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Che il feedback sia con te: TUBE CULT FEST 2017

11 maggio 2017

È diventato ormai immancabile l’appuntamento con il Tube Cult Fest, il delizioso minifestival pescarese nato nove anni fa con l’intenzione di essere una specie di Roadburn alla cottora, essendo strutturato in due localini adiacenti e trattando quell’ampio ventaglio di vibrazioni musicali a cui solitamente ci si riferisce come musica per fattoni. Quest’anno i due soliti localini erano indisponibili, quindi ci si è spostati nella via dello struscio pescarese, nell’isola pedonale del centro storico, dove già dalle 10 di sera circolano tamarri sbrilluccicanti che per due giorni sono stati costretti a fare slalom tra i suddetti fattoni con le maglie dei gruppi che urlano. Un’altra conseguenza del cambio di location è la mancanza del solito arrosticinaro dietro l’angolo: ma niente paura, perché sotto al bnb abbiamo un furgoncino che fa solo arrosticini, una specie di zozzone 2.0. Ha pure due tavoli e quattro panche di legno, il vino rosso alla spina nel cartoncino e un fascino crepuscolare da genius loci: finché ci sarà il furgoncino degli arrosticini, ci sarà l’Abruzzo. Esso è il vero spirito dell’Abruzzo, e resisterà finché l’ultimo cinghiale grufolerà dalle foreste intorno al Gran Sasso.

Con me questa volta ci sono solo Ciccio e il vecchio Roberto Angolo, compagno di tante battaglie, sempre in prima linea, con gli stivali a mollo nella merda. Il Masticatore non è venuto perché ora vive a Marsiglia, che pare sia una versione amplificata del quartiere Pigneto dove stava prima. I due nuovi locali si chiamano Mamiwata e Scumm, letteralmente adiacenti e un po’ più piccoli rispetto a quegli altri; la capienza massima teorica è di 150, anche se la stima mi è sembrata molto generosa. Per me ormai il Tube Cult è diventato un appuntamento fisso a prescindere da chi ci suona, perché tutta la faccenda è estremamente romantica e inizia pure ad assumere una sua routine, incentrata fondamentalmente sugli arrosticini pre-concerto e sull’immancabile presenza de JU CINGHIALOTTU, un tizio del pubblico ormai inconsapevole mascotte del festival. Peraltro quest’anno non conoscevo nessuno dei gruppi presenti, dunque mi sono dovuto affidare all’immancabile depliant con le minibiografie.

gli Aikira, rivelazione del festival

Il festival viene aperto dagli abruzzo-marchigiani AIKIRA, che suonano al Mamiwata, il più grande dei due locali. Leggo dal depliant: “nati dalll’esigenza di esplorare una visione sonora ampia, ricca di sperimentazioni noise e attacchi psichedelici, evocando i mastri della scena post- come Isis, Russian Circles e Mogwai”: tutto corretto, e io ci aggiungerei pure Pelican e Toundra. Gli Aikira non inventano niente, ma riescono a ricreare in cinque secondi netti l’esatta atmosfera per la quale mi sparo la trasferta a Pescara ogni anno. In ossequio al fatto secondo cui io sarei il più grande fan al mondo del gruppo di supporto, sono stati proprio gli Aikira il gruppo che mi è piaciuto di più del Tube Cult 2017. Io e Ciccio ci siamo fiondati a comprare il loro cd al banchetto e confermiamo la buona impressione anche in studio. Sono cose tipo gli Aikira visti in un minuscolo locale di Pescara a confermarmi di aver scelto la strada giusta nella vita. 

l’amica di Ciccio

La seconda esibizione è di DALILA KAYROS, presentata genericamente come “sarda” dal depliant che poi la descrive così: “Musicista, compositrice, improvvisatrice. (…) un’impronta sonora distorta ed eterea costruita con robot synth e drum machine che mettono in gioco forze contrastanti ma compatibili. Layers vocali e melodie intrecciate tra canzone e improvvisazione”. Ciccio ha commentato che con una presentazione così sarebbe potuta essere benissimo una tipa a caso a cui aveva retto la testa mentre si vomitava addosso appoggiata ad un lampione al Bastione di Cagliari; quindi da quel momento è diventata l’amica di Ciccio. Entriamo nello Scumm e la sentiamo urlare e affannarsi a premere pedali e pulsanti. Ha chiaramente molta energia, l’amica di Ciccio; noi invece siamo tre pensionati e ci mummifichiamo su tre sedie in un angolo buio, cercando di entrare nel mood di tutto quel casino. A un certo punto però iniziamo a sentirci a disagio e usciamo.

