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Roadburn Festival 2017: 20-23 aprile, Tilburg, Olanda

3 maggio 2017

Leviamoci subito questo dente: la post-Roadburn depression quest’anno è un po’ meno acuta ma non c’è molto di cui rallegrarsi. L’edizione 2017 per quanto mi riguarda è stata sottotono rispetto a tutte le altre a cui ho avuto il piacere di assistere dal 2010 ad oggi. Poi nel mettere insieme il report in effetti uno si rende conto che di roba ne ha vista un bel po’ (ottimi i primi due giorni) ma la sensazione resta, anche a causa di un programma non all’altezza (in particolar modo la giornata del sabato) e forse anche di una complessiva indecisione sulla possibile evoluzione del festival. Perché il problema potrebbe anche essere più complesso della generica edizione riuscita peggio (che ci può stare) ma riguardare una serie di questioni più ampie. L’offerta nel tempo si è andata modificando e all’ortodossia stoner/doom/heavy psych della prima si sono aggiunti elementi che da contorno sono divenuti dominanti (uno su tutti: l’eccesso di black metal evoluto). Se il movente della diversificazione è encomiabile (non ripetere lo stesso programma ogni anno), dall’altra i risultati rischiano di essere altalenanti e non in linea con il pubblico degli aficionados (oddio che ho scritto… Stampa musicale, quanti danni hai fatto). Che poi non è che le ripetizioni non siano mancate. Inoltre il tizio dei Baroness, mi viene da chiamarlo Blaze Bayley – perdonatemi, sembra un tipo a posto ma la sua direzione artistica mi sembra sia stata abbastanza priva di personalità. Nell’ottica più generale si è sentita la mancanza di quel r’n’r cafonazzo, robe alla Nashville Pussy/Sir Admiral che da sempre servono per ravvivare l’umore tombale dominante. E poi scusate ma neanche un gruppo della Rise Above? Suvvia, siamo fedeli consumatori, trattateci con rispetto. Vabbene, non vi tedio oltre che tanto di considerazioni del genere ne troverete anche più avanti, assieme a tutto quello di notevole che comunque c’è stato.

Giovedì

La Metal Skunk Friends & Family Crew si ritrova alle 4 e mezzo del giovedì allo 013 animata da spirito bellicoso. Per me e il Conte la prima rogna, mai del tutto digerita, è perdersi i Wretch che aprivano nella Green Room, un vero peccato essendo Karl Simon da sempre un uomo dalle solite certezze. Birrette di rito e giri caso alla ricerca del merchandise che sembra essere scarso o non esistente ma che in realtà è stato spostato da un’altra parte. Forse vedo gli Unearthly Trance ma non ne sono troppo sicuro, le prime cannonate però stanno per essere caricate e si materializzano intorno alle sei e mezza del pomeriggio quando sul main stage salgono i Wolves in The Throne Room. Parlo da profano del genere ma questa è stata una partenza col botto vero, epicissimi, evocativi, belli. Solito discorso su come la qualità del suono del locale faccia la differenza, che alcuni anni fa al mai troppo compianto Circolo Degli Artisti fecero un concerto in cui non si sentiva nulla. Come sempre l’asticella viene alzata fin da subito, il primo giretto al Patronato è per gli Gnod (quest’anno insigniti del ruolo di artist-in-residence) che stanno mettendo in scena la prima delle varie performance con cui allieteranno il pubblico per quattro giorni alternando cose eccelse a boiate pazzesche. Questo primo show fa parte della seconda categoria: una roba tutta rumoracci capace di fare sembrare il citofonista dello scorso anno un luminare della scienza. Ridendo e scherzando siamo già ad uno dei possibili highlight della trasferta, la strombazzatissima reunion dei Coven alla fine però si rivelerà essere una di quelle cose che lascia un po’ il tempo che trova. Critiche da adulti: l’irrobustimento del sound tramite chitarre metallozze non sembra funzionare granché, meglio quando si resta aderenti al pop demoniaco di fattura originale. Critiche da bimbi: troppe poche cialtronate sul palco. No sangue, no crocifissi rovesciati, no ostie sconsacrate; manca la componente sacrilega che da sempre è l’elemento fondante del satanismo da supermercato a cui noi abbiamo venduto l’anima in offerta speciale. Incompiuti. Fichissimi invece i Suma ed è un peccato averne visto solo la fine perché la cattiveria e la pesantezza erano quelle giuste. E’ la sola mancanza di alternative valide che mi porta a vedere i Deafheaven, che, a prescindere da quella che sia la proposta, sono l’emblema di ciò che è andato storto con il festival di quest’anno. Troppo black metal, infighettito per di più. Ora so benissimo di stare sentenziando su roba che non conosco bene ma l’impressione che mi hanno fatto è che siano una roba indegna. Moralmente indegna. Il perfetto esempio del metallaro che si deve giustificare di essere tale e allora ostenta una sua presunta intelligenza. Ne parlava tempo fa quel faro per le giovani generazioni che risponde al nome di Masticatore, andate a rileggerlo che fa sempre bene. I Deafheaven sono un gruppo black metal che fa di tutto per dimostrare di essere altro e meglio, il cantante fa le mossettine da direttore d’orchestra, il chitarrista esibisce un look da supersfiga-boy con gli occhiali e maglietta degli Oasis in bellavista. Abusano di shoegazing e fanno pure una cover di Cody dei Mogwai tanto per far capire che loro sono gente di ampie vedute. Boh, forse sono anche bravi, ma comunque è gente deleteria.

