirazione cristiana come vuole la tradizione doom, laddove i pezzi di ‘Manic Frustration’ parlano di donne e altre mondanità. Sulla questione delle band ci culto ci hai preso: un gruppo come i Voivod, per dire, è sempre stato troppo particolare e di nicchia per non rivolgersi fatalmente a un pubblico limitato. Quando ascolto i Trouble provo invece autentica rabbia, pensando a quello che avrebbero meritato di diventare e non sono mai diventati. ‘Psalm 9’ e ‘Manic Frustration’ dovrebbero stare nella casa di ogni metallaro tanto quanto un ‘Don’t Break The Oath’ o un ‘Nightfall’. Che diamine, i Saint Vitus almeno una rivalutazione tardiva se la stanno godendo…

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      • hai esattamente colto quello che intendevo dire..
        al di là della variazione nelle tematiche con Manic Frustration non riesco a capacitarmi del fatto che i Trouble con quelle idee, con quel sound (leggendario) e con quel look non siano riusciti a diventare la band planetaria degli anni80, che avrebbero meritato di essere.
        Andrà a finire che verranno riesumati e placcati oro da qualche etichetta sgaia stile SCION-AV o BWR..
        considerando il trionfo on the road di Saint Vitus e Pentagram, quando sarà anche il loro momento, sarò li a rendere grazie

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  • sergente kabukiman

    che cazzo di band..enormi!!ste band meritano di essere riscoperte, i vitus li ho visti dal vivo e sono un’esperienza mistica

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