Nel Mamiwata è il turno dei CACHEMIRA, di Barcellona, che debuttano proprio in questi giorni per Heavy Psych Sound. Leggo: “questo giovanissimo trio è innamorato del 70’s rock e dell’hard blues, mentre fuzz e wah-wah sono le loro armi”. Trattasi di tre lungagnoni vestiti da figli dei fiori, con in faccia l’entusiasmo di uno che sta facendo la fila alle Poste per pagare una cartella di Equitalia proprio nel giorno in cui danno le pensioni. Suonano allo stesso modo, senza nerbo, e dopo qualche pezzo ce ne torniamo fuori a guardare i soggetti che passano. I Cachemira rimarranno comunque una presenza costante al festival visto che staranno tutti e due i giorni a cazzeggiare nello spazio tra i due locali, sempre con la stessa faccia e sempre vestiti in maschera.

Nel piccolo Scumm si accomodano i RABID DOGS, trio abruzzese dal retroterra decisamente più hardcore rispetto alla media della serata, “conosciuto per la miscela esplosiva di grindcore, punk, stoner e rock’n’roll con tematiche pulp ed espliciti riferimenti cinematografici”. Per questa serata gli è stato chiesto di suonare i pezzi più lenti, che effettivamente hanno un bel tiro e dei riff intripponi in linea col contesto. Innanzitutto rispetto eterno per aver intitolato un pezzo Alfa 146, davvero ragazzi, mi sono emozionato. E poi magnifico il siparietto con cui celebrano la loro bevanda preferita, il Latte di Suocera, per poi dedicarle l’inno di battaglia Milk of the Mother in Law, che mi è rimasta in testa per due giorni. Insieme agli Aikira, per me i migliori della serata; e sono entrambi abruzzesi, peraltro.

pubblico soddisfatto ai Rabid Dogs

Avevo curiosità di sentire i SONIC WOLVES perché sono il gruppo parallelo del batterista degli Ufomammut insieme a una tipa che tra mille peripezie è passata anche per i Pentagram. Noi però siamo stanchissimi, e dopo un paio di pezzi in piedi ci accasciamo mollemente su una panca in fondo. In festival del genere è necessario guardarsi un gruppo da seduti ogni tanto, perché non ci si viene con lo stesso spirito sobrio e morigerato con cui si andrebbe alla comunione del cuginetto un sabato mattina, diciamo. I Sonic Wolves scorrono così via lisci e tranquilli, e riusciamo a gestire il loro “mix animalesco di heavy psych e garage” senza troppi scombussolamenti.

Sono molto curioso per il gruppo successivo, i MORKOBOT, a causa della presentazione sul depliant. La riporto integralmente perché merita: “Fin dall’alba delle prime galassie la voce di MoRkObOt riecheggiava solenne al di sopra delle atmosfere sature dei pianeti in evoluzione. Dominatori delle forze magnetiche ed ancestrali regolatrici dei flussi di coscienza, MoRkObOt è tornato sulla Terra attraverso i suoi tre messaggeri, Lin, Lan e Lon, brutalmente sottomessi alla Sua volontà, il loro ritorno sulla costa Adriatica verrà ricordato negli eoni a venire, grazie al folle vortice psichedelico che solo delle creature aliene sanno creare”. Io sono in un punto della serata in cui non mi reggo molto in piedi, e, considerato che questi suonano nel microscopico Scumm dove stanno tutti schiacciati e non c’è neanche una pedana per il palco, già mi immagino là dentro a vedere la Madonna mentre questi evocano ologrammi psichedelici colorati di fucsia. I tre si presentano come uno tra i gruppi peggio assemblati di sempre, da un punto di vista estetico: sembravano tre tizi presi a caso dalle band precedenti, fatti drogare pesantemente e poi messi a suonare insieme di colpo.