Scappiamo e ci sorbiamo la prima di lunghe file al Patronato nella speranza che i Batushka abbondino nel ciarpame che è mancato ai Coven. Da questo punto di vista i polacchi non deludono e acchittano tutta una messa ortodossa con ampolloni, incenso, bibbie varie e canti gregoriani, alla lunga rompono un po’ ma non sono male. Non dello stesso avviso l’energumeno che si posiziona davanti a me ed al Conte ed estasiato continuerà a fare air-qualsiasi-strumento per tutta la durata del concerto attentando più volte alla nostra incolumità fisica con le sue manovre, particolarmente pericoloso è il rinculo del blast-beat e le rullate sui vari tom immaginari di una batteria che nei suoi sogni deve ricordare quella di Abaddon dei tempi d’oro. All’ennesima frustata di capelli direttamente nei bulbi oculari mi arrendo e decido di dirigermi verso altri lidi. Il finale è un grande classico da primo giorno al RB: un gruppo con la parola bong nel nome che suona a volumi spropositati. Quindi dopo Bong e Bongripper stasera tocca ai Bongzilla dare la buonanotte e va benissimo così. Quando si rispettano le antiche tradizioni non si sbaglia mai, forse avrei dovuto comprarmi la maglietta ma sono cotto e la camminata per arrivare alla nuova postazione dove hanno piazzato lo stand delle magliette è uno sforzo davvero eccessivo.

