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FRANTIC FEST @Tiki Taka Village, Pescara, 17-19.08.2017

7 gennaio 2018

Mi sono sempre chiesto come si fa a essere così coglioni da rimanere con la macchina senza benzina. Sul serio, devi essere proprio un coglione. Ogni volta che in un film un tizio resta senza benzina io dico sei proprio un coglione, che adesso lo sai che farai l’autostop e ti tireranno su dei cannibali. Ogni volta, spessissimo, che Dylan Dog resta senza benzina sul suo maggiolino scassato io dico sei proprio un coglione, fighetto vegetariano. C’è la spia fatta apposta. E mentre sono sull’autostrada, tornando da Francavilla al mare, accanto Pescara, verso Roma, alle ore 13 del 20 agosto 2017, un caldo estremo, il braccio sinistro che mi va a fuoco, senza aria condizionata, lo sterzo che comincia a vibrare, l’acceleratore che si fa molle, io è proprio così che mi sento, come un coglione. Guardo la mia fidanzatina e lei mi dice io te l’avevo detto, sei proprio un coglione.

Il 16 agosto, ancora col Brutal Assault sulle gambe, io e la mia pisciasangue preferita carichiamo la tenda in macchina e andiamo a Francavilla al mare, per la prima edizione del Frantic Festival. Ci sono diversi motivi per cui era doveroso, era necessario, presenziare. Innanzitutto la proposta musicale, validissima: tra gli altri, Goblin, Impaled Nazarene, Grave, Ufomammut, Raw Power, Aura Noir, Slapshot. Poi perché queste cose vanno supportate senza se e senza ma. Poi perché, stando in quel periodo a Marsiglia per lavoro, non ho potuto presenziare al Tube Cult festival di quest’anno, che si fa a Pescara, ed è organizzato dallo stesso eroe che ha tirato su il Frantic, Davide Straccione, vichingo del mar Adriatico, brigante abruzzese, partigiano dei nostri tempi, novello Sansone dalla mistica natura e membro di realtà validissime (Shores of Null e Zippo). Se continua così Straccione non solo farà diventare Pescara un centro nevralgico della scena (en passant, perché non organizzate qualcosa insieme con la pescarese Edizioni Inkiostro?), ma un giorno partirà con una barca da Pescara insieme a un cumulo di metallari e andrà a conquistare la Dalmazia. L’ultimo è il motivo più importante: mi mancava JU CINGHIALOTTU, presenza fissa del Tube Cult. Mi chiedevo, verrà al Frantic? Forse durante l’estate non scenderà a valle, se ne starà grufolando per le montagne a mettere da parte cibo per l’inverno e sfamare i suoi cinghialini. O forse verrà, per il caldo, a cercare acqua e arrosticini. E poi con tutti questi incendi, mamma mia. Ero seriamente in apprensione per JU CINGHIALOTTU. Io me lo immagino Straccione, che sbarca su un’isola della Dalmazia, capelli sciolti al vento, con al suo fianco JU CINGHIALOTTU peloso, la versione abruzzese del meta-lupo.

Segnatevelo, che questo post in realtà è solo pubblicità gratuita. Ci vediamo al Frantic dell’anno prossimo, non ci sono scuse. Soprattutto voi, sotto al sacro Po, terroni di merda: non avete scuse. Non potete più lamentarvi perché, purtroppo per voi, c’è gente che si fa il culo. Non è il caso di raccontarvi di quanto spaccano il culo gli Ufomammut o i Goblin (maestro Simonetti, va bene che vi ho visti dal vivo più di una decina di volte e quindi è un poco pure colpa mia, ma non potrebbe cambiare leggerissimamente scaletta di tanto in tanto?). Non ci vuole un esperto per capire che i Raw Power sono la Storia, così come che gli Impaled Nazarene distruggono tutto dal vivo (Luttinen ogni tanto sul palco tirava fuori dalla tasca una polverina strana, quella che serve a darti l’allegria, e se la sniffava). Inoltre è passato troppo tempo e non mi ricordo un cazzo. La cosa che mi preme dire è che qui, così come al Tube Cult, si ha sempre la sensazione di cura dei minimi particolari. Di cosa fatta bene. Sia musicalmente che nell’organizzazione generale. Al netto dei gusti personali e di un festival che musicalmente ha spaziato davvero tanto (dal post-punk di Soviet Soviet al metal bastardo degli Aura Noir), tutti i gruppi sono validi. Tutti. Si percepisce la voglia di fare le cose come si deve. Non ci sono i gruppetti del cazzo ad esempio, quelli che servono solo a far numero e a far iniziare gli headliner con venticinque ore di ritardo. I gruppi te li spizzi tutti. Io me ne stavo sulla spiaggetta, alle quattro, sotto al sole, svaccato su una sdraio, a farmi i cazzi miei, a succhiarmi un calippo fasullo alla fragola (sbirulino) e nonostante il caldo estremo ti alzi e te li vai a guardare i gruppi, perché altrimenti rimani con la sensazione che ti stai perdendo qualcosa.