i Morkobot. notare la capigliatura stile Milo Yiannopoulos del batterista

Fanno effettivamente una roba molto intrippante, con momenti più lenti e psichedelici ed altri con ritmiche spezzate alla Meshuggah e, uhm, egualmente psichedelici. Il tecnico del suono è particolarmente fissato e si sposta roboticamente tra gli angoli della sala per cercare di percepire qualcosa di percepibile solo alle sue esperte orecchie di professionista della musica per fattoni. Ho provato a recuperare i Morkobot su disco e mi sentirei di affermare che rendono meglio in studio, anche se forse la prestazione di stasera è troppo borderline per poterli giudicare. E poi io comincio effettivamente a farmi i viaggi mentali pesanti, quindi sono pure io troppo borderline per poterli giudicare.

Gli headliner della serata sono i londinesi VODUN, che vengono presentati con accorata enfasi: “L’arrivo di Vodun ha colto tutti impreparati, forse la cosa più incredibile che sia emersa dalla scena heavy rock underground inglese negli ultimi anni. (…) La loro performance live è di una carica oscura e ritualistica inaudita, un vortice di pazzia voodoo dal quale sarà difficile uscire illesi”. Per la madonna. Invece si rivelano essere una versione cafona e metallara dei Blues Pills con una specie di cantante r’n’b alla voce.

Ce ne andiamo un po’ prima della fine dei Vodun perché ci siamo rotti il cazzo. È un mondo difficile. L’ultima emozione del festival è la suddetta litigata tra fidanzatini fuori dal locale. Torniamo al bnb e siamo pronti per il

SABATO

che comincia con una telefonata a Cesare Carrozzi, l’occhio azzurro più malandrino della porcilaia. Lo chiamo e gli dico brutto pelato, non ci vediamo dai Blind Guardian, Ciccio ti ha visto due volte in vita sua e vabbè che a causa del tuo gender ondivago non vieni mai al Tube Cult, però che tu sia maledetto, siamo a un’ora di macchina e sarebbe opportuno che andassimo a mangiare insieme qualche animale morto schiantato. Lui ci pensa e mi dice che sì, si può fare. Ci troviamo a metà strada, nella piazza di Capestrano, borgo di montagna epico e maligno nonché luogo di ritrovamento del Guerriero di Capestrano. Carrozzi arriva rombando, mostrando il dito medio e insultandoci. Poi ci carica in macchina e dopo il pranzo in un agriturismo della madonna in mezzo alle capre facciamo una gita da veri manowar a Rocca Calascio, dove hanno girato Ladyhawke, uno dei posti più power metal che abbia mai visto in vita mia, almeno quanto il film.

Cesare Carrozzi, il signore delle pecore

Dopo questa giornata dedicata alla raccolta di punti-Valhalla saluto virilmente il pelato del cazzo e insieme a Ciccio torno a Pescara, giusto in tempo per un’altra puntata all’arrosticinaro (con cui ormai siamo amiconi) e poi di nuovo in direzione Mamiwata, dove hanno appena attaccato i cesenati PATER NEMBROT, di cui il depliant dice che “ogni fan di Alice in Chains, Soundgarden, Goatsnake e Motorpsycho che si rispetti dovrebbe sentire propria la loro musica”. Effettivamente tirano su una bella mezz’oretta come si deve, tanto che alla fine saranno tra i migliori della giornata, creando una gradevole atmosfera da pub strafattone d’antan. Nel mio Tube Cult ideale un terzo dei gruppi dovrebbe suonare questo genere di musica.