Venerdì

Una delle cose più belle dei festival al chiuso è che si perde completamente la condizione del tempo, locale buio, soffitto basso, volumi a palla. Potrebbero essere le due di notte e invece sono le due di pomeriggio. La giornata migliore del Roadburn 2017 inizia prestissimo all’Extase con dei tipi di rara bruttezza che si chiamano Atala (come la bici), iper-derivativi ok ma siamo ancora quasi in orario colazione. Il rincoglionimento è già a buoni livelli e di sicuro è la condizione ideale per uno spettacolo dei Magma che ritornano dopo qualche anno invitati da Blaze Bayley dei Baroness (Baizley, si chiama John Dyer Baizley). La volta scorsa erano stati grandiosi ma dato che la proposta non è proprio il mio genere non ero sicuro di volerli vedere una seconda volta, invece anche in questa occasione invece hanno spaccato di brutto, hanno la capacità unica di tenerti sulla corda anche se non sei sicuro di cosa stiamo facendo esattamente. Il primo pezzo sarà durato qualcosa come quaranta minuti filati eppure uno sta lì se li vede tutti senza fiatare, non è roba da poco. Subito dopo ci sono i True Widow nella green room e sono belli pure quelli. Mollo gli Oathbreaker che dopo i Deafheaven il metallo nero nelle sue mille evoluzioni mi ha scassato le palle e non voglio più averci a che fare per un po’. Si entra nella parte caldissima con tre concerti nella green room uno meglio dell’altro (perché noi siamo l’underground dell’underground). Big Business: whoa, alzano volume e dinamismo, show eccelso con giusto qualche cazzeggio di troppo (la scuola dei Melvins è evidente). Ancora meglio sono i WHORES. (in stampatello e col punto alla fine, già solo il nome “PUTTANE.” ce li fa amare), noise di scuola Helmet che levati proprio, pacca assurda, nessuna tregua, ringrazio Matteo Cortesi che li ha caldeggiati perché forse è il concerto migliore del festival. Unico neo la puzza di merda stanziale che a tratti è risultata davvero eccessiva, si sa che ai festival si mangia male e la digestione ne soffre. Tutti ne sganciano una o due contando sull’anonimato garantito dalla folla, qui però qualcuno deve essersi proprio cacato sotto perché sembra di stare nel cesso del bar di Viale Regina Margherita dopo che le puttane (appunto) hanno staccato dalla notte. La terza perla la regalano i Gnod che oggi propongono il loro mischione scoppiatissimo di elettricità, bassi e lsd. Il finale del concerto sfocia in una forma di simil-rave sudatissimo che mi fa salire i diciannove anni e contestualmente desiderare di avere una tipa fra le mani da smanacciare sotto le romantiche luci strobo. In mezzo a tutto questo c’è stata la svolta elettrica di Chelsea Wolfe, da cui in molti si aspettavano qualcosa di piuttosto differente e più tendente all’intimismo. Benché tutto questo rumore sia un po’ spiazzante devo dire che il concerto ha i suoi momenti e alla fine me lo vedo tutto con una certa soddisfazione, lei poi ci sa fare in quanto a presenza scenica. La classica tipa da annoverare nel genere cozza ma figa. Nel frattempo la gente fuori fa file interminabili per vedere le cose più assurde tipo Zeal & Ardor (schiavismo e black metal) e Perturbator (il dj di cui tutti straparlano il giorno successivo) mentre noi si opta per un finale tranquillino con gli Integrity. Per oggi può bastare.

Sabato
La sveglia sul telefono dimenticata ormai da giorni parte di con il suo odioso suono e la scritta “formazione fantacalcio” appare a più riprese sullo schermo, da persona previdente avevo impostato un promemoria a ribadire l’assoluta necessità di scegliere i giocatori in tempo utile per non perdere a tavolino. A colazione cerco consigli illuminati dai miei compagni di merende ma non mi si caca nessuno. Quindi passo la mattinata sui vari siti di notizie cercando di trovare la soluzione ottimale per ovviare ad una rosa falcidiata dagli infortuni. Alla fine dopo attente ponderazioni tento l’azzardo schierando Babacar dal primo minuto per la prima volta durante l’anno. Decido di non pensarci più per il resto della giornata e mi affido alla volontà suprema del dio pallone.
Il programma del sabato (al contrario della norma) è piuttosto scarico e alla fine è quello che più di ogni altra cosa ha lasciato l’amaro in bocca. Si possono fare tutte le analisi del mondo ma alla fine probabilmente mancavano un paio di nomi grossi, sarebbe bastato avere gli Slo-Burn e i St. Vitus con Reagers (penso alla diretta concorrenza del Desertfest) e con ogni probabilità avremmo potuto archiviare il tutto come epico ancora una volta. Purtroppo però non è andata così, speriamo per la prossima volta.

