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piccolo cahier de doleance sugli Isis

31 maggio 2010

(foto presa dal loro myspace)

A quanto pare gli Isis hanno deciso di sciogliersi. In un periodo (che dura almeno da dieci anni) in cui una reunion non la si nega praticamente a nessuno, il fatto stesso che un gruppo decida di propria spontanea volontà di mollare il colpo prima di diventare una triste autoparodia dei tempi belli è già di per sé una buona notizia, e anche soltanto per questo perdoniamo ad Aaron Turner e soci di non avere preso la fatidica decisione nel 2002 invece che oggi, influenzando così irreversibilmente, e in maniera irrimediabile, legioni di incapaci che chissà per quanto altro tempo ancora ci ritroveremo tra le palle. Perché se vogliamo parlare di dischi-capolavoro, allora dobbiamo limitarci al trittico Celestial-SGNL>05-Oceanic; due full con in mezzo un EP a fare da continuum tra l’uno e l’altro, emblematici i titoli, Aria e Acqua, praticamente la materia di cui erano composte le loro lunghe, liquide, spesso impalpabili, fughe strumentali. Il merito più grande degli Isis, nonché l’intuizione geniale su cui hanno giustamente costruito l’intera carriera, sta nell’aver trovato il modo di coniugare in un unico discorso sludge e psichedelia, drone music e post metal, portando al prossimo livello tanto le decisive intuizioni dei Neurosis del terminale Through Silver In Blood (con un occhio alla loro naturale estensione Tribes Of Neurot) quanto il post-rock languido e rassicurante dei Mogwai di Young Team (Happy Songs For Happy People era ancora di là a venire), il tutto con coerenza e convinzione inattaccabili e supportato da un corredo grafico (farina del sacco del visionario Turner) estremamente efficace, sempre puntuale ed evocativo. Oceanic è stato il punto di arrivo di una ricerca sul suono che unisce idealmente sotto la stessa bandiera Robert Fripp e Dylan Carlson, Justin Broadrick (la scelta di coverizzare Streetcleaner non è stata certo casuale) e Michael Gira oltre, naturalmente, alla coppia di asce dei Neurosis, Scott Kelly & Steve von Till. Da allora la spinta propulsiva si è esaurita, il suono è diventato maniera e la maniera, per quanto gradevole, non ha salvato i lavori successivi dallo sterile calligrafismo e dalla gratuità; senza contare la messe di uscite inutili ad esser buoni (cinque live album, un DVD, il remix di Oceanic e un inoffensivo In The Fishtank assieme agli Aereogramme) con cui loro stessi hanno saturato il mercato nel giro di neanche un lustro. Sperando che non ci ripensino, e che magari tra dieci anni non ci rifilino a tradimento un reunion tour dove eseguono in successione i primi due album senza soluzione di continuità, li ricordiamo anche per le ottime scelte in fatto di gruppi-spalla: Oxbow, Dysrhythmia, i Jesu del primo album, Dalek soltanto per dirne alcuni. (Matteo Cortesi)

9 commenti leave one →
  1. Leonardo permalink
    31 maggio 2010 11:39

    Continuo a non digerirli, però l’articolo è figo. Raga quando sfornate un pò di rece come qualche tempo fa? Voglio sapere le novità!!!

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  2. 4 giugno 2010 09:16

    Che tristezza questa notizia!
    Un grande gruppo, che ha reso “popolare” un certo impasto sonoro presto imitato da vari epigoni.

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  3. pdepmcp permalink
    3 ottobre 2014 18:01

    leggo ad anni di distanza e con forse una visione distorta dal tempo, ma non mettere Panopticon fra i dischi fondamentali e imprescindibili mi pare “azzardato”.
    Oltre al fatto che secondo me il materiale pre-Oceanic è storicamente interessante, ma credo ancora troppo acerbo da essere già considerato capolavoro.

    Questa differenza di punti di vista è quella che ha reso la loro carriera così esaltante: continuare a rimestare gli stessi 4-5 ingredienti con pesi sempre differenti creando 5 punti di vista mai scontati o ripetuti sulla stessa amalgama.
    Ce ne fossero di più, di gruppi così….

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