Felici e soddisfatti, io e Ciccio trotterelliamo verso l’entrata dello Scumm e notiamo una cosa molto curiosa: la porta trema. So che dentro stanno suonando gli HERRGOTT SAKRAMENT, il gruppo di gente di Zippo e Acid Grime; leggo che sono “adoratori di muri di suono” (ma non delle porte dei locali, evidentemente) e che “faranno vibrare le vostre viscere e renderanno incandescenti le vostre orecchie. Aspettatevi volumi alti, visioni psichedeliche e disagio elevato”. In effetti il volume alto c’è davvero, tanto che quando apro la porta la tipa all’ingresso viene investita da una serie di VROMMM VROMMM ribassati e si gira sconvolta. Resistiamo là dentro pochi minuti e poi ce ne andiamo perché, effettivamente, il disagio è elevato. Non sembravano male però.

Per i FUOCO FATUO da Varese abbiamo un po’ di timore reverenziale data la descrizione tonitruante sul depliant: “Opprimenti e spaventosi, impenetrabili e oscuri, come il magma nero che è la loro musica”. Effettivamente, osserva Ciccio, un gruppo del genere non poteva venire che da Varese. Loro suonano per Profound Lore però, magari questa volta la presentazione ha ragione ad essere enfatica. Io intanto sono distrutto. È un insieme di concause, la stanchezza fisica, il sonno arretrato, l’alimentazione incentrata su arrosticini e vino rosso, e varie altre cose. Ci guardiamo quasi tutto il soundcheck venendo investiti da bordate di note ribassate che nella mia testa rimbombano lasciandomi in modalità MS/DOS, poi attaccano con una cosa in blastbeat e contemporaneamente ci arriva un getto di fumo diritto in faccia. Ci eravamo posizionati esattamente davanti alla macchina del fumo. Io sto talmente malmesso che non mi sposto neppure, rimanendo per buoni tratti del concerto immerso in una nebbia che peraltro ci sta benissimo nel contesto. Non tanto perché i Fuoco Fatuo vengono da Varese, ma perché suonano una roba marcissima e nerissima che ti prende alle budella e stringe forte fino a quando non si spegne l’ultimo riverbero. Sto talmente storto che per dieci minuti neanche mi accorgo che il chitarrista è stato tutto il tempo a suonare proprio davanti a me, perché non c’è spazio sul palco, e dato che è di spalle l’avevo scambiato per un normale scoppiatone che stava facendo air guitar.

Ci riprendiamo dalla fantastica esibizione dei Fuoco Fatuo e con una certa curiosità ci avviamo verso lo Scumm per i THE CLAMPS, “trio bergamasco che condensa speed rock, punk, stoner e rock’n’roll”, ma il locale è talmente pieno che la gente si accalca fino a fuori dalla soglia, lasciando la porta quindi aperta con gli stessi volumi terrificanti di prima. Non potendo entrare li ascoltiamo da fuori, mentre osserviamo le facce dei tamarri atterriti quando passano in mezzo a tutta sta situazione. Non vediamo più JU CINGHIALOTTU, che a quel punto ci immaginiamo risucchiato tra il pubblico dei The Clamps e schiacciato nella folla indifferente.

Non c’è molto altro da fare, quindi assistiamo al soundcheck dei 1000MODS nell’altro locale. Loro sono greci, all’undicesimo anno di attività, e pare siano “conosciuti e rispettati per la loro dedizione nei confronti dell’attrezzatura vintage, suoni corpulenti ed analogici e una tenuta di palco degna di nota”. La loro dedizione vintage si esplica effettivamente in ampie pedaliere che occupano metà del palco, e che suscitano l’attenzione dei presenti. Suonano uno stonerino liscio e tranquillo, magari un po’ moscio, ma non disprezzabile. La gente nelle prime file mi sembra più interessata alle pedaliere che al resto.