Si parte con Dylan Carlson che straccia la palle a suon di feedback assieme ad un altro tizio preso sotto ad un Todis, insostenibile. Per puro caso finisco a vedere Razors In The Night che sono un gruppo che fa cover di classiconi del punk la cui unica particolarità è che ci suonano i tipi dei Baroness e Scott Kelly dei Neurosis. E’ palesemente un cazzeggio ed una roba che non avrà alcun seguito ma alla fine è godibile; certo ci vuole poco a vincere se suoni un best of di Stooges, Ramones, Misfits e compagnia bella. Ma almeno portano un po’ di vitalità nel mortorio generale. Il main stage è strapieno per Oranssi Pazuzu che hanno un nome troppo di merda per essere vero ma forse sono anche meno peggio di quel che credessi, poco dopo si può invece ammirare la terza incarnazione degli Gnod che oggi fanno cacare quanto il primo giorno sebbene con uno stile del tutto differente. Affogati nel grigiore incombente io e il Conte si cerca refrigerio nel fuzz e le candele nere dei gruppi più piccoli che suonano all’Extase, il palco che oggi sembra avere la programmazione più congrua. Il popolo sembra essere della stessa opinione e il palco risulta quindi inavvicinabile. Ottimi gli Slomatics che però sono abbastanza penalizzati dai suoni e premio rottura di coglioni abominevole per gli Ahab a cui un minimo di dinamismo in più non farebbe certo male. Per quanto mi riguarda è il loro show quello che mi taglia le gambe, preparazione perfetta alla ghigliottina azionata dai My Dying Bride. Durante il set di questi ultimi rischio seriamente di dormire e non mi faccio alcun problema a confessare che ad un certo punto mi si è chiusa la palpebra. Proprio quando la giornata sembra volgere mestamente al termine arriva finalmente una svegliata, i Disfear (con Tompa degli At The Gates alla voce) mettono a dura prova la struttura portante del Patronato e elargiscono quella dose di sana ignoranza di cui si era sentita davvero la mancanza, colpo di coda insperato e graditissimo su una giornata abbastanza moscia. Che la sala in cui suonano cotali Carpenter Brut sia inaccessibile ha dell’assurdo ed è la famigerata cartina di tornasole di un bill scarsino, si tratta di una roba di dj electro che comprende anche Perturbator che il giorno prima è andato per la maggiore. Io ne sento giusto un pezzo da fuori e non capisco che cosa stia a fare la gente, la musica sembra un infinito remix di Rock Me Amadeus di Falco e vi giuro che ad un certo punto è partita la musica di Flashdance, regà non sto scherzando. Il pubblico si è dimostrato negli anni di ampissime vedute e a sto giro si ciuccia anche questo però attenzione a che deriva si prende perché come mi fa notare il Conte “la gente qui ha per il novanta percento le toppe degli Electric Wizard sul giubbotto”. Eh sì, Walteruccio bello, pensa pure a noi l’anno prossimo. Lo show dei Mysticum è una pacchianata assoluta ma almeno puzza un minimo di zolfo, per me la giornata è comunque chiusa. In un fugace momento di connessione il telefonino mi fa giungere una notifica inaspettata: doppietta di Babacar. Esplodo letteralmente di gioia e vado ad acquistare alcolici. Tre punti che potrebbero essere determinanti nella volata scudetto. Vincitori della giornata quindi Disfear e Babacar, forse stavolta era lecito aspettarsi qualcosina di più. Per chiudere in bellezza al rientro in albergo il portiere di notte ci coglie in flagrante nell’atto di saccheggiare i cioccolatini dal banco della reception, l’invito è a portarceli via tutti (dobbiamo sembrare gente che ne ha bisogno), ma un ultimo sussulto di dignità ci impedisce di accettare l’offerta, peccato perché non erano male per niente.

Un solo grido: Babacar curatore del Roadburn 2018!

