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BARONESS – Purple (Abraxan Hymns)

18 gennaio 2016

CSWWvQaVEAA3PVvMagari vi aspettavate una bella svalangata di merda in grande stile ad opera del Masticatore o discorsi sull’essere scesi a compromessi col mercato discografico e cose del genere, invece a me il nuovo corso semplicione dei Baroness sta garbando, e non poco. La filippica su quanto siano importanti i Mastodon, ultimi tra i grandi punti di riferimento delle nuove band dopo l’ondata di guano nu-metal e suoi replicanti, nonché oggetto di scopiazzature e più o meno felici reinterpretazioni, è un discorso trito e ritrito che vi hanno già fatto tutti. Ve lo risparmio. L’altro discorso, quello personale, su quanto mi siano sempre rimasti abbastanza indifferenti e di come abbia iniziato ad apprezzarli adesso che suonano facile, pure questo vi è stato fatto. Ma adesso che anche i Baroness se ne sono usciti con un lavoro dall’impostazione veramente similare a quel Once More ‘Round the Sun che tanto ho apprezzato, è un altro punto a favore dei suddetti Mastodon i quali sono sempre un passo avanti a tutti, anche quando decidono che i tempi sono maturi per smettere di farsi seghe e tirare giù pezzi gradevoli, punto. Si ragionava proprio l’altra sera con Ciccio su quella che sembra una vera propria tendenza di Baizley & Co. a rincorrere le iniziative stilistiche dei quattro di Atlanta lungo il loro evolversi nel tempo. Tendenza che è andata più o meno così: periodo sludge, periodo metal, periodo rock-prog, periodo hard rock facilone.

Nessuno dei tre gruppi di Savannah mi ha mai fatto girare la testa; forse i Black Tusk sono quelli che riascolto con più piacere e quando sono nella disposizione d’animo giusta. In loro è presente il tipico suono rude delle loro parti e quindi il maggior attaccamento al fangoso suolo natio. I Kylesa non rappresentano proprio la mia tazza di the. Sull’ultimo capitolo Baroness, che li pongo un po’ a metà fra i due, il discorso è dunque simile a quello fatto per i Mastodon. Apprezzai il disco blu ma non ci persi il sonno, gradii anche quello giallo ma, come dire, se devo ascoltare indie c’è una sfilza infinita di altri bei dischi usciti nei primi anni ’00 che merita di più. Con Purple si sceglie la via dell’acchiappo facile ma pur sempre maschio, un maschio che magari ha eliminato il monociglio e ha iniziato a lavarsi con regolarità le ascelle ma che non è ancora arrivato a radersi i peli del petto, anche se già sa che presto o tardi è proprio quello che farà. (Charles)

5 commenti leave one →
  1. Giovanni Neve permalink
    19 gennaio 2016 07:50

    Condivido, anche se gli ho preferito Yellow and Green.

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  2. Cure_Eclipse permalink
    19 gennaio 2016 14:24

    A me è piaciuto molto “Purple” (appena di più dell’ultimo Mastodon, che alterna pezzi ottimi a qualche filler) e mi sembra perfetto nel rappresentare la condizione della band dopo l’incidente e il lento ritorno alla musica. Ci ho messo un po’ a capirlo fino in fondo, forse perché dopo aver sentito “Chlorine & Wine” avevo aspettative esagerate.

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