I NOISEPICKER suonano musica per barboni alcolizzati in paranoia, che è un po’ l’immagine che dà il cantante-polistrumentista-factotum Harry Armstrong, navigato lupo di mare già in Decomposed, Lords of Putrefaction, Firebird, etc. L’altro membro della formazione è un batterista con la metà degli anni dalla faccia pulita che in questo contesto sembra l’assistente sociale della Caritas. Comunque, “armati di un loop pedal e un mucchio di vecchia strumentazione rattoppata, il duo inglese sputa fuori un intreccio di chitarre, voce e batteria grezzo, genuino e non artificioso”. Non saprei come definire il tutto se non come una bella esperienza. Ho anche preso la maglietta.

pienone al Mamiwata per i Monkey3

A questo punto della serata sono chiaramente ai limiti del disfacimento, e anche Ciccio mi pare sulla stessa lunghezza d’onda. Fa chiaramente eccezione Roberto Angolo, sempre lucido come un bambino di cinque anni. In queste condizioni ci trasciniamo per l’ultimo concerto in scaletta, quello dei MONKEY3. La bio declama che “il sound cosmico degli svizzeri dovrebbe essere riconosciuto patrimonio mondiale, con le sue vibrazioni heavy psych e groove stoner rock dall’immacolata indole prog”. Tutto giusto, ma in questa circostanza mi sono sembrati un po’ troppo educati. Ciccio però assicura che qualche mese fa a Roma suonarono molto meglio.

Il più grande complimento che possa fare al Tube Cult è che mi sono accorto di aver inavvertitamente intitolato il file word del report come Roadburn. Un saluto a Davide Mancini, che ha disegnato una maglietta di Lovecraft che ho ovviamente comprato; ma soprattutto un grazie a Davide Straccione, che quest’anno ci avrà sicuramente rimesso parecchio ma che già ha annunciato l’edizione 2018: non l’eroe che Pescara merita, ma l’eroe di cui Pescara ha bisogno. Il prossimo anno saremo di nuovo qui, e magari vediamo se riusciamo a interagire finalmente col cinghialotto. (barg)

28 commenti leave one →
  1. blackwolf permalink
    11 maggio 2017 15:21

    Non conosco mezza band, ma proprio mezza…. però i vostri report, sono sempre cosa ben gradita, che leggo volentieri… mi avete comunque incuriosito verso 2-3 gruppi, che vedrò di ascoltare appena posso…
    Grande Bargone, che scambia il chitarrista, per un fattone che faceva air guitar. I momenti in cui ottieni la certezza, che stai spendendo bene la tua esistenza.
    P.s.
    Ma come cazzo fate ad essere sempre a qualche festival???

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    • weareblind permalink
      17 maggio 2017 21:01

      Confermo, non conosco nessuno, e leggo volentieri. Avete una bellissima penna.

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  2. 11 maggio 2017 19:01

    L’articolo sui Vodun e’ una delle cose più schifose che abbia mai letto. Siete dei sessisti, arroganti e ignoranti, e poi vi lamentate pure che in Italia stiamo combinati coi reality. Impara a scrivere cretino.

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    • 11 maggio 2017 22:01

      Grazie a commenti come questo qui sopra, mi è stato chiesto dall’organizzatore di modificare la parte sui Vodun. Accusando me di sessismo, accusavano anche lui di rimando (la logica di questi personaggi è sempre inoppugnabile). Specifico che in quasi 20 anni che scrivo non ho mai modificato ex post un mio articolo, e se l’ho fatto questa volta è solo per rispetto dell’organizzatore, che è una persona a posto e che avendo il nostro logo sulla locandina una voce in capitolo ce l’ha.

      Detto questo mi rivolgo a voi, specie di fighetti perbenisti vomitati fuori dalla peritonite del kali-yuga: voi non siete i miei lettori. Io di lettori ne ho 24, quindi lo so, li conosco. Voi non c’entrate nulla con me, con Metal Skunk, con tutto ciò che bene o male andiamo cianciando in diverse incarnazioni da tanto, tanto tempo. Troppo tempo, in realtà: praticamente un’altra epoca. Da un’epoca in cui uno si sentiva libero di dire un po’ il cazzo che gli paresse senza che poi venissero i pariolini come voi a farmi la morale; e soprattutto un’epoca in cui QUESTO era l’ambiente che più di tutti si faceva vanto della libertà di espressione. Spesso, per descrivere quanto questa epoca faccia schifo per colpa di gente come il commentatore qua sopra, uso gli Anal Cunt: in quest’epoca gli Anal Cunt non sarebbero mai potuti esistere, e metà dei locali in cui hanno suonato ora non li farebbero più suonare, per paura del collettivo di turno che ti si inventa un boicottaggio contro il locale. È questo il termine giusto: paura. Questa gente è la psicopolizia più efficiente che sia mai stata immaginata. Tu ormai non puoi scrivere un articolo su Metal Skunk perché arrivano tizi random che agitano parole come randelli, minacciandoti di rovinarti la reputazione. Su Metal Skunk, capito? Immaginatevi se fosse successa ai tempi di Phil Anselmo, sta cosa.