I gruppi diciamo minori sono stati i romani Onryo, la Casta, Doctor Cyclops, Helslave, Baphomet’s blood. Ho scoperto i SYK, che non sono roba mia, ma hanno un contratto con l’etichetta di Phil Anselmo e chi cazzo sono io, con i miei gusti orrendi. Ad essere sinceri c’è da dire che i djset a fine serata facevano veramente schifo al cazzo, ma vabbè, non è questo il punto. Il punto è che le casse puntavano verso il campeggio. E io non solo non riuscivo a dormire mentre quella musica di merda mi rimbombava nelle orecchie, ma soprattutto non riuscivo ad ascoltare quello che succedeva nella tenda accanto alla mia, dove una coppia presa a malissimo litigava a bestia, si prendeva a cazzotti e a una certa lui ha pure sfondato la tenda. Io e la pisciasangue ogni tanto mettevamo la testa fuori dalla tenda, giusto per assicurarci che i due fossero ancora vivi. È stata una sorta di appassionantissima serie tv, durata per l’intero festival, ti chiedevi se sarebbe terminata con un classico lieto fine o avrebbe preso una inaspettata virata gore. Ci si aggiornava tra campeggianti, si facevano ipotesi e previsioni. È dai tempi delle prime stagioni di Lost che non vedevo un tale affiatamento. A un certo punto ci si è resi conto che davvero le cose potevano mettersi veramente male, roba tipo omicidio-suicidio. Ma non vi racconto nulla così imparate a pisciare i festival.

Anche a riguardo dell’organizzazione è filato tutto liscio. Ed era la prima edizione; certo, ormai Straccione le ossa se le è fatte, ma è stato tutto pulito. Da come arrivare, a come funzionano le cose, al mare a dieci minuti a piedi, alle docce, al campeggio, ai volontari gentili e amichevoli, al suono, fino a JU CINGHIALOTTU, che sta bene. Tutto liscio. E non è banale. Vero, il cesso, per i campeggianti, era solo uno. Uno per gli uomini e uno per le donne. Ma non ci sono mai state file estreme (forse perché ero ancora abituato al Brutal Assault); un pochino mi dispiaceva che casomai mentre occupavo il bagno per lavarmi i denti il tizio dietro di me rischiava di cacarsi addosso perché la sera prima si era strafogato di arrosticini, ma vale la pena vivere una vita in cui ogni tanto non rischi di cacarti addosso? E faceva caldo, questo si, c’era poca ombra, naturale o artificiale. Ma i metallari sono di bocca buona, e non si fanno problemi a dormire nei cessi. Ribadisco: non avete scuse. Se vi siete persi gli Impaled Nazarene, di sabato, è solo colpa vostra. Non ci sono giustificazioni. Non ci sono santi. Ammettete che vi pesa il culo.

La mia fidanzata, che di motori ne sa palesemente tantissimo, mi chiede se, quando finirà la benzina, la macchina può tipo esplodere all’istante o cose del genere. Le dico tranquilla ciccetta, quello che hai detto è proprio una cazzata. E lei mi guarda pensando figurati se vado a fidarmi di questo stronzo. Le dico stai tranquilla, sulle autostrade c’è un autogrill ogni 35 km, noi ne abbiamo già fatti 25, stiamo in una botte di ferro. Dopo un paio di chilometri un cartello ci avvisa che il prossimo distributore di benzina è a 80 km. Maledetti gli appennini. Allora le dico che forse è meglio uscire alla prossima, che sicuro incontriamo un distributore. Sicuro. Ci ritroviamo su una superstrada, e non c’è nulla.