Domenica
L’Afterburner è il digestivo dopo la grande abbuffata, che però ieri non c’è stata e quindi una giornata che da sempre ha il sapore del dopobomba oggi sembra un po’ più amara. Per non pensarci si fa un passaggio al coffeeshop in cui il Sig. Blasf e Mr. Russo girano cannoni come se non ci fosse un domani. In stato di evidente alterazione mi sparo l’ennesimo side project dei Gnod con non so che tizi, si fanno chiamare Temple of BBV (rinominati subito Temple of BBQ) e me li vedo tutti ma sto talmente lesso che sicuramente mi sarei intrippato pure con un video dei Teletubbies. Lo stato confusionale è al massimo livello possibile e io e mio fratello ci rendiamo protagonisti di un grande capolavoro di disordine mentale, per ben due volte di seguito facciamo la stessa fila al freddo e al gelo per vedere i Sumac, entriamo e usciamo dello stesso locale a ripetizione e poi a dieci minuti dall’inizio ce ne andiamo a vedere i Pallbearer. Doppia giravolta e dribbling alla Maradona per quello che sembra un il tentativo di scappare ad un pedinamento in un film di spionaggio. I Pallbearer un po’ li temevo che la volta scorsa con la loro desolazione assoluta mi fecero scappare via. Ma veramente potrebbe suonare chiunque che tanto io continuo ad essere in bomba piena e tutto il pomeriggio diviene per me un’interminabile sessione di auto analisi. A togliermi da questo stato di introspezione paurosa ci pensano la fame chimica e la pizza tossica chiamata a sedarla. Dopodiché bello il concerto dei Gong, un po’ meno quello del nuovo gruppo di Leif Edling che però ci ricorda come anche il metallo classico sia stato uno degli altri grandi assenti quest’anno. Sul main stage ci sta un tizio che pare l’uomo del monte (tal Hypnopazuzu), reggo tre minuti. Eccellenti invece i Pontiak, che sono in tutto e per tutto il classico gruppo da Roadburn che fa la musica che uno si aspetta di sentire in questo posto. Si potrebbe chiudere qui ma cerchiamo di mungere la vacca fino all’ultimo, il finale è un testa o croce tra Pillorian e Inter Arma, vincono i secondi sulla base di non so cosa ma è una roba per me inseguibile, troppo complesso, settemila cose tutte assieme. Boh, che dire? Il risultato finale ci dice due giorni su quattro, che per gli standard a cui siamo abituati è un po’ pochino. Insomma se ripenso ai Voivod a mezzanotte su un palco secondario la differenza mi pare evidente. Insomma, per una volta l’arrivederci all’anno prossimo non è così scontato.

Lunedì
Dato che siamo gente che non ci abbasta mai, un sottogruppo della delegazione ha allungato la trasferta di un altro giorno per un post-Afterburner a cura dei Deftones che sono stati fichissimi e meritano emoticon e cuoricini a profusione, di questo però magari ne parliamo un’altra volta.

11 commenti leave one →
  1. giovanni permalink
    3 maggio 2017 13:20

    in tutto questo domenica suonavano gli Ulver..

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  2. analviolence permalink
    3 maggio 2017 16:48

    Me la sono risa di gusto alla questione della puzza di merda perchè ho avuto lo stesso problema di respirazione, quasi sempre nella green room. Magari c’è qualche petomane che si compra il biglietto del festival apposta per scoreggiare in mezzo alla gente traendone piacere. Ho riso meno sul paragrafo del fantacalcio visto che a me arrivavano notizie ben più tombali dei My Dying Bride: al mio avversario aveva segnato chiunque, pure due difensori su tre. Devo invece dissentire su alcune questioni di fondo: l’impressione che ho avuto da questa edizione è stata di grande intensità, non avevo un secondo di pausa, peggio dell’anno scorso. Sono d’accordo sulla necessità di avere gruppi canonici e ortodossia Roadburn invece di stronzate alla Deafheaven (ti sei perso i The Devil and The Almighty Blues per vedere quella roba?), ma per quanto mi riguarda alcune delle cose più sperimentali che ho avuto occasione di vedere mi hanno davvero soddisfatto, su tutti Gnaw Their Tongues, Zeal&Ardor, Aluk Todolo, Carpenter Brut (con i quali mi sono divertito un casino anche e soprattutto per lo spirito autoironico), ovviamente Perturbator (nei secoli dei secoli) e vari altri. Inoltre, facendo spesso un salto ai due palchi minori e con una media di 10 minuti di attesa per raggiungere una posizione acusticamente decente, mi sono visto concerti davvero notevoli e in puro spirito Roadburn, mentre magari nei due palchi principali c’era un momento di fiacca. Il prossimo anno vedrò di andarci anche più spesso perchè sono un porto quasi sempre sicuro. Altre menzioni speciali sparse: Ulver che a parte dei momenti messi per guadagnare tempo hanno fatto un concertone, Amenra allucinanti come sempre, Ahab che invece per i miei gusti sono stati impressionanti, Suma pesantissimi, etc etc. Detto questo, per la prossima edizione voglio solo doom oltranzista, streghe poco vestite, zolfo e puzza di merda.