      Ovviamente l’articolo era tutto meno che sessista: l’ho salvato e posso inviarlo a chiunque me lo richieda in privato. Poi, se tu sali sul palco con la batterista in bikini e la cantante che si agita mezza nuda, e ti incazzi se qualcuno lo scrive (peraltro senza insultare e usando termini estremamente edulcorati rispetto ai commenti che ho sentito quella sera), direi che sinceramente più di una risata in faccia non ti meriti. Per le minacce vabbè, a quelle sono abituato, e poi ormai dopo 20 anni ho standard abbastanza alti: capirete pure voi che, dopo essere stato minacciato di morte tramite magia nera, ce ne vuole un po’ per pareggiare il livello.

      Parlavo degli Anal Cunt, ma come faceva giustamente notare Ciccio questa gente non sopravviverebbe neanche a un film con Lino Banfi. Questo è lo stesso tipo di personaggi che vorrebbe mettere Lovecraft nel libro nero della censura in quanto giudicano l’autore, nato nel 1890 e morto nel 1937, come razzista. Capita, quando l’unico libro che leggi in vita tua è la raccolta degli aforismi del Wu Ming. È una storia che mi ricorda terribilmente ciò che successe agli Hungry Like Rakowitz, a cui fu impedito di suonare una data in Germania perché, a causa di una vecchia cover di Burzum su una compilation, i padroni del locale avevano ricevuto minacce da parte di un collettivo, che aveva iniziato a brandire la parola nazisti come una mazza chiodata. Per la cover di Burzum, capite? E anche lì, per paura, gli Hungry Like Rakowitz non vennero fatti suonare.

      Viviamo un’epoca molto grama. Sarà un’ovvietà, ma per resistere dobbiamo continuare a comportarci come abbiamo sempre fatto, senza avere paura. Perché tanto noi abbiamo ragione, l’abbiamo sempre avuta, e lo sappiamo benissimo. Forever fighting the world, e vaffanculo.

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      • Luca (uno dei tanti) permalink
        11 maggio 2017 22:59

        “Impara a scrivere cretino”

        Cioè trainspotting non sa scrivere la parola “cretino”? Oppure era un vocativo: “impara a scrivere, o cretino”? Oppure nella foga la virgola è saltata?

        Io non scomoderei la psicopolizia, ma semplicemente la fortuna. Chi vede razzismo/sessismo dove non c’è è una persona fortunata. Non l’ha mai sentito sulla propria pelle…

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      • weareblind permalink
        17 maggio 2017 21:06

        Barg bene hai fatto, per il festival a cambiare. Per il resto, scrivi davvero bene, e quando su MS si avanzano ditini alzati perché “la rece è offensiva gnegne”, bene, codesto ingegnere chimico di elevata cultura non può che rispondere MAVVAFANCULO. Il Walhalla ti attende, pieno di cantanti in bikini. P.S. mandami la rece in privato. Se non è sessista al 99% guarda che poi ti denuncio per falsità.

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      • MalaPurpleMoon permalink
        18 maggio 2017 09:09

        Ciao me lo mandi in privato ?
        Ti appoggio al 2000% ma vorrei leggere anche di che cazzo si parla

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    • Arkady permalink
      12 maggio 2017 09:31

      Senza offesa e, ma hai talmente tanto ritardo che dovresti avere le Stock Option di Trenitalia.

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      • weareblind permalink
        17 maggio 2017 21:06

        Va bene offendere, però un limite ci deve essere. Trenitalia no, eh.

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    • 12 maggio 2017 11:29

      daje così, dacci dentro, che tanto un giorno troverai un lavoro.

