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Music to light your joints to #19: psychedelicatessen

10 ottobre 2017

Ah, il buon vecchio rock psichedelico di una volta. I pantaloni a zampa, l’amore libero, la droga, le statuine di Ganesh, le punte al Pudding Shop di Istanbul, la droga, i colori accesi e rutilanti, Buddah di legno grossi come cinghiali in soggiorno e, quasi dimenticavo, la droga. Insomma, tutta l’estetica da hippie preso male che abbraccia la gamba del tavolo del coffee shop scambiandola per il trisavolo morto nella battaglia della Somme. Un’estetica che, nel nostro cuore, è seconda solo al narcosatanismo di bassa lega con le gnocche che fanno i rituali e alla quale dedichiamo questa nuova amabile puntata della rubrica preferita da Marco Cappato.

Iniziamo il nostro pellegrinaggio psicotropo da un gruppo che da anni è tra i miei preferiti nel settore ma del quale, essendo un pigro bastardo, vi parlo solo oggi: i prolifici ELECTRIC MOON, in giro da manco otto anni e già con oltre venti titoli in carniere, tra ep, split, live e full, l’ultimo dei quali, Stardust Rituals, li conferma tra le colonne sonore ideali di un pomeriggio trascorso a scrutare inesistenti ombre sul soffitto di una stanzuccia senza cesso in un hotel di infima categoria. Da bravi crucchi, evitano di svarionare troppo e tengono sempre salde le redini della canzone, un controllo nel decontrollo che mi ha ricordato un altro gruppo mitteleuropeo, gli svizzeri Monkey 3. Melodie avvincenti, voce salmodiante e sommessa, crescendo talmente ben costruiti da risultare quasi impercettibili. E non è manco il loro lavoro migliore.

Che la Germania sia diventata terreno fertile per virgulti di tal fatta (in virtù di un humus kraut rock che declinare in chiave heavy psych è, in casi simili, quasi automatico) lo dimostra un’altra band della quale mi premeva parlarvi da tempo: i berlinesi SAMSARA BLUES EXPERIMENT, il cui debutto Long Distance Trip mi aveva letteralmente folgorato. One With The Universe è il loro terzo lp ed è il disco perfetto per smentire chi sostiene che per fare ‘sta musica basti suonare lo stesso riff per dieci minuti mentre si ammirano i rinoceronti porpora che ballano il tip tap sul lavandino. Anzi, a volte l’eccesso di preziosismi rischia di riscuoterti dal loop. La sezione ritmica è ispirata e competente, con partiture di batteria piuttosto intricate per gli standard del genere. Le chitarre passano da rugginose rasoiate alla Melvins a giri doom che più classici non si può. Non la solita roba, insomma.

Per un viaggio più placido e a misura d’uomo, ci trasferiamo sotto un sole assonnato, quello della California, nella baia di San Francisco dove prosperano gli SLEEPY SUN. Brani brevi e ruffiani, tanti sintetizzatori e poca distorsione a stagliarsi su toni ariosi e carezzevoli, un’anima sixties molto sfumata, ormai più indie pop che psichedelica. Nondimeno, Private Tales un ascolto lo merita, per una pausa di riflessione tra trip più impegnativi.

Per un vigoroso ricostituente, a mo’ di caffe doppio tra un vaneggio e l’altro, tocca invece virare a tribordo, verso Austin, Texas, patria dei DUEL, che bissano ad appena un anno di distanza dall’eccellente debutto Fears of the Dead. Witchbanger conferma le ottime impressioni suscitate dall’esordio, anch’esso uscito per la nostrana Heavy Psych Sounds. Riffoni grassissimi e fuzzosissimi che si tagliano con il machete; un cantante che la mattina pare fare i gargarismi con il vetriolo; tiro pazzesco, a volte più vicino al power americano anni ’80 che allo stoner. Originalità zero, chiaro, ma, in questi casi, chi se ne frega. La conclusiva Tigers and Rainbows, forse l’episodio più rilassato, sarà un tributo a Ronnie James Dio?

E alla Heavy Psych Sounds è approdata di recente anche la navicella dei FARFLUNG, che, un anno dopo 5, loro – non lo avreste mai detto, eh? – quinto full, ci proiettano nuovamente nell’iperspazio con l’ep Unwound Cellular Frown. Chiamalo ep, poi: quasi 35 minuti di viaggi tra le stelle che esaltano l’anima più metallica del trio losangelino. Ritmi sostenuti, un basso nitido e presente, chitarre solide e strutture piuttosto lineari. A far da contraltare l’orgia di synth stranianti di Axis Mundi. Grandissimi come sempre: in un mondo normale dovrebbero essere headliner al Roadburn. Sempre che al Roadburn interessi ancora ‘sta roba. Applausi e fischiabotti. (Ciccio Russo)

4 commenti leave one →
  1. weareblind permalink
    10 ottobre 2017 21:12

    Che mondo vario! Per me è tutta roba insopportabile, ma ti leggo volentieri.

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  2. blackwolf permalink
    11 ottobre 2017 15:26

    Grande Ciccio Russo. Questa è una delle mie rubriche preferite e la leggo sempre con bramosia. Come sempre ascolterò tutto quanto e tra una decina di giorni, il mio portafogli imprecherà verso di te, per l’ennesimo giro su Discogs, bandcamp o posti del genere, a reperire album che non mi potevo permettere di acquistare. Inoltre, articolo spassoso e accativante come sempre.

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  3. blackwolf permalink
    27 ottobre 2017 19:54

    @ Ciccio Russo: probabilmente lo saprai già, ma i Duel passano a Roma al Traffic, intorno alla prima decade di Dicembre.. Se ti può interessare..

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