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  3. Fanta permalink
    3 maggio 2017 22:23

    Questo post de El Greco m’ha fatto capire, impietosamente, che sono un vecchio di merda. Nel senso che sì e no conosco il 15% delle band citate. Hai sul serio 19 anni, Greco, come lasci intuire con una simpatica allusione? Beato te, che te devo dì…Però dormire sui My Dying Bride non è altrettanto simpatico. Non è argomento da ridere, diceva qualcuno…e manco da dormire. Noi vecchi ne andiamo fieri di quella roba che a te fa dormire. E anche parlare poco e male dei Pallbearer è poco rispettoso, ragazzo.

    D’accordo invece sulle derive circensi e buzzurellone di ciò che resta del black metal…Per la cronaca oggi in macchina mi sono sparato Unspeakable Cults dei Greci (loro sì, greci sul serio) Deviser. E mi sono accorto che mi piace esattamente come 21 anni fa…Ergo sì, sono vecchio.

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  4. blackwolf permalink
    4 maggio 2017 12:57

    Volevo scriver un fiume di roba, ma lascerò stare… 2 cose. Il fantacalcio. Sei il capo. Mettersi la sveglia per il fantacalcio, mentre sei al Roadburn. Io non seguo il calcio, ma seguo il football americano. E’ 3 anni che voglio fare il fantafootball, faccio tutta al formazione, pesco giocatori che secondo me esploderanno, non m i iscrivo, guardo la formazione a fine anno e bestemmio 2 mesi, perché avrei veramente fatto fuoco e fiamme. Tu invece, hai la sveglia al Roadburn, per il fantacalcio. Chapeau. Ti meritavi quella doppietta di Babacar.
    La seconda: intellettualizzare il black metal. Gente che bruciava chiese, accoltellava persone solo perché erano gay o roba simile, accoltellava compagni di band e mettevano strappone ignude sul palco con le teste dei caproni… Cercare di intellettualizzare tutto questo, è fottutamente da minchioni. Cioè, per la puttana, come si possa cercare di intellettualizzare blast beat, bestemmie e accoltellamenti, devi essere veramente stronzo, anche solo perché ti è venuta l’idea di provarci. Gente che dovrebbe suicidarsi, per rendere il mondo un posto migliore e salvare l’umanità, dalla sua stessa mediocrità.. e se lo penso io, che non sono manco il più grande fan ed esperto di black metal… come non ci arrivi gente che vuole suonarlo… basta PRETENDERE di essere qualcosa, siatelo e basta per la miseria…e fanculo il resto…
    Comunque bel report. Grazie come al solito, per la compagnia e le risate.