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  3. Charles permalink
    12 maggio 2017 09:58

    Ma, SUL SERIO? Veramente dobbiamo rispondere ad accuse del genere? Non so voi ma io francamente mi sono rotto il cazzo di questi codardi da tastiera che lanciano le peggiori accuse per mettersi in pari con la loro triste morale cattolica e poi magari un secondo dopo, nel buio della propria stanzetta, fare le peggiori ricerche sui peggiori siti porno del web per sollazzare quel pruritino squallido che li tiene in vita. Dove cazzo sono finiti i metallari, per la madonna?

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    • weareblind permalink
      17 maggio 2017 21:07

      Sono qui Charles, sono qui, tranquillo. Cazzuti, a bere alcol e pisciare piombo.

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  4. blackwolf permalink
    12 maggio 2017 11:18

    Beh a sto punto, mi tiro in mezzo anch’io….. metallari moralisti???? Davvero??? METALLARI MORALISTI???? Non avvertite una maledetta contraddizione di fondo, in questo stato di cose??? E poi, descrivere dei fatti come sono veramente accaduti, è attinenza alla realtà, non sessismo… E comunque, voglio tornare sul “metallari moralisti”.. Ma ci credete davvero??? Siete una contraddizione così malsana, che ha già dell’ incredibile, che esistiate..
    BASTA per piacere… non vi piace Metal Skunk, non ci venite… E’ colpa di gente come Bargone, se in Italia abbiamo i reality???? MA DAVVERO????? Mentre lo scrivevi, ci credevi veramente????
    Se non vi piace quello che leggete, andate a leggere qualcos’altro…. Basta moralizzatori a tempo perso…. Basta, andate da qualcuno, che abbia voglia di sentire i vostri sermoni, ma non venite qua..
    Soprattutto, basta rompere alle persone, per partito preso, senza manco mezza argomentazione.. Non mostrate intelligenza, vomitando insulti e banalità random…

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    • 12 maggio 2017 13:47

      In realtà il metal è per molti aspetti l’altra faccia del moralismo. Non a caso il metal punta a costituire una “religione alternativa” (anche ufficialmente, vedi l’iniziativa di qualche anno fa in Inghilterra in occasione del censimento, ove molte persone si dichiararono di religione “heavy metal”), influenzando tutti gli aspetti della vita degli adepti.
      Comunque io condivido per sommi capi ciò che scrive Bargone. A questo riguardo, consiglio ai tizi di Metal Skunk (non “la redazione”) di aggiungere alla pagina la dizione “Questo blog non costituisce una testata giornalistica ai sensi di legge”, perché in questi tempi la morale dominante si può disattendere senza conseguenze eccessivamente dannose, ma la legge continua ad esigere un alto prezzo per la sua riscontrata violazione.

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      • blackwolf permalink
        12 maggio 2017 16:59

        Ecco, capisco il prendere il metal seriamente, magari anche io per battuta direi di essere di religione heavy metal, ma istituire una chiesa del metal con dogmi e cose simili, penso sia la morte del metal stesso… Senza il concetto di “sii te stesso e fai quello che vuoi”, secondo me, il metal, perde la sua ragione d’essere…

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  5. sergente kabukiman permalink
    12 maggio 2017 13:22

    tutti bravi ad ascoltare le capre inculate degli impaled nazarene, i sacrifici umani dei gorgoroth, le mignotte dei motley crue, le messe nere degli electric wizard, i bambini ammazzati dei cannibal corpse, i massacri di massa dei vomitory ma guai a leggere un report in cui si sottolinea la cantante “polposa” (mi autocensuro se no mi trovo un collettivo sotto casa) e che canta mezza nuda. non sia mai eh! siete patetici, non vi meritate neanche i balli di gruppo latino-americani, altro che doom metal.