E poi la benzina finisce, io metto a folle e proseguo la mia breve corsa. Per fortuna riesco a uscire dalla superstrada, faccio la curva in discesa e accosto. Mi guardo intorno e non c’è un cazzo di niente, aperta campagna. Poi vedo quello che sembra il retro di un ristorante, è pieno di macchine parcheggiate. Comincio a dare un’occhiata e una ragazza mi chiede se ho qualche problema. Le spiego la situazione e lei mi dice che va a parlare con qualcuno, che sicuramente mi darà una mano, dato che il distributore più vicino è in centro, a dieci chilometri. La ringrazio e dopo poco arriva questo signore, vestito elegantissimo. Mi dice subito di essere un Testimone di Geova, e che non può aiutarmi, perché sta per iniziare la seduta. A me cade la mascella come a dire ma li mortacci de te, invece di aiutare il prossimo, tu pensi alla seduta grandissimo infame maledetto fa un caldo fottuto, rischio insolazione: elevatissimo. Poi mi dice che in realtà c’è un distributore proprio sulla superstrada, a un paio di chilometri da dove sono uscito. E quindi me la faccio a piedi sulla corsia d’emergenza, coi camion che mi sfrecciano a un metro di distanza e mi suonano, che cazzo ti suoni, mentre la mia metà aspetta vicino alla macchina. Alle due di pomeriggio del 20 agosto. Arrivo al distributore, ed è tutto chiuso, c’è il self service. Cerco per tutto il piazzale una bottiglia vuota e questo cazzo di posto è l’unico sulla Terra ad essere immacolato, senza immondizia. Poi, dietro il bar chiuso, vedo un camion parcheggiato, con un tizio dentro. Lui, uomo della strada, sicuro saprà aiutarmi. Mi avvicino, lo saluto e gli chiedo se ha una bottiglia, una tanica, un contenitore qualsiasi. Lui comincia a gesticolare strano e poi capisco: è sordomuto. È SORDOMUTO, maledetta la Madre di tutti noi, non è possibile. Lui chiude il finestrino e blocca qualsiasi tentativo di comunicazione.

Dall’altra parte della superstrada c’è un altro distributore, aperto. Lì per lì stavo per decidermi ad attraversare le sei corsie e barriera di cemento, poi mi dico che sono stato abbastanza un coglione per quel giorno, non c’è necessità di esagerare e morire male. Quindi mi rifaccio due chilometri a piedi, esco e rientro sulla superstrada, nell’altro senso di marcia, e mi faccio altri due chilometri a piedi. Chiedo al tizio del distributore se mi dà una tanica che ho finito la benzina e lui mi dice ma come cazzo si fa a rimanere senza benzina, che coglionata e io non me la sento di contraddirlo. Riempio la tanica di benzina, senza tappo, mi rifaccio due chilometri sotto al sole, i camion mi suonano e io ritorno alla macchina, la metà della benzina è evaporata.
Riaccendo la macchina e ripartiamo, guardo sorridendo la mia metal woman grondante sudore e pisciante sangue e le dico hai visto? Tutto apposto e lei mi dice devi solo stare zitto e non rompere i coglioni.

Roma. Mi stendo sul letto. Il gatto mi guarda, e poi continua a distruggermi il divano. Puzzo di sudore e benzina. Domani torno al paese che ho promesso a mia madre che la accompagno a vedere il concerto di Gigione. Io mi dico che siamo veramente fortunati a essere metallari, perché lo abbiamo accettato da tempo che la vita fa schifo, ma come la teniamo per le palle noi, nessuno mai. (Masticatore)

5 commenti leave one →
  1. vito lomonaco permalink
    7 gennaio 2018 10:15

    avventura bukowskiana, che spasso !

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  2. weareblind permalink
    7 gennaio 2018 10:15

    Fratello ti abbraccerei forte, ma sto più in Svizzera che in Italia, già quelli del nord sono terroni per me.

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  3. 8 gennaio 2018 11:33

    Il Masticatore è come il Cynar: contro il logorio della vita moderna.

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  4. sergente kabukiman permalink
    13 gennaio 2018 11:38

    madonna il camionista sordomuto

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Trackbacks

  1. Sta tornando il TUBE CULT FEST, e noi non mancheremo | Metal Skunk

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