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  5. sergente kabukiman permalink
    4 maggio 2017 13:46

    premessa: non sono mai stato al roadburn. Detto questo, secondo me certi festival devono rimanere settoriali e in qualche modo undergroun; un paio d’anni fa avete fatto un report e l’avete intitiolato “ti porterò dove si venera il riff” ed è proprio questa la filosofia che dovrebbe alimentare un festival del genere, ogni anno EHG, primitive man e gli sleep headliner?perché no? un festival che nasce con quest’ottica non vedo perché dovrebbe cambiare formula, è l’annuale appuntamento con i nostri valori esistenziali. Diciamolo, chi cazzo se ne frega dei deafheaven e di questo shoegaze che ancora non ho capito cos’è? E badate che è un discorso che farei anche su altri festival, quindi posso storcere il naso nel vedere gli eyehategod all’obscene extreme fest come il vedere i carcass al forsch fest, a me del folk metal non frega neanche un cazzo. Comunque io dubito a prescindere da un bill organizzato dal cantante di quella nefandezza sonora( cit.) chiamata baroness.

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    • blackwolf permalink
      4 maggio 2017 16:01

      hai ragione su tutto.

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      • blackwolf permalink
        4 maggio 2017 16:18

        poi la smetto… In primis mi associo anch’io, alla cerchia degli ignoranti che non sanno manco cosa sia lo shoegaze o come diavolo si chiama… secondo, come dici tu, un festival nato per venerare il riff…..e mi mettete un dj??? Ma veramente??? a parte che, sarà che sono troppo talebano, ma l’idea di un dj, a un festival metal, mi sembra eccellente come quella di denudarmi, cospargermi di ammoniaca e poi rotolarmi in un campo di ortiche… Se avevano problemi a riempire le varie line up giornaliere, chiamare due band a cazzo, le prime che mi vengono in mente, tipo i Conan o i Caronte, faceva davvero schifo?? non sarebbero state molto più nel contesto giusto, che un dj??? anch’io non sono mai stato al Roadburn e spero tantissimo di andarci in futuro, ma se le cose vanno così, l’idea mi fa sbavare molto meno di come mi aveva fatto fare, quando lessi i loro report precedenti..

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  6. sergente kabukiman permalink
    5 maggio 2017 11:27

    per blackwolf(non so se questo commento apparirà collegato al tuo quindi ti cito) oltre a darti ragione mi piace ricordare che noi in italia abbiamo band paurose che chiedono quattro soldi per spaccarsi la penisola e che sarebbero molto più adatte di un dj o una band che fa “black metal intelligente”, saltuariamente lavoro per un locale e sempre per quattro soldi abbiamo chiamato band da paura come doomraiser, naga, zippo, void of sleep, three eyes left e potrei continuare per un bel po’.

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    • blackwolf permalink
      5 maggio 2017 13:17

      Grande. Ottima osservazione. Quando dissi che potevano invitare i Caronte, non lo scrissi, ma dentro di me, frullava un discorso simile al tuo, a proposito dell’ Italia. Per la miseria, decisamente più affermati, ma anche gli Ufomammut a sto festival, avrebbero avuto mille volte più senso di un dj. E già che invitavano i Caronte e c’era li Dorian Bones, gli facevano portare due soci in più e avevano i Whiskey Ritual e nei Whiskey Ritual c’è metà formazione dei Forgotten Tomb e si assicuravano 3 band dannatamente diverse tra loro e molto più in tema con il festival, del black metal intelligente di sti cazzi, e con nove-dieci musicisti avevano li 3 band cazzute che meriterebbero un po’ di pubblicità e penso avrebbero chiesto, come sottolinei tu, meno soldi di un cazzo di dj. Avrebbero diversificato, come vogliono fare, senza andare a pisciare controvento e mantenendo il festival, nei binari di una certa “attitudine”. Lieto di vedere che la pensiamo nella stessa maniera.

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      • sergente kabukiman permalink
        6 maggio 2017 09:55

        purtroppo sono discorsi che rimangono tra noi, il roadburn si è ingrandito come fama e chissà che ragionamenti e magari spintarelle ci stanno dietro. cazzi loro, ce le godiamo noi queste band :D

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Trackbacks

  1. A ‘sto punto facevano prima a riunire i Bolt Thrower: MEMORIAM – For the Fallen | Metal Skunk

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