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    • blackwolf permalink
      12 maggio 2017 17:26

      Esatto.. la cosa che non capisco manco io, è come si fa ad ascoltare un genere pieno di liriche “politicamente scorrette”, per usare un termine che va tanto di moda oggi e poi pretendere una morale puritana e bigotta nei suoi ascoltatori… Schizofrenia portami via… Ognuno è libero di fare quello che vuole, per me la gente può ascoltarsi i Mayhem e poi fare da chierichetto la domenica, liberi di fare ciò che vogliono.. ma per esteso, pretendere che uno che si ascolta i Mayhem, poi debba essere un papaboy, mi sembra da sciroccati..
      E poi Bargone aveva solo descritto una scena, legata ad una realtà molto diffusa (ormai ci sono più donne che si scosciano, quando fanno musica, di quelle che non lo fanno) Io sinceramente, sono stufo del fatto che le donne, si debbano scosciare per fare musica…Se suonate bene, vi ascolto lo stesso… ma poi se dico così sono sessista, se dico che per me le donne possono suonare in felpa e jeans come gli uomini, ti dicono che sei sessista e che vuoi togliere alla donna il controllo della sua persona e del suo corpo, se dici che una che si scoscia per fare musica, usa la sua immagine e non dovrebbe essere così, ti danno del talebano amico dei burka che vuole controllare le donne… ALLORA????? Comunque i luoghi di discussione pubblica, forum, blog e social network, ti tolgono fiducia nel genere umano..

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      • sergente kabukiman permalink
        13 maggio 2017 13:29

        a me generalmente hanno un po’ rotto il cazzo tutte ste band di oggi che fanno il loro stonerino doomerino con la solita cantante pseudo-strega/vampira/gran sacerdotessa de sto cazzo quindi pensa te, inoltre penso che certe critiche nascano come l’urlare ai sordi, nel senso che è quasi matematico: ragazza che suona mezza nuda= attira consensi= attira anche un certo tipo di apprezzamenti e commenti perchè sono innati nell’uomo, e chi mi dice il contrario o è un bugiardo oppure un comodino. in definitiva meno plue pills e più karma to burn.

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      • Charles permalink
        13 maggio 2017 20:19

        meno Blue Pills, cchiù pilu

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      • sergente kabukiman permalink
        13 maggio 2017 13:31

        e comunque 17 commenti e nessuno che parla de JU CINGHIALOTTU, che cazzo di mondo di merda( barg mi sono arrivate testimonianze fotografiche di quell’essere supremo da parte di un’amica in comune!)

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  6. El Greco permalink
    12 maggio 2017 19:18

    la fregna è fregna, mica legna.

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    • blackwolf permalink
      12 maggio 2017 20:11

      la fregna è la cosa più sublime e il più grosso piede nel culo, della vita di un uomo…

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    • weareblind permalink
      17 maggio 2017 21:08

      Me lo faccio tatuare.

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  7. blackwolf permalink
    12 maggio 2017 20:04

    Alla fine la cosa più triste della vicenda, è che questo articolo nasceva come il racconto di un gruppo di amici ad un festival a divertirsi,in un’atmosfera di narrazione scelta da Bargone, totalmente rilassata e al cazzeggio più totale, giusto per il piacere di condividere un’esperienza con altre persone e da una cosa così, è finita come motivo di scoglionamento collettivo e presa a male verso il genere umano… Il potere cancerogeno di certe cose…

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  8. forza Bargone permalink
    12 maggio 2017 23:00

    Bargone…non ci conosciamo ma solidarietà a palate…e’ durissima vivere con questa feccia perbenista in italia. E sarà sempre peggio… Io personalmente resto felicissimo di stare altrove. Non lamentiamoci degli indyboy, ragazzi, questi baciapile con i loro tatuaggi del cazzo sono il vero male del metal. Questi sovvertono le basi stesse del rock, non sono innocui come quattro finocchietti col risvoltino che vanno a vedere gli Alcest (che peraltro a me piacciono assai)

    Liked by 1 persona

  9. 13 maggio 2017 00:41

    stasera pippone di solidarietà al Bargone con le tag “ebony AND bbw”

    Liked by 1 persona

  10. 15 maggio 2017 21:06

    I social justice warriors sono il più grosso cancro dell’età contemporanea insieme all’integralismo religioso (di cui costituiscono il rovescio della medaglia), al riscaldamento globale e al centrocampo del Milan.

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